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* Notizie *


Io mi chiamo Giovanni Tizian


Fa le inchieste sulle mafie al Nord e adesso è costretto a vivere sotto scorta. Succede in Emilia Romagna al giornalista precario Giovanni Tizian. L’associazione daSud lancia una campagna per difendere il cronista e militante. Giovanni, figlio di Peppe Tizian, vittima innocente della ‘ndrangheta, ha appena pubblicato il libro-inchiesta: “Gotica. ’Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”
- La campagna
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I Siciliani perché?


Ogni volta che frenava non riuscivi a tenere l’equilibrio. Così, ogni fermata era un livido. E guardando fuori dal finestrino, invece, erano solo sorrisi, cartelloni, musica, persone. Era l’aprile del 2006, eravamo quelli del “Ritaexpress” e viaggiavamo di notte, in mille, sullo stesso treno, attraversando l’Italia per cambiare la Sicilia. Tornavamo per votare Rita Borsellino alla presidenza della Regione Siciliana. Non eravamo organizzati da nessuno ma ci sostennero in tanti. A Perugia fu Libera, a Trento l’Arci, a Firenze i sindacati.

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Il nostro Scidà


Aiutò i ragazzi poveri. Difese la Città. Sembra che stia dormendo, e che sorrida. Ha un lieve sorriso ironico, da ragazzo intelligente. L’aria, dalla finestra, gli passa leggermente fra i capelli. Ne muove a volte alcuni, arruffati e bianchi. Ed egli dorme. Dorme, nel buio della notte, la sua città. Dorme lo scippatorello, sognando un’infanzia normale. E’ in una delle statistiche più feroci d’Europa, quella della criminalità minorile catanese; ma i sogni sono liberi, ed egli sogna. Dorme il politico, sognando gli appalti dell’anno prossimo, Corso Martiri, miliardi. Dorme il padrone-editore, inquietamente. Dorme il suo giornalista, dorme (ma più innocente) la ragazza di vita. Dormono i magistrati collusi, digrignando i denti. Dorme il bottegaio minacciato, dormono i ragazzini di Addiopizzo che lo difendono da soli. Passa la rara guardia notturna, passano le ronde dei mafiosi. Questa è la sua città.
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Un giudice galantuomo


“Ingiustizia sarà fatta. In base al principio per il quale la forma è sostanza. Questa è la legge. Non c’è regola più vera come questa e non c’è regola che in egual misura non rie­sca a giustificare talvolta la fine di ogni sostanza e di ogni logica. Perfino di ogni eviden­za. E’ il caso della recente e strana storia di Giambattista Scidà...”. Che succede? Che cos’è questa storia? Di quand’è questo articolo? Niente: succede che i sostenitori del Si­stema catanese ce l’hanno, come al solito, col giudice Scidà. E l’articolo, in cui Roccuzzo da par suo mette le cose a posto, è di dieci anni fa. Povera vecchia Catania, che non cambi mai...

Un modello vincente


Zitta zitta, la società civile segna punti a Catania… Mi sarebbe piaciuto scrivere un bell’articolo di politica, sul governo di prima e su quello che verrà. Ma non posso farlo perché non sono più autorizzato. Sono infatti un cittadino, o meglio un consumatore, italiano ed è stato appena deciso che di faccende del genere non debbono occuparsi più i cittadini (troppo ignoranti e emotivi per occuparsene) ma degli esperti bravissimi, molto molto più bravi di me e di voi. Saranno loro a decidere per tutti.

Vale la pena, si può fare


La statua della Giustizia a Catania fronteggia quella dei poveri pescatori, i Malavoglia, che sono un po’ il cuore nascosto della città. Loro a guadagnarsi il pane su una barchetta, cercando di sopravvivere a mare e mafiosi – i quali da molto tempo non hanno più la coppola ma il cappello elegante dell’uomo d’affari o del politico in carriera. E lei a guardarli severamente, con uno sguardo che si fa sempre più assente man mano che dalla piazza di fronte s’inoltra nei palazzi del centro direzionale. Ed è così da sempre, senza speranza. Mentre a Palermo il Palazzo di giustizia si rinnovava, esprimeva i Falcone, i Chinnici, i Caponnetto, i Borsellino, a Catania era sempre lo stesso, di trenta, di cinquanta o di cent’anni fa. Ogni tanto polemiche, guerre ad armi cortesi, con gran cannonate a polvere che non fanno male a nessuno. E intanto la città moriva.

