



Notizia: il mercato Agroalimentare di Catania, Maas, aprirà nell’aprile 2011. Una storia lunga ventude anni e un affare di iniziali 160 miliardi di lire, arrivati a duecento. Ne scrvevamo nel 2008. Era aprile. Nonostante la primavera appena arrivata, alle 4 del mattino l’aria era ancora fredda. Con Alexey Pivovarov, il fotografo russo del National Geografic, entrammo nel mercato del pesce di fronte al porto. Non ci controllò nessuno e in un minuto ci ritrovammo tra tentacoli di totano che pendevano da cassette stracolme tirate velocemente su carrelli di metallo e teste di pesce spada. 10 chilometri da lì stavano per ultimare l’enorme mercato agroalimentare che doveva ospitare l’ittico, l’ortofrutticolo, e il mercato dei fiori.
Si parlava della fine del 2008. Parlai con lo zio Angelo, un pescivendolo di ottanta anni, e con il rappresentante del loro sindacato. Erano scontenti perchè li volevano trasferire in massa al Maas e perchè le loro spese sarebbero aumentate da 1000 a 4000 euro mensili: “E’ la fine per noi”, dissero. Subito dopo, scavalcando casse di gamberetti, sotto la luce di lampadine da 200 watt, scappammo verso il mercato ortofrutticolo, “un gabinetto a cielo aperto”, ci disse Nunzio Arena, il presidente del sindacato ortofrutticolo. Anche al mercato ortofrutticolo eravamo entrati indisturbati, nonostante il teorico servizio di sorveglianza dei vigili urbani. Macchine fotografiche nascoste sotto i giubbotti e il tempo di veder un mercato a pezzi e di ascoltare i commercianti. Anche loro: “Ci vogliono portare in massa al Maas, è una specie di centro commerciale e tra luce, vigilanza, condominio e affitto del box pagherei 2.500 euro. Qui pago un decimo”. Poi ci beccano i vigili e ci rifanno fare il giro accompagnati dal geometra. Ma noi abbiamo già visto tutto e parlato con chi volevamo. Un venditore d’arance ci disse pure “Ca squagghiata da nivi si vurunu i puttusa” (quando la neve si scioglierà, si vedranno i buchi). Fuori dal mercato c’erano i venditori di cassette di legno. Loro col Maas scompariranno del tutto. Li chiamano i Niuri, per la carnagione della pelle. Ma anche perchè fanno il lavoro più basso: recuperano le cassette di legno, le ripuliscono, le ammonticchiano e le rivendono il giorno dopo. Da venticinque anni. Dopo la nostra spedizione il Maas bandisce l’assegnazione dei box, e per i costi troppo alti che noi avevamo denunciato, il bando va deserto. In estate la polizia e i carabinieri fanno tre blitz al mercato ortofrutticolo, “Mancavano gli elicotteri”, ci dicono, “per il resto c’era tutto”. Alcuni box nuovi vanno misteriosamente in fumo. Parte del muro di recinzione viene distrutto. Al nuovo bando partecipano alcuni operatori, il Mass canta vittoria, ma in verità una trentina di commercianti non aderiscono. Poi i commercianti cominciano a zittirsi. Non parlano più. E nel frattempo il Maas si ingigantisce come un elefante di cemento cui ogni giorno compare una nuova zampa. Si blocca per 6 milioni di euro, e Lombardo, che alla posa della prima pietra era presidente della provincia, li sgancia subito. Adesso dicono che dovrebbe aprire tra un paio di mesi. I sindacati si sono azzittiti e nessuno vuole parlare. Ma la strada che dalla statale porta al Maas è ancora sterrata e le foto che sono sul sito del mercato agroalimentare non danno per nulla l’idea di una struttura ultimata.
Maass, “Mercati Agro-Alimentare Sicilia Spa”, è la denominazione sociale del consorzio proprietario del terreno di 100 ettari in contrada Jungetto, lì dove sta sorgendo il nuovo mercato agroalimentare. La società ha un capitale sociale di € 21.076.557,25, di cui il 99% è in mano a soci pubblici (i maggiori azionisti sono: Regione, 38 mld di vecchie lire; Provincia 1 mld; Comune, 1 mld) e l’1 % a soci privati. Tangentopoli agroalimentare Il progetto del mercato Agroalimentare nasce nel 1989 e diviene uno dei più grossi scandali della tangentopoli catanese, a cominciare dal finanziamento dell’opera: 160 miliardi di lire. Le Procure di Catania e di Palermo aprirono due inchieste, e in tempi diversi: Catania per le mazzette, Palermo per abuso d’ufficio. Elio Rossitto, ex presidente del consorzio Agroalimentare, economista dell’università di Catania, ex sindaco comunista di Cassaro (SR), era accusato dall’imprenditore Alfio Puglisi Cosentino, perché un terreno di sua proprietà, del valore di tre miliardi, era stato venduto al consorzio per dieci miliardi, con l’aiuto di Gaetano Scardaci, funzionario dell’Ute di Catania, che fece la perizia sul bene. Puglisi Cosentino raccontò che Rossitto gli aveva chiesto 2 miliardi per sopravvalutare il terreno. Rossitto, dopo l’arresto, avrebbe affermato di avere diviso la tangente con gli ex componenti del Cda del consorzio e con Rino Nicolosi, a quei tempi presidente della Regione, e Salvo Andò, ex ministro della difesa. Il tribunale di Palermo nel 2000 prosciolse tutti gli imputati coinvolti

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