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“24 ore senza di noi” Una pacifica rivoluzione sociale


Il primo marzo 2010 è stata scritta una nuova pagina della storia sociale. In diversi paesi dell’Europa, in Francia e in Italia, è partito lo sciopero “24 ore senza di noi”. Giornata senza immigrati. Il colore dell‘iniziativa, il giallo, ha rico­perto le strade delle principali città. L’idea dello sciopero nasce dopo i fatti di Rosario. È stata promossa tramite internet, da quattro ragazze, Stefania Ragusa, Daimarely Quintero, Nelly Diop e Cristina Seinabou Sebastiani.


8 marzo 2010, di Redazione




A Siracusa la manifestazione era stata preceduta da un volantinaggio nella fra­zione di Cassibile. Alle nove del mattino davanti al campo scuola Di Natale. C’e­rano già i ragazzi della Scuola D’Arte e quelli della Scuola Alberghiera, insieme alla carovana del Comitato Antirazzista che si era spostata da Cassibile. Questi ultimi hanno volantinato rivol­gendosi sia agli immigrati che lavorava­no lì e che non avrebbero potuto parteci­pare alla manifestazione, sia ad alcuni abitanti del posto che non hanno mostra­to però parti­colare interesse per l’iniziati­va. Un po’ dopo le nove sono arrivati i pri­mi immigrati dalla chiesa Bosco Min­niti. Il colore giallo era già lì, sui pallon­cini, sulle fasce da usare anche come bandane. Sui cartelloni dei migranti, sulle bandiere di Amnesty International, sugli striscioni del Comitato Antirazzista e del gruppo di volontari di Bosco Minniti. “Dare da mangiare agli affamati e da bere agli as­setati. Chi lo disse?”, “Riusci­re ad indi­gnarsi per ogni ingiustizia nel mondo. Che Guevara” e ancora “nenti immigrati. Cu i cogghi i patati?“. Slogan portati avanti dai ragazzi migranti. Insie­me ai giovani e ai veterani dei movimen­ti, han­no iniziato a colorare di umanità l’ingres­so del campo. Il corteo si muove giù per Corso Gelo­ne. In prima fila il furgone, con la musica ed il microfono, avanzava al grido della giustizia sociale. Si è grida­to un risve­glio, non solo per i migranti, ma anche per le persone che quotidiana­mente vivo­no ingiustizie sociali e sono vittime dei giochi mafiosi. Nel frattempo si leggeva­no gli articoli della dichiarazio­ne dei Di­ritti Umani, in italiano, in fran­cese e in inglese. I migranti di Bosco Minniti hanno ri­cordato Padre Carlo D’Antoni, il grande assente di questa manifestazione. Lui, che aveva iniziato ad organizzarla insie­me a loro, si trova agli arresti domiciliari da nemmeno un mese; deve rispondere forse di “reato di solidarietà”. Il corteo è arrivato fino al mercato di Ortigia. Qui si è svolta la se­conda parte della giornata. Pranzo sociale e riflessio­ne, ma anche giochi e danze. La manifestazione a Catania si è svol­ta a Piazza Stesicoro con spettacoli d’ani­mazione e musica. La partecipazione dei migranti è stata ampia. Si sono ritrovati con la gioia di condividere un momento di lotta, nonostante le difficoltà che affrontano ogni giorno a causa dei ripetuti sequestri della merce da parte delle forze dell’ordine. Nonostante la paura costante di essere denunciati e rimpatriati. La giornata si è conclusa alla chiesa Battista di Via Capuana; oltre alla cena offerta dai membri della chiesa, sono sta­ti proiettati dei video di denuncia. Uno sui CPT a Lampedusa. Un altro sui fatti di Rosarno, con interviste ai migranti che si sono ribellati denunciando la mancan­za di umanità e la pericolosità di vivere e lavorare in quel territorio. In queste due città hanno vinto i mi­granti, veri protagonisti della giornata, eredi della ribellione rosarnese. Assenti le persone comuni, che non riconoscono ancora in questa, la lotta di tutti i migran­ti della storia umana e di tutti i lavoratori che ancora oggi vedono violati i propri diritti.

Rosalba Cancelliere


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