I Siciliani giovani La periferica I cordai Casablanca CTzen Il clandestino Cieli GenerazioneZero Telejato AdEst Mamma! Monitor daSud I Siciliani di G. Fava

Contributo alla storia di Catania nell’ultimo trentennio


Il giudice Giambattista Scidà, per molti anni presidente del Tribunale per i Minori, è stato dopo Giuseppe Fava il principale protagonista della lotta ai poteri mafiosi nella città di Catania. Fin dagli anni ’80 le sue denunce cir­costanziate e precise sono state l’incubo di imprenditori collusi e politici corrotti. E di non poche Eccellenze del Palazzo di Giustizia...


28 luglio 2010, di Redazione




Ammantati, Catania, di luce e di giustizia! Giovanni Paolo II

Capitolo I

La Pretura di via Crispi

Alla fine degli anni ’70, la Giustizia di Catania continua ad essere disattenta ai rea­ti contro la P.A. Come un giudice del Tribu­nale per i Minori oppone al Procuratore Ge­nerale, durante il dibattito di apertura del­l’anno giudiziario 1981, proprio quei reati, che i registri dico­no di diminuita frequenza, dilagano sfron­tati: sono le denunce a calare di numero, per isfiducia dei cittadini nella repressione. Le cronache di quella giornata ignorano il suo lungo ed articolato inter­vento, nella grande sala strapiena. Speranze di rinnovamento vengono tutta­via nutrite, e tutte si concentrano sopra un gruppo di giovani magistrati – homines novi, per estrazione, censo, mentalità – che organizzati in corrente, operano nella Pretu­ra del capoluogo; accanto al più in vista, Gennaro, c’è, con altri, D’Angelo. Nel corso dell’81, il CSM affida a quel tale giudice, a maggioranza, la direzione del TpM, balcone sulla città e le sue mise­rie, e tribuna dalla quale poterne fare de­nuncia nell’interesse dell’infanzia e dell’a­dolescenza. Con la sua prima relazione al Procuratore Generale, largamente diffusa, Scidà solleva la questione degli insedia­menti derelitti, e dà l’allarme per la con­giuntura, in fatto di criminalità, sia minorile che adulta: quell’anno è “un anno svolta” che può preludere ad involuzioni catastrofi­che. Non c’è tempo da perdere: i mesi con­tano come anni. Ma è proprio in quello stesso anno che uno dei grandi imprenditori catanesi, da tempo investitisi di una sorta di signoria sull’organismo urbano, stipula con la Giunta municipale di Catania, dalla com­posizione inquietante, un audace contratto, per la edificazione, in via Crispi, di una nuova sede per la Pretura. L’opera è inutil­mente avversata da Giuseppe D’Urso (di­rettore del Dipartimento di Urbanistica del­l’Università) da Adriana Laudani (storico ma isolato personaggio del PC catanese e siciliano) da Raffaele Lombardo (in Com­missione edilizia ed in Consiglio Comuna­le), da un gruppo di giovani architetti e da giornalisti. In agosto il Prefetto di Palermo, Dalla Chiesa, insediatosi settanta giorni pri­ma, affida a Giorgio Bocca, per La Repub­blica, un’esplosiva intervista, che appare il 10 di quel mese: a Catania c’è mafia; ed è col suo consenso che gli imprenditori cata­nesi prendono appalti, anche a Palermo. Dalla Chiesa viene ucciso 23 giorni dopo, dalla mafia, in quella città. Per Lombardo, il progetto Pretura offen­de l’ambiente con l’aspetto coloniale della facciata; lascia perplessi per l’ammontare della spesa; è stato irregolarmente finanzia­to; sfonda i limiti volumetrici di comparto previsti; ed implica l’abbattimento di edifi­ci Liberty: allarmante è soprattutto che la Sovrintendenza ai beni culturali, preannun­ciatrice di vincoli a tutela, quando la pro­prietà di quegli stabili era di terzi, non ne abbia imposto nessuno dopo che questa è stata acquisita dall’imprenditore. Esposti e denunce giungono a tutti gli Uf­fici che avrebbero ragione di compiere accertamenti. E tutti gli occhi sono puntati, speranzosi, sui Pretori, specificatamente su Gennaro: non è possibile – scrive un gior­nalista – che proprio lui resti inattivo. Ma nessuno si muove. L’opera è portata a com­pimento con rapidità record; e l’inaugura­zione, solenne, ha luogo un giorno di otto­bre. Quando il Presidente del TM arriva sul luogo, con due colleghi a conoscenza del suo intento di chiedere che all’appaltatore non sia consentito di prendere la parola, il Cav. del Lavoro Finocchiaro ha già pronun­ciato un discorso di esaltazione dei meriti dell’imprenditoria catanese: insolente repli­ca, da quel nuovo tempio della Giustizia, al caduto servitore della legalità.

