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Buone notizie (con molte parentesi) dalla politica "alta". E noi figli di nessuno?


Vendola vince, i “viola” continuano, il primo marzo c’è lo sciopero degli immigrati e il 12 quello della Cgil. Bersani e Di Pietro s’incontrano (miracolo!) per dire che sono contenti di lavorare insieme. Dov’è il trucco? Non riesco a vederlo: perciò non dico che mi fido, ma cerco almeno di seguirli con attenzione. Fermo restando che il lavoro duro, com’è sempre stato, toccherà farlo a noi poveri figli di nessuno...


28 gennaio 2010, di Redazione




Riepilogo delle cose belle: continua il movimento dei viola, organizzano qualcosa il sei marzo (ma non hanno pensato a unificare la data con quella degli immigrati); continua l’organizzazione dello sciopero dei lavoratori immigrati, il primo marzo (ma sono due gruppi distinti che se ne occupano, e lavorano separati); la Cgil ha indetto uno sciopero generale antitasse per il 12 marzo (vedi parentesi precedenti); Vendola ha vinto le primarie in Puglia (ma resta vanitosissimo); Bersani e Di Pietro, per una volta, non si sono insultati a vicenda ma si sono incontrati per elogiare la vittoria di Vendola e dire che sono contenti di essere d’accordo nella maggior parte delle regioni. Queste sono alcune delle buone notizie che ci vengono dalla “politica”, quella perbene. Non sono granché, d’accordo, ma sempre megliodi prima. La malattia della sinistra è la divisione; pochissimi ne vanno esenti e negli ultimi tempi le maggiori cazzate in tal senso le hanno fatte esattamente gli amici politici miei (Fava e Vendola più di Ferrero, Ferrero più di Epifani, Di Pietro più di... beh, lasciamo andare. La verità è che si vince solo se si va tutti insieme, da Di Pietro al Pd passando per la sinistra dispersa (grazie a Ferrero e Vendola) che però conta il suo bravo milione (buttato al cesso) di voti. Su quale politica andare insieme? Beh, di sinistra; o se proprio di sinistra vi sembra assai, allora almeno di centro-sinistra. Ma del centro-sinistra doc, quello dei socialisti (prima di Craxi) e delle riforme, che allora erano proprio riforme e non imbrogli. Come il divorzio (radicali e socialisti), lo Statuto dei lavoratori (socialisti), il voto a diciott’anni (Pci e Dc), la scuola fino a sedici anni (sinistra Dc), l’equo canone (socialisti e Dc), gli uffici di collocamento (socialisti e Pci), il Concilio (lo metto come Riforma perché, tre secoli dopo Trento, questo è stato). Senza dimenticare la madre di tutte le riforme (Dc, Pci, Psi), la Costituzione, non a caso ancora odiatissima da fascisti, vecchi puttanieri e ladroni. Mi sono avventurato a parlare di politica perché, dalla politica loro, qualcosa per una volta mi ha fatto annuire. Per un tempo brevissimo perché poi, passato l’entusiasmo per la novità e tornato a ragionare posatamente, il Riccardo normale mi ha detto: non lasciarti gabbare, questi ora sono con le spalle al muro e fanno le persone serie, ma appena possono muoversi tornano come prima: guarda in Sicilia, che cosa stanno combinando proprio in questo momento. Fidati dei ragazzi vostri e di quelli che gli assomigliano, e di nessun altro al mondo; la vera politica è questa. E’ vero, ho risposto io ancora in pennichella, certo che hai ragione. Ma perché, poveracci, se quelli vogliono fare le persone perbene, o addirittura i compagni, glielo dovremmo impedire? In fondo, è anche nel loro interesse. Perciò stiamo a guardare non dico con fiducia, ma con attenzione. Fermo restando che il lavoro più grosso, quello di pala e pico, quello che cambia le cose davvero (1860, ’1943, ’68...) al solito tocca farlo a noi poveri figli di nessuno.

R.O.

* * *

OPERAI

Termini Imerese. Tredici operai della Delivery Email (azienda per la raccolta dei rifiuti speciali, che non ha avuto ottenuto il rinnovo della commessa) da otto giorni stanno sopra il tetto dello stabilimento Fiat e protestano contro i diciotto licenziamenti subiti. Martedì anche i cancelli dello stabilimento sono stati bloccati dai Tir e da un altro presidio di operai. Da oggi tutta la linea di montaggio dell’indotto potrebbe fermarsi. Presidi contro i licenziamenti anche in altre città. La settimana scorsa i portuali di Trapani sono rimasti sopra le gru in protesta (più di quaranta i posti di lavoro a rischio); poi il presidio davanti al petrolchimico di Gela, dove su 452 addetti delle imprese aderenti alla Lega Coop più della metà stanno in cassa integrazione. Soltanto l’ Edilponti ne ha collocato cento. Altre aziende a rischio sono: Corima, Comeco, Cosmi Sud, Socover, Implaca, Cosime, Lavema, Corima, Sicilgru, Cosit. In pochi mesi ci sono stati 1400 licenziamenti - record nazionale - nella nostra isola: da Gela (Sicilsaldo e Polimeri Europa) a Siracusa (Siracusana Navalmeccanica), da Catania (Sat e Sasol Italy) a Milazzo ( Sicem). A gennaio sono in corso i licenziamenti all’Italtel di Carini, quelli Siremar, quelli del Banco di Sicilia. E aumentano ancora. A Palermo, dopo i primi nove licenziamenti alla Sielte, altri quarantaquattro lavoratori sono a rischio di "mobilità".

Fabio D’Urso


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