



“Il Primo marzo non finisce il 1° marzo: comincia da qui. Con la collaborazione di giuristi e attraverso i comitati, stiamo mettendo a punto una serie di richieste e proposte politiche molto precise. Non essere un partito non ci impedisce di essere un soggetto politico”
Scrivo mentre mancano ancora pochissimi giorni al Primo marzo. E anche se la situazione appare ormai definita (tra costituiti ufficialmente e in fieri ci sono più di 60 comitati - in Sicilia Catania, Palermo, Siracusa - il calendario delle iniziative è decisamente fitto e sappiamo che in molte città italiane - Brescia, Padova, Trento… - ci sarà effettivamente l’astensione dal lavoro), la prudenza impone di non fare previsioni. Possiamo dire, però, di avere già raggiunto importanti risultati. Siamo riusciti a portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni la centralità della questione immigrazione e a mettere in rete, non solo virtualmente, i soggetti che vedono nell’antirazzismo e nella difesa dei diritti una priorità. Il movimento Primo marzo 2010 è nato a fine novembre per iniziativa di quattro donne normali, accomunate da un forte sentimento antirazzista e dalla mixité: due bianche e due nere, due “straniere” e due autoctone, tre su quattro con doppia cittadinanza. A questo nucleo originario si sono aggiunte cammin facendo altre tre persone, sempre di sesso femminile. Tra queste anche un’esponente delle cosiddette seconde generazioni. In Francia - lo avevamo saputo dai giornali - un’altra donna normale stava organizzando per il 1° marzo 2010 la Journée sans immigres. Nadia Lamarkbi era partita da internet e in poche settimane era approdata, con ampio seguito, al mondo concretissimo delle banlieu parigine e della provincia francese. Ci siamo chieste: e se i tempi fossero maturi anche qui, in Italia? Ci siamo buttate e, in poche settimane, abbiamo raccolto migliaia di adesioni. Abbiamo scelto un colore, il giallo, per rappresentarci: non è stato mai associato a un partito in particolare ed è considerato il colore dei diritti. La scelta di gemellarci con la Francia ha dato alla giornata un respiro europeo: oggi partecipano al movimento anche la Spagna e la Grecia. Nel manifesto programmatico indichiamo i nostri obiettivi generali: far capire che l’immigrazione non è un’emergenza ma un fenomeno strutturale e una risorsa; evidenziare come la contrapposizione tra noi e loro, italiani e autoctoni, sia superata nei fatti da un nuovo status di condivisione e mescolanza (è trend sociale inarrestabile, di cui noi fondatrici siamo una dimostrazione vivente); ricordare che quando cominciano a saltare i diritti di un segmento sociale, a rischio sono i diritti di tutti. Gli strumenti per raggiungere questi obiettivi sono vari e flessibili. Tra questi, sicuramente, c’è anche lo sciopero tradizionalmente inteso, cioè l’astensione dal lavoro. Ma anche se tanti, per screditarci, ci hanno attribuito questa intenzione, non si tratterà di uno sciopero etnico. Questa opzione (il lavoratore straniero si ferma, l’italiano no) sarebbe in contraddizione con uno dei nostri capisaldi e non è mai stata presa in considerazione. Un’altra certezza è che il Primo marzo non finisce il 1° marzo: comincia da qui. Con la collaborazione di giuristi e attraverso i comitati, stiamo mettendo a punto una serie di richieste e proposte politiche molto precise. Non essere un partito non ci impedisce di essere un soggetto politico. A legittimarci c’è una base forte ed estesa costituita dai nostri comitati e dal mondo associativo (da Amnesty a Legambiente, dall’Asgi a Emergency, senza dimenticare - ovviamente- le associazioni dei migranti). I partiti e i singoli politici che ci stanno appoggiando lo fanno sapendo che su questa iniziativa non possono mettere il cappello: nasciamo come espressione autentica e spontanea della società civile ed è lungo questi binari che continueremo a muoverci.
presidente “Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi”
Cara Stefania, In pochi mesi sei riuscita a mettere in ordine di marcia un piccolo esercito di irreduttibili paladini della Libertà. Libertà che era alla base della Costituzione del 1948 (già 61 anni ) logica emanazione della Gurerra Partigiana. Purtroppo troppi anni di "menefreghismo" di incivilità, di faccendismo anno distrutto la fiamma innovante di questa Costituzione si sono creati dei ghetti tra noi stessi, un razzismo interno é stato creato per dare al nord una prosperità basata sullo sfruttamento di quelli che nel nord leghista erano chiamati i "terun" e che questo stesso nord con una parte di questi "terun" sfruttati é ora divenuta razzista nei confronti di sti poveri cristi che muoiono di fame o di guerra nei loro paesi. L’Italia é una, si certo ma negli anni 50, 60 e 70 era 2 il nord che doveva ingrassarsi ed il sud che doveva fornire gli schiavi delle catene di montaggio. L’Italia é democratica, ma come si é democratici se si animano campagne di odio grazie ai media ? l’Italai basata sul lavoro, si il lavoro degli altri , degli sfruttati, degli schiavi che vengono da fuori il lavoro dei posseneti, degli speculatori di quelli che non pagano il lavoro che al nero.
Stefania, grazie per tutto quello che hai fatto e farai. Ciao Alberto

