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Cronaca (giudiziaria) di un giorno che non c’è


Che succederebbe se i politici che maltrattano il denaro pubblico finessero in cella per davvero?

CATANIA: 18 politici ammanettati e schiaf­fati dritti in una cella stracolma, insieme a spacciatori, killer, con medesimo pasto e con medesimo mazzo di carte per giocare a scopone scientifico e zicchinedda.


18 gennaio 2010, di Giuseppe Scatà




Sono stati prima trasportati in manette nel carcere catanese di Piazza Lanza, già stra­pieno per il recente blitz antidroga delle forze dell’ordine, le quali non hanno certo badato a facili distinzioni tra colletti bian­chi e criminali di quart’ordine. L’ex sindaco e gli ex assessori di diverse giunte di centrodestra, assieme a due ex ra­gionieri comunali, sono stati prelevati in casa nella mattinata per disposizione del gup. I reati contestati sono, oltre il falso ideologico, abuso d’ufficio, concussione, peculato, voto di scambio, tutti riconducibi­li allo sperpero di denaro pubblico tra il 2000 e il 2008. E’ il fantastico risultato del­l’inchiesta sul buco di bilancio al Comune. I cittadini catanesi, ormai allo stato da quarto mondo, senza diritti e servzi, verran­no rimborsati del furto perpetrato sulle cas­se comunali e i soldi di tutti, con un premio in contanti di 1.000 euro a testa, prelevati dai conti (svizzeri e non) degli arrestati. In più la magistratura catanese, tramite il suo procuratore generale, ha annunciato che ai delinquenti con la cravatta verrà data una punizione esemplare, a futura memoria, perchè mai nessuno, in futuro, osi mai ripe­tere simili misfatti. In piazza Duomo verrà pure costruito, ac­canto al Liotru – simbolo della città di Ca­tania – e di fronte all’ingresso del palazzo comunale, un secondo monumento che im­mortalerà in marmo bianco i 18 politici e ragionieri colpevoli di gravissimo furto alle tasche dei cittadini: un’enorme cella, dentro cui, aggrappati alle sbarre, verranno posi­zionate le statue dei malfattori complete di giacca, cravatta e gemelli. Il monumento verrà illuminato notte e giorno e sarà pure fornito di annessa scalinata perchè i bambi­ni e le scolaresche possano in ogni momen­to vedere da vicino la l’ignominia di chi, contravvenendo ai doveri pubblici, ha ruba­to e commesso reato e subito la giusta puni­zione. I gradini della scalinata serviranno pure ai catanesi che stanchi della spesa fatta alla vicina pescheria, non trovando posto sotto il Liotru, potranno comodamente se­dersi per riposare e snocciolare calia e se­menza o morsicare un arancino al sugo. Nel pomeriggio dello stupefacente blitz lavoratori disoccupa­ti della Facoltà di Let­tere, e le migliaia di disoccupati catanesi, tra ex Cesame, docen­ti pubblici etcs, sono state tutti reintegrati nel posto di lavoro che spetta a ciascun cit­tadino italiano, come scritto nella costitu­zione, a condizione che almeno una volta settimana accompagnino la prole al monumento della vergogna eret­to in piazza Duomo.

* * *

Nulla di tutto questo è invece accaduto né mai accadrà. L’ex sindaco Scapagnini, l’ex responsabile del servizio di Ragioneria, Vincenzo Castorina, e tredici ex assessori di diverse giunte di centrodestra sono stati sì rinviati a giudizio per falso ideologico nell’inchiesta sul buco in bilancio da centi­naia di milioni di euro al Comune di Cata­nia, ma è caduto il capo d’imputazione più grave, quello dell’abuso d’ufficio. Ciò è avvenuto perchè l’art. 323 del codi­ce penale – che regola appunto l’abuso d’uf­ficio – è stato modificato nel 1997: perchè ci sia reato, dice ora, l’imputato deve avere commesso l’illegalità intenzionalmente e con dolo, procurando un vantaggio econo­mico a sé o ad altri. Né il dolo, né il van­tagggio economico sono stati riscontrati dai magistrati che seguono l’inchiesta, dunque il reato è stato cancellato. Diversamente, per abuso d’ufficio sarebbe stata prevista “la reclusione da sei mesi a tre anni.
 La pena è aumentata nei casi in cui il vantag­gio o il danno hanno un carattere di rilevan­te gravità”. Poiché il danno economico ai danni della cassa comunale è quantificato in parecchie centinaia di milioni di euro, e dunque molto grave, era facile immaginare una pena molto alta. Rimane il reato di falso ideologico (da tre mesi a due anni), ancora tutto da dimostrare nel dibattimento che seguirà. Falso ideolo­gico significa che gli amministratori pub­blici hanno attestato autorizzazioni o certi­ficazioni amministrative false. Che è quan­to avrebbero fatto proprio i nostri politici: falsificare il bilancio comunale, con entrate previste nettamente più alte rispetto alle spese, grazie anche all’illegale costituzione della società “Catania Risorse”. Gli inquisiti si difendono dicendo che hanno fatto tutto ciò per il bene della città, per evitare il dissesto. Nel frattempo la città è al collasso. Le casse sono vuote e i citta­dini – senza lavoro e senza i servizi basila­ri di sopravvivenza - dovranno pagare più tasse comunali. I politici e i ragionieri po­tranno invece essere prosciolti o avere pene minime, come già accaduto a tre imputati, totalmente liberati da processo (tra questi l’ex ragioniere del Comune, Bruno, beccato al telefono proprio col procuratore generale di Catania, D’Agata). La paura è che da domani ciascun nuovo politico e amministratore della città saprà di potere agire indisturbato, facendola sem­pre franca, e che Catania assomiglierà sem­pre più a Calcutta.

Giuseppe Scatà


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