Capitolo II

Ex pretori alla Procura della Repubblica

I primi a passare alla Procura furono, cre­do, Gennaro e D’Angelo. Il primo ad essere eletto al CSM fu Papa (1976). Rinuncio ad esporre qui gli avvenimenti che riempirono gli anni successivi all’ ’82 (il lettore ne tro­verà l’elenco in una interpagina non nume­rata) per seguire l’opera dei due Sostituti Procuratore. Nel nuovo Ufficio essi ebbero a collega la dottoressa Anna Finocchiaro, sinchè non eletta (1987) alla Camera dei Deputati. Ne­gli ultimi tempi del suo servi­zio di magi­strato essa aveva avuto in cura atti riguar­danti una locazione passiva con­tratta dal­l’ospedale Garibaldi (USL32): quella che ancora nel 2006 è stata ricordata su Micro­Mega (Travaglio e Giustolisi). Sullo scorcio del decennio la Procura at­tese ad affari importanti: un processo di mafia, attorno al quale si fece presto silen­zio, e che a nessuno piace oggi evocare; e un processo per un grande appalto-­concorso, per il centro fieristico Le Cimi­niere, lungo il Viale Africa.

Giambattista Scidà

scida.wordpress.com

Appendice A

Viale Africa

Per procurarsi l’aggiudicazione di quel­l’appalto (spesa prevista circa 130 miliardi di lire) un imprenditore catanese da tempo molto noto aveva distribuito ingenti somme a burocrati ad amministratori elettivi ed a politici, inducendone molti a commettere, per vantaggio di lui, aperti abusi. La natura di questi ultimi, e il loro nume­ro, rivelava­no in maniera chiara e che si può dire sfrontata, la certezza del beneficia­rio di non correre rischi, per quanto vistosa fossa l’or­ma che quegli illeciti comporta­menti stam­pavano sugli atti di pubblici uffi­ci. Non si ingannava. Le cose andarono in realtà come egli si era mostrato certo che sarebbero an­date. La Procura non lo perse­guì: né quan­do perseguì per abuso generi­co, a vantaggio di lui, una dozzina di pub­blici ufficiali, né successivamente alle rive­lazioni che ad un certo punto egli fece, di somme date: ma date, asserì, solo perchè costrettovi, solo per non essere avversato, solo per poter la­vorare. L’Ufficio fece suo quell’insostenibile co­strutto, e mentre atterrò i percettori dei pa­gamenti sotto l’accusa di concussione, in­nalzò lui alla condizione di vittima, con l’effetto di attribuirgli titolo a riprendersi, in barba all’Erario, le somme sborsate per corrompere, che andavano soggette a confi­sca. L’enormità della conseguenza, perico­losa a molti, sul piano della responsabilità contabile, gli ispirò, pochi giorni dopo i pri­mi arresti per concussione (fine maggio ’93), una lettera al Procuratore della Re­pubblica: non voleva quei danari, né risar­cimento del danno; era pronto a collaborare perchè le somme sborsate potessero essere avviate dalla Procura ad altre destinazioni. Sarebbe un voler perdere tempo il soffer­marsi sopra una tale rinuncia, che nessuna vera vittima di concussione farebbe mai. Allo scandalo amministrativo si era so­vrapposto uno scandalo giudiziario, reso più alto, per molti catanesi, dalla identità dell’imprenditore e dalla provenienza del magistrato assegnatario dell’affare. L’imprenditore era Finocchiaro: il Finoc­chiaro della Pretura di Via Crispi: invulne­rato allora, invulnerabile dopo di allora; e il magistrato era uno di quei pretori, passato a fare da Sostituto Procuratore della Repub­blica; era il dottor D’Angelo: lui solo, sino a quando non ebbe preso a collaborare con lui un più giovane collega. Che cosa impediva alla magistratura di sfidare quell’imprenditore? I fatti di via Crispi tornarono sulla bocca di tutti e ripre­sero a circolare le vociferazioni di quel tempo non ancora lontano. Come scontato, Tribunale e Corte d’Ap­pello smentirono la Procura della Repubbli­ca (si trattava di corruzione aggravata e non di concussione). Ma l’imprenditore era morto già durante il dibattimento di primo grado, e a morte finirono per venire anche i reati, per prescrizione. La vicenda era ancora in corso quando il Procuratore della Repubblica, Alicata, ot­tenne di andare a presiedere la Corte d’Ap­pello, e quando D’Angelo venne eletto al CSM (1998). Il tema Pretura di via Crispi-Centro Fieri­stico di viale Africa fu tabuizzato. Si vide sino a che punto quando qualcuno che nel ’96 aveva esposto i fatti al CSM per invo­care in nomina di un Procuratore estraneo all’ambiente, ardì tornare (1999), sull’argo­mento proibito, dolendosi di non essere sta­to convocato.

