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La fine di Sulukule

venerdì 12 settembre 2008, di Giuseppe Scatà

Si trova accanto al muro bizantino del V secolo, a sole cinque fermate del tram 38 da Sulthanamet - il centro storico di Istanbul - in un quartiere residenziale ricco e benestante, Fatih: villette di lusso, un Holyday Inn, ristoranti eleganti, un nuovissimo parco. Poi, in fondo, oltre un ponte sull’autostrada, c’è Sulukule. Tremilacinquecento abitanti, tutti rom, e seicentocinquanta case, di cui sessanta già abbattute dai bulldozer. E’ il Sulukule Project. “Il comune di Istanbul, la municipalità del distretto di Fatih e il TOKI (ente pubblico che cura le operazioni edilizie a Istanbul), hanno firmato il 13 Giugno 2007 un protocollo che prevede il restauro di Sulukule con villette in stile ottomano, espropriando le case ai legittimi proprietari”, mi dice Hacer Foggo, attivista turca per i diritti dei Rom, “Molti hanno cominciato a vivere sotto i ponti, senza condizioni igieniche decenti. Questo perché nessuno può comprarsi la nuove ville con garage in costruzione, ovviamente, né accendere un mutuo di 15 anni per andare a vivere a Tasoluk, a 40 km da qui, in nuovi appartamenti. Sono le uniche due soluzioni offerte ai rom dal progetto”. Punduk, rom originario della Bulgaria, è il presidente della neonata Sulukule Romani Culture Association: “Questo è un progetto razzista. A me non importa delle case, ma della cultura che ci stanno rubando e di come ci stanno trattando. Loro vogliono distruggere la nostra storia, e soprattutto disperderci, rompendo la nostra grande famiglia. Abbiamo creato un’orchestra che suona ogni settimana per raccogliere fondi per l’associazione. Ma è poca cosa”. “Prometto che nella nuova Sulukule ci sarà un centro culturale dove i Gipsy potranno suonare e conservare le loro tradizioni. Ora qui la gente vive in cattivissime condizioni. Non è accettabile”, dichiarò il sindaco di Fatih, Mustafà Demiz. Fino al 1992 i rom di Sulukule vivevano grazie a quaranta “case del divertimento”, dove si ballava, si suonava e si dava da mangiare a turchi e turisti. Poi arrivò la polizia e le chiuse tutte, perché diceva che non pagavano le tasse e spezzò pure il violino ad un uomo seduto accanto a me, Alì Ahshas, che conferma tutto, sorridendo.

da Narcomafie

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