Un giornalismo fatto di verità


“Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”. Questa è la nostra idea di giornalismo, non quella degli effetti facili e del clamore. Un giornalismo neutrale, non dipendente – neanche come favori leciti – da alcuno, ma apertamente schierato per gli interessi essenziali dei cittadini (fra cui una giustizia indiscussa, assolutamente al di là di ogni sospetto) e pronto, ogni volta che occorre, a prendere posizione. Perché al lettore va data la “notizia”, ovviamente; ma questo ancora non basta: accanto alla notizia bisogna dare il contesto, senza di cui la notizia resta monca e incompleta e, in taluni casi, ambigua per difetto di completezza.

Questi mesi. Si preparano i gattopardi ma...


A Barletta le operaie muoiono per 4 euri l’ora. A Torino, per decisione di un tale, se ne va la Fiat. A Roma si discute di molte cose, ma non – soprattutto – di questa. E’ la classica uscita all’italiana. Dopo i Borboni, Crispi. Dopo Mussolini, Badoglio. E dopo Berlusconi Montezemolo, Letta, un qualunque banchiere o un qualunque imprenditore. Vent’anni di governo-imprenditore di destra, e poi altri venti - secondo loro - di governo-imprenditore di... di che cosa?

Rapporto 1/ Idee per un nuovo giornale


Cominciamo a tracciare il progetto del nuovo “Siciliani”. Anzi, “Siciliani Giovani”, tanto per capirci

I Siciliani, giornalismo contro


Durante il periodo natalizio del 1982 esce nelle edicole dell’isola il primo nume­ro del mensile I Siciliani diretto da Pippo Fava. L’inchiesta principale, che accende i riflettori sul nuovo giornale, è I quattro ca­valieri dell’apocalisse mafiosa in cui si at­taccano i quattro principali imprenditori ca­tanesi da diecimila posti di lavoro comples­sivi: Mario Rendo, Carmelo Costanzo, Francesco Finocchiaro e Gaetano Graci.

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"Ringraziamenti" al Sindaco da Librino

Grazie per il buio che ci regali da Viale Castagnola a Viale Bummacaro, da Viale Nitta a Viale Moncada e grazie soprattutto per l'asse attrezzato nato da appena da un anno e mai illuminato interamente Grazie per le aiuole curate a verde e grazie per la sistemazione del piazzale antistante alla (...)


Il nostro Scidà

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Ciao, Giambattista Scidà!

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"Giornale del Sud" - Immagini del nostro novecento

Mostra Fotografica: "Giornale del Sud" Immagini del nostro novecento di Giovanni Caruso e Aldo Ciulla hanno collaborato Daniela Calcaterra e Maurizio Parisi dal 4 al 6 gennaio 2012 ore 16:00 - 20:00 presso il salone della Parrocchia S.S. Pietro e Paolo Via Siena 1, (...)


San Libero - 394

22 novembre 2011 ___________________________________________ IL NOSTRO SCIDÀ Ha un lieve sorriso ironico, da ragazzo intelligente. L'aria, dalla finestra, gli passa leggermente fra i capelli. Ne muove a volte alcuni, arruffati e bianchi. Ed egli dorme. Dorme, nel buio della notte, la sua città. (...)


Campo Estivo GAPA 2011 - Cava d'Ispica

Il campo estivo rappresenta un momento di condivisione e di arricchimento in un contesto "altro" lontano dai disagi quotidiani. E' un incontro fra generazioni che si inseguono in modo orizzontale.


VOLONTARI CERCASI

per doposcuola e attività per bambini e ragazzi a San Cristoforo Il GAPA (centro di aggregazione popolare) lancia un appello a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze, agli uomini e alle donne che vogliono fare del volontariato a S. (...)



Perchè la Margherita è bella


Bambini, fumetti, Catania: l'esperienza dei "Cordai"

L'esperienza di un giornale di quartiere nato a Catania che coinvolge anche i bambini nel nuovo linguaggio del giornalismo a fumetti.


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Viviamo in un periodo a rischio per la democrazia, che non è minacciata dai militari, bensì dai banchieri, tecnici e funzionari del capitale finanziario cosmopolita. Ma non è la prima volta che Tremonti elabora un’interpretazione, come dire, “tardo no-global” dei processi di crisi che investono il (...)


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