lunedì 17 novembre 2008, di Giuseppe Scatà
E’ il diciannove Giugno di quest’anno. Al mercato ortofrutticolo di San Giuseppe la Rena arrivano a sirene spiegate decine di volanti di carabinieri, polizia, finanza, ispettori del lavoro e vigili urbani. E’ il terzo blitz in pochi giorni, una specie di record. Rapidamente vengono fatti i dovuti controlli “per la tutela della legalità”. “Mancavano solo gli elicotteri e gli aerei da combattimento”, ci dirà un commerciante di arance, “Hanno schermato pure i cellulari. Ma che credevano di trovare?”. Qualcuno pensò subito a un ricatto. Il Mass, il nuovo e grande mercato agroalimentare in contrada Jungetto, è quasi pronto, ma gli operatori del mercato ittico e ortofrutticolo in primavera hanno boicottato il bando di assegnazione dei box per i prezzi troppo alti: “Dovremmo accollarci troppe spese, impossibile”. Striscioni di protesta, articoli sul quotidiano locale. Risultato? Blitz. A iosa. Questo il bollettino del blitz di Giugno: “Controllati 140 esercenti tra esercenti ed avventori, elevate 50 contravvenzioni,a avviati 45 procedimenti amministrativi fiscali, igienico sanitari e per la violazione della sicurezza del lavoro”. Numeri grossi. In più vengono distrutti a colpi di ruspe i punti vendita abusivi dei venditori di cassette di legno, all’esterno. “Io come dovrei mangiare?”, ci disse un uomo, il giorno dopo il blitz, uscendo fuori da un campo abbandonato sulla strada per il mercato, e con una cicatrice da coltellata allo stomaco. Aveva spostato le sue cassette dietro a un muretto di pietra lavica, sotto a un albero di fico, e da lì ricominciava la vendita. Adesso siamo in autunno, cadono le foglie, e sulla strada per il mercato sono ricomparse le casette di legno dei venditori di cassette di legno. All’ingresso del mercato ortofrutticolo come al solito non c’è ombra di vigile, nessuno paga quanto dovrebbe per entrare. Della protesta degli operatori però non si sente più parlare. Anzi, il Consiglio d’amministrazione del Maas chiede a gran voce 6 milioni di euro alla Regione per ultimare i lavori: “Altrimenti resterà una cattedrale nel deserto”, dicono, e aggiungono un nuovo dato: “54 operatori su 88 dell’ortofrutticolo sono d’accordo a trasferirsi. Gli siamo andati incontro abbassando i costi”. Ritorniamo al mercato e nessuno vuole più parlare, ad eccezione di un commerciante, che preferisce però farlo per telefono: “La spesa è rimasta eccessiva. Io dovrei pagare dai 250 euro di adesso ai 2.500 di domani, perché mi dovrei accollare condominio, spese per la vigilanza, pulizia e ristrutturazione del mio box. Insostenibile. Chiudo bottega. Ma per tutti è così. Qui ci guadagnerà solo la grande distribuzione, perché gli agroalimentari sono già stati un fallimento per gli operatori in Italia. Vedi Bologna. Ma il terreno di San Giuseppe la Rena è stato già venduto. Quindi hanno fretta di mandarci via”. Andiamo a vedere a che punto è il Maas: i lavori sono fermi, ma manca poco per completarlo. Però la strada per arrivarci è impraticabile, è quasi una trazzera di campagna. Dovrebbero fare un nuovo asso viario, ovvero 5 anni di lavoro, come ci disse lo stesso ragioniere del mercato ortofrutticolo, e nuovi milioni di euro. Insomma per ora è una nuova cattedrale nel deserto, e lo sarà ancora per molto. Allora perché dire: è tutto pronto, aspettiamo solo 6 miloni di euro?
Cos’è la Maas
Maass, “Mercati Agro-Alimentare Sicilia Spa”, è la denominazione sociale del consorzio proprietario del terreno di 100 ettari in contrada Jungetto, lì dove sta sorgendo il nuovo mercato agroalimentare. La società ha un capitale sociale di € 21.076.557,25, di cui il 99% è in mano a soci pubblici (i maggiori azionisti sono: Regione, 38 mld di vecchie lire; Provincia 1 mld; Comune, 1 mld) e l’1 % a soci privati. Ai bandi di gara per l’assegnazione degli spazi, scaduti a fine Marzo, per protesta non ha partecipato nessun commerciante.










