



"Sono nato ad Agrigento il 18/10/1986, residente a Campobello di Licata (AG), cittadino libero. Ho voluto specificare il mio status per combattere il servilismo che ogni giorno di più avvolge il nostro Paese. Ho scelto di rimanere in Sicilia, di non andare via anche se vivere qui è duro...". E’ l’incipit del blog di Giuseppe Gati, morto un anno fa d’incidente mentre aiutava suo padre al lavoro, in campagna.
Della sua breve vita, qualcuno ricorda ancora le fiere parole - “Viva l’antimafia! Viva Caselli!” - con cui interruppe gli insulti di un servo del potere mafioso venuto a fare il suo sporco lavoro. Lo afferrarono le guardie e se lo portarono via. Lui ricominciò la sua esistenza normale: organizzare l’antimafia, aiutare la famiglia, portare avanti il blog. Il filo era diventato assai breve, tutto ciò che Giusepep avrebbe mai potuto dare al mondo era ormai concentrato in quei diciannove anni. Ma abbastanza per ricordarlo, per essere orgogliosi di lui, e profondamente grati. Servono le persone così, molto più che i grandi eroi. La storia di Giuseppe ci è venuta provvidenzialmente davanti mentre ci arrabbattavamo per esprimere l’indignazione per le ruberie, per le prostituzioni, per le insolenze di piccoli e grandi mascalzoni che sono ormai la fauna abituale di questa decadenza in cui viviamo. Difficile trovare le parole, e trovarne soprattutto di non volgari; perché la volgarità è contagiosa. A furia di scrivere e raccontare di anime basse qualcosa di quel grigiore s’insinua dentro di noi; e la mediocrità, la povertà umana, la svendita di se stessi, a un certo punto appaiono, senza accorgersene, qualcosa di riposante e di normale. Non puoi scrivere di Bertolaso senza diventare almeno per un milionesimo di te stesso arrogante e servile. Non puoi attraversare le elucubrazioni dei Di Pietro, dei Bersani o dei D’Alema senza vergognarti impercettibilmente dei compromessi compiuti dal te stesso politico (certamente minori e, anche qui, “a fin di bene”). E Bossi, e Berlusconi, le due violenze, non hanno davvero nulla, per un maschio adulto italiano, di machiavellicamente affascinante? Ecco: a tutte queste putredini, a queste debolezze, risponde come un soffio d’aria un essere come il nostro Giuseppe. Non ha vissuto niente di tutto questo, Giuseppe. Non si è mai rapportato coi Vip, non ha mai voluto esserlo e nemmeno, per un istante fugace, gli è apparso il fascino del rifiutare (che è quasi esercitare) un potere; queste cose nel suo mondo non sono mai esistite, semplicemente. Così, questo ragazzo come tanti altri, semplice buono e civile, assolutamente non-eroe, è quello che ci insegna di più; almeno a me. Vogliamo sconfiggere Berlusconi ma così, distrattamente, senza troppo appassionarcene nè dargli maggior peso del dovuto. Combattemo il razzismo e le altre cose disumane per quello che sono, cioè estranee alla vita, indialogabili. Cammineremo nella storia, faremo la nostra parte, ma senza mai prenderla sul serio più di tanto. Sapendo che la storia profonda, quella che gl’intellettuali non vedono e che non è potere, è la più importante di tutte. E neanche sapremo esprimere queste cose in parole lucide, da poveri intellettuali del Novecento; ma ci arrenderemo a questo limite, umilmente. Infatti, basta il viso di un ragazzo buono qualunque - il viso di Giuseppe, per esempio - per raccontare con chiarezza ciò che serve. Che altro?

La bellezza delle cose semplici, è questo che Cristina Ferlito ha riscoperto dopo un anno di servizio civile a Librino presso il centro Talita Kum di viale Moncada. Questa esperienza, per lei così significativa, le è stata d'ispirazione anche per la stesura della sua tesi di laurea, in filologia (...)
Quando il progetto dell'asse attrezzato fu approvato Librino era ancora poco più di un grande e disabitato borgo rurale nel quale, dopo i primi insediamenti spontanei nella parte antica, alcuni coraggiosi pionieri tentavano di organizzare le prime cooperative edilizie. Quel luogo, che iniziava a (...)
E' servito poco. Una delle più esilaranti commedie del teatro dialettale siciliano, una compagnia tetrale di appassionati e innamorati del quartiere, un palco e le sedie allestite anche grazie al contributo del panificio “la Panetteria”, qualche bancarella di crepes e “calia e simenza” e il Pigno, (...)
Nel quartiere Zia Lisa ci sono molti problemi, uno di questi si trova proprio in Via Zia Lisa, l'arteria che collega l'aereoporto e l'autostrada col cimitero, e in particolare il funzionamento del semaforo all'imbocco con la via Madonna del Divino Amore. L'incrocio in questione è molto (...)

Sono usciti i testi dei quesiti che come ogni anno gli aspiranti camici bianchi di tutt'Italia hanno dovuto risolvere per guadagnarsi un posto tra le matricole dell'ambitissima Facoltà di Medicina e Chirurgia, dove il numero chiuso non perdona. Quaranta le domande di cultura generale, la metà (...)
Dopo anni di tira e molla sullo sfratto, ieri il Comune e le Orsoline hanno firmato lââ¢accordo che salva la scuola media di San Cristoforo e soprattutto il diritto allo studio dei suoi bambini
Carmen Consoli in concerto al Teatro Greco di Taormina ha regalato sabato sera al pubblico uno spettacolo di altissimo livello. E gli spettatori hanno ricambiato facendole gli auguri con emozione
Nato come un giornale destinato alla provincia di Ragusa, il mensile modicano organizza da due anni un festival del giornalismo di rilevanza nazionale. Ne abbiamo parlato con due dei fondatori.
CITTÀINSIEME CONTRO L’ENNESIMO SACCO DELLA CITTÀ: NO ALLA CHIUSURA DEL CARCERE DI PIAZZA LANZA. SÌ AD INTERVENTI STRUTTURALI. LE AMMINISTRAZIONI LOCALI SI OCCUPINO DELLA PENSILINA ANTISTANTE IL CARCERE. FLERES SI OCCUPI OLTRE CHE DELLE MATITE COLORATE ANCHE DELLA SALUTE DEI DETENUTI. A proposito (...)
29 LUGLIO 2010 AL FESTIVAL DEL CINEMA DI FRONTIERA 2010, a Marzamemi, ci sarà la presentazione del progetto CAMERA A SUD dei catanesi di South Media. Alle ore 19.00, presso il Cortile Villa Dorata (per “Chiacchiere sotto il Fico”), presentazione del progetto di archivio audiovisivo “Camera a Sud” (...)
Non so per quale strano motivo, ma questo lungo testo, datato 13 ottobre 2008, era disperso nei meandri del mio filesystem. L’argomentazione a distanza di quasi due anni mi sembra piuttosto debole e ci sono alcune premesse errate, ma considero comunque questo testo un buon punto di partenza per (...)
I Tokyo Hotel sono adorati dalle ragazzine, e odiati dalla generazione nata negli anni ‘80… Ma non c’è che dire: hanno un look pazzesco. A metà tra gli EMO e gli EUROPE, con un tocco dei Kiss e soprattutto di manga giapponese, vedere i Tokyo Hotel è, come da titolo topic, una esperienza da (...)

Il partito del bello c'è, ed è fatto di tante realtà locali