



E’ il terzo editoriale di Barcellona, professore universitario, uscito sulla seconda pagina de La Sicilia dopo Report. "Bisogna partire da Librino, cominciare dal volontariato, fare vero giornalismo d’inchiesta", dice. Ma tutto questo per fortuna c’è da anni e lui non lo sa.
Il suo primo pezzo si intitolò: “Il fondamentalismo d’inchiesta e i troppi perché senza risposte”, dove su tre lunghe colonne si diceva che i fatti raccontati da Report ci sono dagli anni’70, quando lui era consigliere comunale del PCI, che il male è ovunque non solo a Catania, che i giornalisti devono fare bene le inchieste e non questo fondamentalismo giornalistico a senso unico che distrugge, rende impotenti, e non ci fa capire chi ha veramente distrutto questa città. Stesse argomentazioni nell’editoriale del 25 Marzo, intitolato stavolta “Se dopo lo scandalismo ci fosse vera inchiesta”, come negli anni ’70, con una puntualizazzione sulla sua collaborazone con La Sicilia: è un giornale che mi dà la possibilità di parlare e i lettori sono i miei veri giudici. Poi, giorno 5 Aprile, arriva la terza lenzuolata, sempre a pagina due, intitolato “Librino, l’orgoglio della sfida”, dove scrive: per risollevare Catania bisogna ripartire dalle periferie degradate, fare vere inchieste modello anni ’70 (e i Siciliani delgi anni ’80?) perchè contro la cattiva informazione di Report si risponde con l’analisi, informazioni puntuali e vera inchiesta. Infine propone alcune soluzioni chiave: che si muova la Caritas e il Volontariato di tutte le tendenze, che si muovano le istituzioni; che si muovano l’Università e il nuovo rettore, e poi che si realizzi il piano case del Centro-Destra (magari dando gli alloggi in gestione ai boss mafiosi, come già fatto, potrebbe aggiungere qualcuno) perchè può creare strutture, infrastrutture e case.
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A Librino, e già da due anni, la Caritas ha fondato un centro di volontariato per i bambini, i ragazzi e gli adulti del quartiere. Si chiama Talitakum. Questo Barcellona non lo sa. E a Librino ci sono altre venti associazioni, tra cui l’Iqbal Masih, lì da dieci anni. Si gioca, si studia, si fa teatro, si gioca a rugby, si incontrano le famiglie e non si fa politica. Insieme alle altre associazioni ha recentemente richiesto all’aministrazione catanese un centro dove potere collaborare e riunirsi: si è chiesta la Masseria Bonajuto, attualmente gestita dall’Università di Catania (che senza grandi progetti potrebbe subito dare il suo contributo), o Villa Fazio, che "opportunamente ristrutturata e messa in funzione consentirebbe anche l’utilizzo dei campi per le associazioni sportive". Tutto questo Pietro Barcellona, docente universitario, non lo sa. Eppure basterebbe chiedere in giro, o basterebbe entrare a Librino, andare sempre dritto, e frenare in viale Monacada (centro Iqbhal Masi), nei pressi del celeberrimo palazzo di cemento. Oppure fare una visita alla palestra costruita nove anni fa per le Universiadi e poi abbandonato, dove Aroldo Donin ha fondato la Catania Ring, che raccoglie ragazzi di strada per insegnargli la boxe e le buone regole , sfornando campioni come Danilo D’agata, o Giuseppe Lo faro. Ma se proprio non si trovano queste associazioni, si può sempre chiedere in giro, ce ne sono altre venti, oppure se proprio non si vuole prendere l’auto basta usare Google e cercare alla voce “Librino-volontariato”. Qualcosa dagli anni ’70 è cambiato. La Caritas, tra l’altro, ha pure finanziato per una anno una rivista che oggi vive solo delle piccole entrate pubblicitarie e che fa giornalismo d’inchiesta solo su Librino: si chiama La Periferica. Un po’ di tempo fa proprio La Sicilia ha provato a fargli guerra, offrendo agli inserzionisti pubblicitari de La Periferica, condizioni economiche più vantaggiose, proprio per tagliare l’unica fonte di finanziamento del giornale. Ma la Sicilia non è nuova alla distruzione della concorrenza per rafforzare il monopolio: vedi l’accordo con la Repubblica, vedi quanto fatto contro il giornale il Mercatino ( è in corso il processo, perché nei primo numeri de la Sicilia Annunci,vennero copia-incollati gli annunci del Mercatino). Ma questo, Barcellona, che chiede vere inchieste anni’70, che ringrazia Mario Ciancio per la disponibilità, che spiega che il giornalismo vero non è quello alla Report, non lo sa. Oltre a La Periferica, a Catania e nel quartire degradato di San Cristoforo c’è il giornale I Cordai, sulla rete ci sono parecchi siti come Ucuntu, c’è Step 1 che recentemente ha proposto una bellissima video-inchiesta proprio su Librino. Peccato però che Step1 rischi di chiudere. L’anno scorso c’è stata Casablanca, rivista mensile d’inchiesta diretta da Graziella Proto, che ha dovuto chiudere per mancanza di fondi. Le idee ci sono, le inchieste pure, nonostante le difficoltà economiche. E questo Barcellona non lo sa.
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Si dovrebbe fare il giornalismo d’inchiesta anni’70? Secondo Barcellona lo deve fare la Sicilia, e il vicedirettore Domenico Tempio in prima pagina da manforte e dice “ora lo faremo”. Proprio La Sicilia che pubblica le lettere del figlio di Santapaola in 41 bis, che secondo un accordo ormai pubblico con Repubblica non fa uscire la cronaca locale per controllare le notizie, che subito dopo Report, con Zermo e Buttafuoco dirà che il necrologio del poliziotto Montana non poteva essere pubblicato, perché non si poteva scrivere “ucciso dalla mafia per ordini di alti mandati” - storpiando la verità al fine di sostenere il giornale, dato che il necrologio, vedi filmato di Report, recitava: “di mandanti anonimi”- che fa pubblicare a Castiglione una lettera contro Report in cui si difende l’amico Firarello (suocero invece), ingiustamente attaccato perché di indubbia onestà (quando al contrario Firarello è stato condannato in primo grado a 2 anni e sette mesi di reclusione e i giudici stanno indagando sulla presunta associazione mafiosa). Questo invece Barcellona lo sa.

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