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“Così abbiamo organizzato il primo sciopero dell’Italia nuova”


“Il Primo marzo non finisce il 1° marzo: comin­cia da qui. Con la collaborazione di giuristi e at­traverso i comitati, stiamo mettendo a punto una serie di richieste e proposte politiche molto precise. Non essere un partito non ci impe­disce di essere un soggetto politico”


25 febbraio 2010, di Redazione




Scrivo mentre mancano ancora pochissi­mi giorni al Primo marzo. E anche se la si­tuazione appare ormai definita (tra costitui­ti ufficialmente e in fieri ci sono più di 60 comitati - in Sicilia Catania, Palermo, Sira­cusa - il calendario delle iniziative è decisa­mente fitto e sappiamo che in molte città italiane - Brescia, Padova, Trento… - ci sarà effettivamente l’astensione dal lavo­ro), la prudenza impone di non fare previ­sioni. Possiamo dire, però, di avere già rag­giunto importanti risultati. Siamo riusciti a portare all’attenzione dell’opinione pubbli­ca e delle istituzioni la centralità della que­stione immigrazione e a mettere in rete, non solo virtualmente, i soggetti che vedo­no nell’antirazzismo e nella difesa dei dirit­ti una priorità. Il movimento Primo marzo 2010 è nato a fine novembre per iniziativa di quattro don­ne normali, accomunate da un forte senti­mento antirazzista e dalla mixité: due bian­che e due nere, due “straniere” e due autoc­tone, tre su quattro con doppia cittadinanza. A questo nucleo originario si sono ag­giunte cammin facendo altre tre persone, sempre di sesso femminile. Tra queste an­che un’e­sponente delle cosiddette seconde genera­zioni. In Francia - lo avevamo sapu­to dai giornali - un’altra donna normale sta­va organizzando per il 1° marzo 2010 la Journée sans immigres. Nadia Lamarkbi era partita da internet e in poche settimane era approdata, con am­pio seguito, al mondo concretissimo delle banlieu parigine e della provincia francese. Ci siamo chieste: e se i tempi fossero matu­ri anche qui, in Italia? Ci siamo buttate e, in poche settimane, abbiamo raccolto migliaia di adesioni. Ab­biamo scelto un colore, il giallo, per rap­presentarci: non è stato mai associato a un partito in particolare ed è considerato il co­lore dei diritti. La scelta di gemellarci con la Francia ha dato alla giornata un respiro europeo: oggi partecipano al movimento anche la Spagna e la Grecia. Nel manifesto programmatico indichia­mo i nostri obiettivi generali: far capire che l’immigrazione non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale e una risorsa; eviden­ziare come la contrapposizione tra noi e loro, italiani e autoctoni, sia superata nei fatti da un nuovo status di condivisione e mescolanza (è trend sociale inarrestabile, di cui noi fondatrici siamo una dimostrazione vivente); ricordare che quando cominciano a saltare i diritti di un segmento sociale, a rischio sono i diritti di tutti. Gli strumenti per raggiungere questi obiettivi sono vari e flessibili. Tra questi, sicuramente, c’è anche lo sciopero tradizio­nalmente inteso, cioè l’astensione dal lavo­ro. Ma anche se tanti, per screditarci, ci hanno attribuito questa intenzione, non si tratterà di uno sciopero etnico. Questa op­zione (il lavoratore straniero si ferma, l’ita­liano no) sarebbe in contraddizione con uno dei nostri capisaldi e non è mai stata presa in considerazione. Un’altra certezza è che il Primo marzo non finisce il 1° marzo: comincia da qui. Con la collaborazione di giuristi e attraver­so i comitati, stiamo mettendo a punto una serie di richieste e proposte politiche molto precise. Non essere un partito non ci impe­disce di essere un soggetto politico. A legittimarci c’è una base forte ed estesa costituita dai nostri comitati e dal mondo associativo (da Amnesty a Legambiente, dall’Asgi a Emergency, senza dimenticare - ovviamente- le associazioni dei migranti). I partiti e i singoli politici che ci stanno appoggiando lo fanno sapendo che su que­sta iniziativa non possono mettere il cap­pello: nasciamo come espressione autentica e spontanea della società civile ed è lungo questi binari che continueremo a muoverci.

Stefania Ragusa

presidente “Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi”


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Ci sono 1 contributi al forum.

“Così abbiamo organizzato il primo sciopero dell’Italia nuova”


27 febbraio 2010, di : Alberto


Cara Stefania, In pochi mesi sei riuscita a mettere in ordine di marcia un piccolo esercito di irreduttibili paladini della Libertà. Libertà che era alla base della Costituzione del 1948 (già 61 anni ) logica emanazione della Gurerra Partigiana. Purtroppo troppi anni di "menefreghismo" di incivilità, di faccendismo anno distrutto la fiamma innovante di questa Costituzione si sono creati dei ghetti tra noi stessi, un razzismo interno é stato creato per dare al nord una prosperità basata sullo sfruttamento di quelli che nel nord leghista erano chiamati i "terun" e che questo stesso nord con una parte di questi "terun" sfruttati é ora divenuta razzista nei confronti di sti poveri cristi che muoiono di fame o di guerra nei loro paesi. L’Italia é una, si certo ma negli anni 50, 60 e 70 era 2 il nord che doveva ingrassarsi ed il sud che doveva fornire gli schiavi delle catene di montaggio. L’Italia é democratica, ma come si é democratici se si animano campagne di odio grazie ai media ? l’Italai basata sul lavoro, si il lavoro degli altri , degli sfruttati, degli schiavi che vengono da fuori il lavoro dei posseneti, degli speculatori di quelli che non pagano il lavoro che al nero.

Stefania, grazie per tutto quello che hai fatto e farai. Ciao Alberto




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