La bellezza delle cose semplici, è questo che Cristina Ferlito ha riscoperto dopo un anno di servizio civile a Librino presso il centro Talita Kum di viale Moncada. Questa esperienza, per lei così significativa, le è stata d'ispirazione anche per la stesura della sua tesi di laurea, in filologia (...)
Quando il progetto dell'asse attrezzato fu approvato Librino era ancora poco più di un grande e disabitato borgo rurale nel quale, dopo i primi insediamenti spontanei nella parte antica, alcuni coraggiosi pionieri tentavano di organizzare le prime cooperative edilizie. Quel luogo, che iniziava a (...)
E' servito poco. Una delle più esilaranti commedie del teatro dialettale siciliano, una compagnia tetrale di appassionati e innamorati del quartiere, un palco e le sedie allestite anche grazie al contributo del panificio “la Panetteria”, qualche bancarella di crepes e “calia e simenza” e il Pigno, (...)
Nel quartiere Zia Lisa ci sono molti problemi, uno di questi si trova proprio in Via Zia Lisa, l'arteria che collega l'aereoporto e l'autostrada col cimitero, e in particolare il funzionamento del semaforo all'imbocco con la via Madonna del Divino Amore. L'incrocio in questione è molto (...)

Catania, Centro Fieristico âÅLe Ciminiereâ : da ieri fino al 15 settembre è qui che si svolgeranno i test d'ammissione per le facoltà dell'Ateneo di Catania, tutte âÅcol lucchettoâ , caso unico in Italia. Tra proteste e malcontenti, il diritto allo studio pare uscirne - Catania, il primo ateneo a (...)
Un'altra occupazione, la seconda in due anni. Martedì mattina è ripartita la protesta all'ex Provveditorato agli Studi di via Coviello. Insegnanti di ruolo e precari hanno preso possesso, come già avevano fatto un anno fa, dell'Ufficio Scolastico Provinciale, per ricordare la propria opposizione (...)
Trentââ¢anni dopo Banana Republic, i due cantautori tornano insieme sul palco con il tour âÅWork in progressâ . Il 25 agosto hanno fatto tappa al Teatro Antico, âÅsotto la luna puttana e il cielo che sorrideâ
Ricominciano le proteste dei lavoratori del comparto scuola. Il dieci per cento dei tagli della Gelmini ha colpito la Sicilia. Ieri a Catania un sit in in prefettura. La mobilitazione continuerà nel mese di settembre
CITTÀINSIEME CONTRO L’ENNESIMO SACCO DELLA CITTÀ: NO ALLA CHIUSURA DEL CARCERE DI PIAZZA LANZA. SÌ AD INTERVENTI STRUTTURALI. LE AMMINISTRAZIONI LOCALI SI OCCUPINO DELLA PENSILINA ANTISTANTE IL CARCERE. FLERES SI OCCUPI OLTRE CHE DELLE MATITE COLORATE ANCHE DELLA SALUTE DEI DETENUTI. A proposito (...)
29 LUGLIO 2010 AL FESTIVAL DEL CINEMA DI FRONTIERA 2010, a Marzamemi, ci sarà la presentazione del progetto CAMERA A SUD dei catanesi di South Media. Alle ore 19.00, presso il Cortile Villa Dorata (per “Chiacchiere sotto il Fico”), presentazione del progetto di archivio audiovisivo “Camera a Sud” (...)
Non so per quale strano motivo, ma questo lungo testo, datato 13 ottobre 2008, era disperso nei meandri del mio filesystem. L’argomentazione a distanza di quasi due anni mi sembra piuttosto debole e ci sono alcune premesse errate, ma considero comunque questo testo un buon punto di partenza per (...)
I Tokyo Hotel sono adorati dalle ragazzine, e odiati dalla generazione nata negli anni ‘80… Ma non c’è che dire: hanno un look pazzesco. A metà tra gli EMO e gli EUROPE, con un tocco dei Kiss e soprattutto di manga giapponese, vedere i Tokyo Hotel è, come da titolo topic, una esperienza da (...)

Un riassunto conciso per chi non è in grado di seguire le complesse elaborazioni di questi raffinati intellettuali di sinistra.
Il sito di raccolta curriculum della Rai ti chiede se hai "parenti o affini" in azienda
Intervista con Alessandro Esposito