



Che succederebbe se i politici che maltrattano il denaro pubblico finessero in cella per davvero?
CATANIA: 18 politici ammanettati e schiaffati dritti in una cella stracolma, insieme a spacciatori, killer, con medesimo pasto e con medesimo mazzo di carte per giocare a scopone scientifico e zicchinedda.
Sono stati prima trasportati in manette nel carcere catanese di Piazza Lanza, già strapieno per il recente blitz antidroga delle forze dell’ordine, le quali non hanno certo badato a facili distinzioni tra colletti bianchi e criminali di quart’ordine. L’ex sindaco e gli ex assessori di diverse giunte di centrodestra, assieme a due ex ragionieri comunali, sono stati prelevati in casa nella mattinata per disposizione del gup. I reati contestati sono, oltre il falso ideologico, abuso d’ufficio, concussione, peculato, voto di scambio, tutti riconducibili allo sperpero di denaro pubblico tra il 2000 e il 2008. E’ il fantastico risultato dell’inchiesta sul buco di bilancio al Comune. I cittadini catanesi, ormai allo stato da quarto mondo, senza diritti e servzi, verranno rimborsati del furto perpetrato sulle casse comunali e i soldi di tutti, con un premio in contanti di 1.000 euro a testa, prelevati dai conti (svizzeri e non) degli arrestati. In più la magistratura catanese, tramite il suo procuratore generale, ha annunciato che ai delinquenti con la cravatta verrà data una punizione esemplare, a futura memoria, perchè mai nessuno, in futuro, osi mai ripetere simili misfatti. In piazza Duomo verrà pure costruito, accanto al Liotru – simbolo della città di Catania – e di fronte all’ingresso del palazzo comunale, un secondo monumento che immortalerà in marmo bianco i 18 politici e ragionieri colpevoli di gravissimo furto alle tasche dei cittadini: un’enorme cella, dentro cui, aggrappati alle sbarre, verranno posizionate le statue dei malfattori complete di giacca, cravatta e gemelli. Il monumento verrà illuminato notte e giorno e sarà pure fornito di annessa scalinata perchè i bambini e le scolaresche possano in ogni momento vedere da vicino la l’ignominia di chi, contravvenendo ai doveri pubblici, ha rubato e commesso reato e subito la giusta punizione. I gradini della scalinata serviranno pure ai catanesi che stanchi della spesa fatta alla vicina pescheria, non trovando posto sotto il Liotru, potranno comodamente sedersi per riposare e snocciolare calia e semenza o morsicare un arancino al sugo. Nel pomeriggio dello stupefacente blitz lavoratori disoccupati della Facoltà di Lettere, e le migliaia di disoccupati catanesi, tra ex Cesame, docenti pubblici etcs, sono state tutti reintegrati nel posto di lavoro che spetta a ciascun cittadino italiano, come scritto nella costituzione, a condizione che almeno una volta settimana accompagnino la prole al monumento della vergogna eretto in piazza Duomo.
Nulla di tutto questo è invece accaduto né mai accadrà. L’ex sindaco Scapagnini, l’ex responsabile del servizio di Ragioneria, Vincenzo Castorina, e tredici ex assessori di diverse giunte di centrodestra sono stati sì rinviati a giudizio per falso ideologico nell’inchiesta sul buco in bilancio da centinaia di milioni di euro al Comune di Catania, ma è caduto il capo d’imputazione più grave, quello dell’abuso d’ufficio. Ciò è avvenuto perchè l’art. 323 del codice penale – che regola appunto l’abuso d’ufficio – è stato modificato nel 1997: perchè ci sia reato, dice ora, l’imputato deve avere commesso l’illegalità intenzionalmente e con dolo, procurando un vantaggio economico a sé o ad altri. Né il dolo, né il vantagggio economico sono stati riscontrati dai magistrati che seguono l’inchiesta, dunque il reato è stato cancellato. Diversamente, per abuso d’ufficio sarebbe stata prevista “la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”. Poiché il danno economico ai danni della cassa comunale è quantificato in parecchie centinaia di milioni di euro, e dunque molto grave, era facile immaginare una pena molto alta. Rimane il reato di falso ideologico (da tre mesi a due anni), ancora tutto da dimostrare nel dibattimento che seguirà. Falso ideologico significa che gli amministratori pubblici hanno attestato autorizzazioni o certificazioni amministrative false. Che è quanto avrebbero fatto proprio i nostri politici: falsificare il bilancio comunale, con entrate previste nettamente più alte rispetto alle spese, grazie anche all’illegale costituzione della società “Catania Risorse”. Gli inquisiti si difendono dicendo che hanno fatto tutto ciò per il bene della città, per evitare il dissesto. Nel frattempo la città è al collasso. Le casse sono vuote e i cittadini – senza lavoro e senza i servizi basilari di sopravvivenza - dovranno pagare più tasse comunali. I politici e i ragionieri potranno invece essere prosciolti o avere pene minime, come già accaduto a tre imputati, totalmente liberati da processo (tra questi l’ex ragioniere del Comune, Bruno, beccato al telefono proprio col procuratore generale di Catania, D’Agata). La paura è che da domani ciascun nuovo politico e amministratore della città saprà di potere agire indisturbato, facendola sempre franca, e che Catania assomiglierà sempre più a Calcutta.

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