“CASO CATANIA”

LA CRONOLOGIA

1996

Alicata, che come Procuratore del­la Repubblica ha seguito il processo di viale Africa, gestito da D’Angelo, passa ad in­dossare toga di ermellino, da Presi­dente capo della Corte d’Appello di Cata­nia. Fra poco, D’Angelo sarà premiato dalla corren­te con l’elezione al CSM, per il quadriennio ’98 – 2002. Intanto il Consiglio riceve da Catania un motivato appello, per la nomina di un suc­cessore di Alicata estraneo al­l’ambiente: quanto ciò sia necessario è di­mostrato pro­prio dall’affare del centro fieri­stico, e dal­l’antecedente della nuova Pretu­ra. In CSM siede dal ’94 Gennaro; l’autore del­lo scritto non viene convocato, sebbene si trovi a capo di un Ufficio Giudiziario; e mentre la nomina cade sul meno estraneo degli aspi­ranti (il Procuratore Aggiunto, tale già da dieci anni) minacciosi annunci di ritorsione gli giungono per coperte vie.

1998

Sul finire di quella consiliatura il Gennaro, che ha già sistemato Catania, pas­sa a cercare di tutelarla dal lato della Procu­ra Repubblica di Messina, che è competen­te, ex articolo 11 cpp, per tutti gli affari ri­guardanti magistrati in servizio nel distretto etneo. Egli vuole che a capo di quell’Uffi­cio sia posto un veterano del­la procura ca­tanese: il quale indaghereb­be, all’occorren­za, su se stesso o sui pro­pri compagni i la­voro. La manovra falli­sce a causa di tempe­stive osservazioni cri­tiche dello stesso an­cora impunito, teme­rario autore del primo ap­pello.

1999

Egli torna ora sul tema viale Afri­ca: perchè non lo hanno voluto senti­re? Perchè non lo hanno sentito a proposi­to di altro affare (inconciliabili deposizio­ ni testi­moniali di lui e di altro magistrato, ugual­mente in servizio a Catania, all’u­dienza 09/02/1992 del Tribunale di Roma sez.VII, in processo Fava)? Ma ora, nel ’99, del Consiglio fa parte lo stesso D’An­gelo, in persona. Sulla testa dell’incauto Presidente del TM si scatena una procella. La I Com­missione viene persuasa a so­spenderne la convoca­zione e a perseguirlo per incompa­tibilità con la funzione (è un pessimo capo del­l’Ufficio) e con l’am­biente (non ha credi­bilità né prestigio).

2000

La proposta di trasferimento è del 10 novembre; il 21 (l’atto non è stato an­cora notificato) i pro­ponenti le si gettano so­pra, ne arrestano il cammino verso il ple­num, la ridomandano indietro, con un pre­testo senza gambe. La rivolta della coscien­za pubblica è stata im­mediata e unanime: a Roma (in Com­missione Anti­mafia); presso i Giudici Mi­norili di tutta Italia (giusto in quei giorni riuniti in con­gresso); a Catania (assemblee straripan­ti; migliaia di firme di protesta; pioggia di co­municati); nell’i­sola.Un’ispezione ministe­riale, voluta dai pro­ponenti, porta a compi­mento il disastro: non c’è uno solo dei con­testati addebiti che non risulti privo di fon­damento.

2000

La valanga non si ferma. La Com­missione Antimafia convoca l’interessato per il 7 dicembre. La situazione di Catania – egli dichiara – è tremenda.Un Procura­tore Aggiunto ha comprato casa, mentre era So­stituto Procuratore, a S.Giovanni la Punta, da un mafioso, direttamente o per interpo­sta persona; il mafioso (Rizzo Car­melo) è poi morto da tale, per mano di al­tri mafiosi.


Digg Del.icio.us Facebook Google Technorati Live MySpace Wikio


Commenta l'articolo


Ci sono 0 contributi al forum.

La nostra rete/Lavori in corso



"Ringraziamenti" al Sindaco da Librino

Grazie per il buio che ci regali da Viale Castagnola a Viale Bummacaro, da Viale Nitta a Viale Moncada e grazie soprattutto per l'asse attrezzato nato da appena da un anno e mai illuminato interamente Grazie per le aiuole curate a verde e grazie per la sistemazione del piazzale antistante alla (...)


Il nostro Scidà

Aiutò i ragazzi poveri. Difese la Città. Sembra che stia dormendo, e che sorrida. Ha un lieve sorriso ironico, da ragazzo intelligente. L'aria, dalla finestra, gli passa leggermente fra i capelli. Ne muove a volte alcuni, arruffati e bianchi. Ed egli dorme. Dorme, nel buio della notte, la sua (...)


