



Politica come "arte di governare la società". Oppure “la sfera delle decisioni collettive sovrane”, “l’arte di costituire, organizzare, amministrare lo Stato e di dirigere la vita pubblica”. Comunque la si voglia intendere, certo è che nessun fatto di vita si sottrae alla politica
Qualcuno dice che la politica sia l’arte di governare la società. Qualcun altro definisce la politica “la sfera delle decisioni collettive sovrane” (Giovanni Sartori), “l’arte di costituire, organizzare, amministrare lo Stato e di dirigere la vita pubblica” (Giacomo De Voto e Giancarlo Oli); altri infine, forse in mala fede o più semplicemente per spirito polemico, la definiscono “l’arte di evitare che la gente si interessi di ciò che la riguarda”. Comunque la si voglia intendere, certo è che nessun fatto di vita si sottrae alla politica e che esistono tante comunità, etniche, religiose, locali, ed esiste la comunità politica nella quale le prime, senza perdere la loro identità, trovano i loro tratti comuni, la sintesi. La politica non è quindi una cosa brutta, ma, come diceva Giorgio La Pira, è un impegno diretto alla costruzione della società in tutti i suoi aspetti, è un impegno verso gli altri che deve portare con sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di prudenza, ascolto, tolleranza, onestà, giustizia.
Fin da piccolo, forse anche ascoltando i discorsi in famiglia tra i miei genitori ed i dibattiti sui grandi temi dell’uomo affrontati a scuola, ho sempre percepito la politica come un qualcosa di importante e questa mia originaria ed inconscia sensazione si è poi gradualmente trasformata in consapevole impegno in prima persona: oggi ho 21 anni e coordino il gruppo giovanile di “Città Insieme”, un’associazione catanese che dal 1987 fa società civile, cioè si occupa di sensibilizzare i cittadini sui problemi della città attraverso un’informazione imparziale, al di fuori delle logiche di partito. Ogni settimana mi incontro con tanti altri miei coetanei per affrontare temi e problematiche di cui sono soliti confrontarsi gli adulti e che riguardano la società e la politica, con particolare riferimento al territorio della città di Catania in cui viviamo. Di recente abbiamo realizzato il “Decalogo del buon elettore”, consultabile sul sito www.cittainsieme.it e contenente l’elenco di tutti i requisiti che un candidato non deve avere per poter essere votato alle prossime elezioni (ad es: non votare chi accetta voti di provenienza mafiosa, utilizza la propria carica per elargire privilegi personali, ha condanne penali o è rinviato a giudizio, è stato assenteista, è voltagabbana; votare per chi è coraggioso, responsabile e coerente tale da consentirci ancora di votare con speranza).
Alla luce di tutte le attività svolte in particolar modo in questi ultimi due anni, mi sono convinto che la politica può essere una “cosa buona” solo se ciascuno di noi, in quanto cittadino di questo paese, è ben informato e può pienamente esercitare il diritto-dovere di partecipare attivamente alla vita sociale, economica e politica del proprio territorio, dando un’impronta fondamentale al cambiamento. Tuttavia mi accorgo che la realtà va in tutt’altra direzione: innanzitutto la depressione economica e la paura di non riuscire ad arrivare a fine mese fanno sì che la gente pensi soprattutto a sbarcare il lunario, ai propri interessi. Inoltre, manca nella maggior parte delle persone la coscienza civica, cioè la consapevolezza di essere parte integrante e attiva del territorio in cui si vive e di poter essere determinante per i cambiamenti, la “cultura delle legalità”, cioè la cultura del rispetto degli altri e delle regole, l’idea dell’impegno come un valore in sé, scevro dal calcolo del successo e del profitto, cioè la convinzione che è possibile cambiare le cose chiedendoci non cosa i “politici” possono fare per noi, ma cosa noi stessi possiamo fare in prima persona, proprio perchè “cosa potremmo attendere dagli altri ciò che non siamo disposti a dare noi?”. Concludendo, mi piace pensare che questo mio modo di vivere la politica e tutto ciò che la circonda sia già stato cristallizzato in una frase di Don Milani che non mi stanco di ricordare: “Tutti abbiamo dei problemi: uscirne da soli è mafia, uscirne insieme è politica”.
io sono un catanese, che da 8 anni vive a milano. oggi ho 34 anni e non sono "giovane" come te, ma condivido pensiero e modalità di partecipazione. sono contento di vedere che a Catania esiste una alternativa al pensiero dominante. spero che possiate diffondere un modo costruttivo di affrontare i problemi della nostra città e terra.
Claudio

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