



Non ci sono i soldi nemmeno per pagare la liquidazione del personale che va in pensione. Il Teatro ne addossa il carico alle casse del Comune che non riconosce una sentenza del Tribunale e scarica tutto sulla Regione. Intanto gli interessi crescono.
Ormai da mesi si replicano, nel tempio della lirica catanese, le puntate infinite di un’opera. Non un’opera lirica ma un’opera dei pupi, in cui le vesti di Orlando sono state indossate alternativamente dal sindaco Stancanelli e dal sovrintendente Fiumefreddo. Mentre il pubblico cercava sulla luna il senno di un Orlando, in preda di schizofrenia acuta, le casse del teatro hanno continuato ad essere sommerse dai debiti. La scena ha vissuto momenti di altissima comicità con le dimissioni di Fiumefreddo, prima annunciate e poi ritirate, fino all’arrivo del colpo di scena con l’insediamento del commissario ed ex prefetto Annamaria Cancellieri Peluso. Adesso sembra essere tornata la calma ma, sotto la cenere, cova il fuoco di un conflitto di cui non si è parlato, un tragico conflitto nascosto dal comico duello fra i due politicanti catanesi. Un conflitto fra Comune e Teatro Massimo Bellini molto più importante delle comparsate finora rappresentate. Parliamo di una causa da 3 milioni e mezzo di euro. Questa la cifra che il teatro pretende dal municipio catanese da anni, da quando i dipendenti comunali divennero dipendenti del nuovo ente lirico regionale che aveva preso la gestione del Massimo. Il Teatro ha preteso dal Comune il versamento della quota del fondo delle liquidazioni già maturate nella precedente amministrazione. In questo modo, quando i dipendenti sarebbero andati in pensione, avrebbero forse potuto ottenere tutto il loro Trattamento di Fine Rapporto, ma il Comune era in cerca di denari da spendere allegramente e si avviava agli storici disavanzi del 2003 e del 2004, non trovando invece neppure un euro per onorare la pretesa. Nel 2002 la questione è finita anche in tribunale e sono passati sei anni prima di ottenere, l’otto luglio 2008, la prima sentenza che ha condannato l’amministrazione comunale al pagamento del T.F.R. È passato un altro anno e, il 22 ottobre 2009, la giunta Stancanelli decide di continuare a non pagare e di ricorrere in appello, cercando di addossare alla Regione il peso del debito e rinviando la soluzione del problema alle future amministrazioni. Una pratica già ripetuta con parecchi debiti contratti dal Comune di Catania. Se non facesse in questo modo, la realtà del dissesto allagherebbe la scena politica catanese e gli interessi, oltre le spese processuali, non potrebbero continuare a crescere liberamente.
Ottobre 2002: la Fondazione Teatro Massimo cita in giudizio il Comune di Catania pretendendo il pagamento di 3.596.476 euro (più interessi) per il fondo T.F.R. del personale già dipendente dello stesso Comune. Luglio 2008: il Tribunale Civile di Catania condanna il Comune al pagamento. Ottobre 2009: La giunta Stancanelli decide di non pagare e di ricorrere in appello.

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