Ciao, Giambattista Scidà!

Un uomo d'altri tempi. Giambattista Scidà lo è stato. Sicuramente per il suo rigore morale e per la sua intransigenza verso le ingiustizie e le acquiescenze. Ma allo stesso modo - in questo tempo - ha saputo lottare per la giustizia come pochi altri. L'ex presidente del Tribunale per i minorenni (...)


Incontro a Librino su tutela del territorio e inquinamento ambientale

L'importanza della tutela del nostro territorio, per lasciare ai nostri figli non devastazione ma un ambiente vivibile e sostenibile; la prevenzione delle malattie conseguenza dell'inquinamento, per la tutela del cittadino e come risparmio di una spesa sanitaia sempre più alta dovuta al sorgere (...)



Forza d’Urto, tra furori sudisti e caos Richichi: «Noi, l’armata Brancaleone»

Qualche giorno di riflessione per decidere bene proteste e metodi. Così è stato deciso alla fine dell'assemblea regionale di ieri. Tra qualche giorno il movimento Forza d'urto si farà sentire di nuovo, probabilmente bloccando i prodotti siciliani in uscita. «Non vogliamo danneggiare i siciliani, ma (...)


Due film, un bivio: partire o restare? Al King un evento targato CTzen e RadioLab

I dubbi e le scelte che attendono i neolaureati dopo la conquista dell'agognato traguardo sono al centro de Il pezzo di carta, il cortometraggio del giovane regista catanese Marco Pirrello, che sarà proiettato in anteprima assoluta il prossimo 13 febbraio al King insieme al documentario Italy: (...)


Stefania Noce, l’assassino fuori dal carcere «È in osservazione all’ospedale psichiatrico»

Dal 4 gennaio Loris Gagliano si trova all'interno dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Il ragazzo, 24 anni, ha ucciso lo scorso 27 dicembre la sua coetanea ed ex fidanzata e il nonno di lei, Paolo Miano, 71 anni. Sono in corso le indagini preliminari, la procura di (...)


CtBike, pista ciclabile abusiva in via Umberto «Rivendichiamo il diritto di pedalare»

Un gruppo di giovani catanesi anonomi ha realizzato una pista ciclabile nella zona di via Umberto, tra villa Bellini e piazza Iolanda. Il loro scopo? In una città dove in tanti infrangono giornalmente le regole, far sapere al Comune e agli automobilisti che esistono anche loro, i ciclisti. «Gli (...)



"Giornale del Sud" - Immagini del nostro novecento

Mostra Fotografica: "Giornale del Sud" Immagini del nostro novecento di Giovanni Caruso e Aldo Ciulla hanno collaborato Daniela Calcaterra e Maurizio Parisi dal 4 al 6 gennaio 2012 ore 16:00 - 20:00 presso il salone della Parrocchia S.S. Pietro e Paolo Via Siena 1, (...)


San Libero - 394

22 novembre 2011 ___________________________________________ IL NOSTRO SCIDÀ Ha un lieve sorriso ironico, da ragazzo intelligente. L'aria, dalla finestra, gli passa leggermente fra i capelli. Ne muove a volte alcuni, arruffati e bianchi. Ed egli dorme. Dorme, nel buio della notte, la sua città. (...)


Campo Estivo GAPA 2011 - Cava d'Ispica

Il campo estivo rappresenta un momento di condivisione e di arricchimento in un contesto "altro" lontano dai disagi quotidiani. E' un incontro fra generazioni che si inseguono in modo orizzontale.


VOLONTARI CERCASI

per doposcuola e attività per bambini e ragazzi a San Cristoforo Il GAPA (centro di aggregazione popolare) lancia un appello a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze, agli uomini e alle donne che vogliono fare del volontariato a S. (...)



Perchè la Margherita è bella


Bambini, fumetti, Catania: l'esperienza dei "Cordai"

L'esperienza di un giornale di quartiere nato a Catania che coinvolge anche i bambini nel nuovo linguaggio del giornalismo a fumetti.


Tremonti tardo no-global

Viviamo in un periodo a rischio per la democrazia, che non è minacciata dai militari, bensì dai banchieri, tecnici e funzionari del capitale finanziario cosmopolita. Ma non è la prima volta che Tremonti elabora un’interpretazione, come dire, “tardo no-global” dei processi di crisi che investono il (...)


Non c'è più religione!


Decreto MILLEproroghe...


La sindrome "Schettino"


Raso(r)iate


Mamma! a Bologna

Libreria Irnerio, via Irnerio 27 - Bologna


Tassa sul fumo


BENZINA sul fuoco...... :-)