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“Cari lettori, vi dico addio”


L’ultimo editoriale di Paolo Pollichieni, il giornalista cacciato perché denunciava i rapporti fra politici e mafiosi


28 luglio 2010, di Redazione




Cari lettori, questo è l’ultimo edito­riale che firmo su Calabria Ora. Lascio la dire­zione del giornale per motivi in­dipendenti dalla mia volon­tà. Ieri mi è arrivata una ri­chiesta da­gli editori: in­tendono avere una pre­senza più forte nella fattura del gior­nale. Una richie­sta certamente ri­spettabile, ma che non esiste in natu­ra: l’editore fa l’edito­re, sceglie un direttore che risponde della linea po­litica e dei contenuti del gior­nale, il rapporto tra le due figure è fi­duciario, quando la fiducia viene meno l’editore sce­glie un altro diretto­re. Tutto qui, così si fa in Italia, in al­tre real­tà (Corea del Nord?) è l’editore stesso a dettare linea politica e conte­nuti. Lascio un giornale – e con me lo la­sciano anche il caporedattore, i due vicecaporedat­tori, il caposervizio di Cul­tura e Spettacoli, quello di Cosenza e il re­sponsabile delle cronache politiche – che avevo preso più di tre anni fa, quando nelle edico­le calabresi vendeva quasi quattromila co­pie. Oggi le copie vendute (il più impor­tante riferimen­to, anche se non l’unico, che può certificare il successo o meno di una inizia­tiva edito­riale) sono in media ottomila con picchi di quindicimila. Il merito è tutto intero della Redazione, delle giornaliste e dei giornali­sti che in questi anni hanno con­diviso l’e­sperienza di CalabriaOra. Gli er­rori com­messi, le sotto­valutazioni, i giudizi sbaglia­ti dati su alcu­ne vicende della vita politica e sociale cala­brese, sono tutti miei. Ma sarei poco sincero se non dicessi che quello che è accaduto era prevedibile. Sa­pevo, e con me i colleghi che hanno firma­to gli articoli, che raccontando le inchieste giudiziarie delle ultime settimane, che scri­vendo dei rapporti tra la mafia e la politica, non limitandoci al doveroso applauso verso le forze dell’ordine e i magistrati, ma rac­contando anche i retroscena più inquietanti di quella zona grigia che è il vero capitale sociale della ‘ndrangheta, avremmo pagato dei prezzi altissimi. Sapevamo che nessun politico importante di questa regione pote­va rimanere indiffe­rente agli articoli che parlavano delle sue equivoche frequenta­zioni, dei ricevimenti organizzati da im­prenditori oggi arrestati per mafia, di quei banchetti dove con i ma­fiosi brindavano politici eccellenti. Storie che solo Calabria Ora ha raccontato. Sape­vamo che il potere avrebbe esercita­to tutte le pressioni possibi­li per chiedere la testa del direttore di que­sto giornale, per norma­lizzare, per avere un giornale meno impic­cione che anche quan­do parla di ma­fia non lo fa riempiendo le pagine della ma­fia folk, quella di Osso, Mastrosso e Carca­gnosso. Quella che indigna tutti, anche chi va ai banchetti dei mafiosi e chi dalla mafia prende voti. Se questa fosse una partita, da sportivo non avrei dif­ficoltà a dire che il potere ha vinto, al­meno per il momento. Uno a zero a palla al centro. Anche se sul campo i giocatori che giocano la partita giusta sono pochi in questa regione. La stampa è debole, l’opposizione inesi­stente, divisa com’è tra lobby e vec­chi gruppi di potere. La società civile è sola, mille fer­menti, moltissimi po­sitivi, soprattutto tra i giovani, milioni di divisioni e di gelosie. Non raccontiamoci frottole, non ingan­niamo i lettori: hanno vinto loro, ma è solo il primo tempo della partita. Vado via con la soddisfazione di aver co­struito una Re­dazione meravigliosa, di gio­vani giornalisti che hanno saputo coniugare la loro fre­schezza con l’esperienza dei più anziani, uomini e donne dalla schiena rigi­da, curio­si, preparati, attenti, colti, corag­giosi. Nes­suno di loro si è fatto mai intimi­dire dalle minacce, e sono tante, ricevute dalla ‘ndrangheta. E’ stato un impagabile privile­gio lavorare con gente così. Li potrei nomi­nare uno ad uno, di ognuno elencare i pre­gi, come si fa con i figli che hai amato e che ti sono stati vicini sempre. Di fronte a persone così in molti dovreb­bero togliersi il cappello. Questa è la Cala­bria migliore, a loro devo molto e solo a loro e ai miei lettori devo dire grazie. Ci ri­vedremo presto. E sempre con la schiena diritta.

Paolo Pollichieni


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