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Dove comincia la speranza: impariamo dal sud


Un prete genovese coi ragazzi dell’antimafia in Sicilia


23 agosto 2010, di Redazione




Sono stato invitato a Castel­buono, 100 chilometri circa a sud-est di Palermo, al campo estivo «Cittadini del villaggio Glo­bale, cantiere di educazio­ne alla pace e alla mondialità» per un seminario sul tema «La Pace della Giustizia». In una giornata si è cominciato e fini­to di parlare di tutto: di Politi­ca, di Chiesa, di Religione, di Fede, di Pace, di Giustizia e di Progetti. Ho avuto l’onore di conoscere una trentina di per­sone che partecipavano al cam­po tra cui dodi­ci giovani, sette uomini e cinque donne che mi hanno sconvolto. Da tempo avevo la certezza che per la Si­cilia non vi fosse speranza e che per salvar­la fos­se indispen­sabile sospendere i diritti civili, commissa­riarla per almeno cinque generazioni e con l’esercito setac­ciare cen­timetro per centi­metro il territorio fisico per affermare che esso appartiene al­l’Italia e non alla mafia. In parte lo penso ancora, ma adesso c’è in me una breccia. Ho visto giovani e alcuni loro genitori e adulti che hanno pagato di tasca propria per partecipare ad un campo di formazione alla mondialità e alla pace, passando le vacanze ad ascoltare voci diverse provenienti da fuori per prepararsi a essere cittadini del mondo. Sì, cittadini del mondo e nel pro­fondo sud! Uno di loro, studente di inge­gneria, la sera in piazza davanti al paese, disse con naturalezza: «aspetto di finire gli studi e poi parto per l’Africa dove voglio esercitare la mia professione». Le ragazze e i ragazzi da dietro annuivano. A Genova, a Milano, a Padova, nord-ovest-est sviluppa­to, siamo ancora alle prese con la Moschea, l’assistenza sanitaria e il cibo negato ai bambini dell’asilo. Quella sera si dava uno spettacolo di due eccelsi chitarristi (Francesco Buzzurro e Richard Smith) per raccogliere fondi per la costruzione di pozzi d’acqua potabile in alcuni paesi africani. Avevo appena finito di partecipare a Ge­nova alla festa per la raccolta di un milione e 400 mila firme perché l’acqua resti pub­blica in quanto è e deve restare di tutti e in Sicilia mi trovo davanti a ragazzi e ragazze che si fanno portatori di acqua per l’Africa. In Sicilia la politica scellerata dei governi mafiosi, sostenuti e protetti dai governi ber­lusconiani, ha ridotto l’impian­to idrico del­l’isola a un cola­brodo perché oltre il 60% di acqua si perde e molti paesi sono riforni­ti ad ore o con le botti. Eppure questa Sici­lia as­setata ha dato a Berlusconi 61 seggi su 61 (2004) e continua a votare mafiosi e corrotti. La mentalità della stragrande maggioran­za dei siciliani non è democratica, ma clientelare, il voto è quasi sempre di scam­bio, un dare e avere. Il senso del bene co­mune, la «civitas politi­ca» è inesistente. Ho sco­perto che durante la novena di San­t’Anna, per ben nove gior­ni, ogni sera si fa una proces­sione della santa per le vie del paese e a Catania per Santa Rosalia, sono in pri­ma fila i mafiosi poli­tici o i politici mafiosi perché cambiando l’ordine degli adden­di la somma non cambia. La re­ligione usata come supporto di un mondo degene­re, im­morale e politicamente indecente. Fa­cile fare due passi in processione, difficile com­battere. Eppure a mille e trecento chilometri dal profondo nord, in territorio italiano, esiste un uomo, Vito Restivo che con la moglie tiene viva l’Associazione Internazionale Volontari Laici (in sigla inglese L.V.I.A., Lay Volunteers International Association) che si prende cura dell’acqua degli Africa­ni; Maurizio Pallante parla di decrescita e felicità sostenibile; il direttore della banca etica di Palermo, Stanislavo Di Piazza parla di «Comunità internazionale tra disegua­glianze, guerre e immigrazioni»; un filoso­fo teologo, Augusto Cavadi, intervista un prete di Genova e la sera nel parco delle ri­membranze di Castelbuono, Musulmani, Valdesi, Cattolici e Buddisti pregano insie­me. Tornando in aereo a casa, mi prese un pensiero d’amore: Coraggio, Nord ce la puoi fare. A Palermo già accade.

don Paolo Farinella


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