Come nella roulette russa
lunedì 16 giugno 2008, di Riccardo De Gennaro
L’11 giugno i morti sul lavoro sono stati undici: i sei asfissiati in una vasca di depurazione del Comune di Mineo (Catania), poi uno a Imperia, Udine, Nuoro, Modena, nel Monferrato. Le chiamano “morti bianche” per evitare che si parli di omicidi. Nessuno ha mai pagato, spesso il padrone non porge nemmeno le sue scuse ai parenti della vittima. I lavoratori possono continuare a morire. Il giorno dopo la strage di Mineo, il ministro del Welfare, Sacconi, ha convocato le parti sociali annunciando piani straordinari. Poi si è scoperto che il vero obiettivo è abolire le sanzioni nei confronti degli imprenditori che non rispettano le norme di sicurezza. Fa venire i brividi, ma è così: l’Italia è un grande palcoscenico dove attori di quart’ordine recitano una commedia dell’assurdo.
All’assemblea di Confindustria, il capo di questi guitti, Silvio Berlusconi, ha detto che la relazione della Marcegaglia, un morto in fabbrica il giorno precedente, sarà il suo programma di governo: nessun presidente del consiglio era mai arrivato a tanto. Il lavoro non conta più, i lavoratori non esistono, sono carne da macello. Fino a qualche tempo fa potevano pretendere una vita dignitosa, ora devono lottare per una vita e basta, come nell’Ottocento. Era meglio ai tempi della schiavitù, c’era maggiore protezione, ha scritto Dario Fo.
È fin troppo facile prevedere che, con questo governo, la pistola a tamburo della roulette russa girerà più veloce. La politica del lavoro del nuovo secolo parla chiaro: incrementare ulteriormente la flessibilità e, dunque, la precarietà, aumentare – attraverso la detassazione – le ore di straordinario e, dunque, la fatica, minare il livello nazionale di contrattazione e, dunque, il potere contrattuale dei lavoratori. La Confindustria propone addirittura la contrattazione individuale. Può farlo senza problemi. È dall’addio di Cofferati che il sindacato non fa muro ed apre continuamente all’avversario intere praterie dove scorrazzare. I leader di Cgil, Cisl e Uil sono sempre più inascoltati e meno credibili (i fischi di Mirafiori non hanno suscitato alcun sospetto in Epifani, Bonanni e Angeletti). Se si toglie la Fiom – che non a caso l’astuto Epifani tenta da tempo di normalizzare – nelle tre confederazioni il “buonismo” ha sostituito il conflitto assai prima che nascesse il Pd.
La Confindustria invita i suoi imprenditori a non pagare il pizzo, ma non chiede loro di rispettare le norme di sicurezza. C’è una logica in questo: là si risparmiano soldi, qui si spendono. D’altronde, secondo molti industriali, nonché per lo spudorato Sacconi, che lo dichiara apertamente, la responsabilità del milione di incidenti sul lavoro all’anno è dei lavoratori, stupidi e imprudenti. Se muoiono se la sono cercata.











