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E il presidente Lombardo si arrese al MUOStro


“Se non mi fossi convinto della sicurez­za del MUOS, che non è barattabile con nessuna compensazione, io non sarei qui assolutamente a parlarvi, perché non c’è né punto nascita in un ospedale, né Ponte sullo stretto che tenga, rispetto alla salute dei cit­tadini…”. Si presenta così davanti al con­siglio co­munale di Niscemi (Caltanissetta) il presi­dente della Regione siciliana, Raffae­le Lombardo, per formalizzare il suo giro di valzer sul terminal terrestre del nuo­vo siste­ma satellitare che i militari USA vo­gliono realizzare all’interno della riserva naturale “Sughereta”. Dopo il “No” e il “Ni”, finalmente il “Sì” di petto: il MUOS è “sicuro al 1.000 x 1.000” e “riduce” perfi­no l’inquinamento elettromagnetico genera­to dall’impianto di telecomunicazioni che l’US Navy gestisce da quasi vent’anni a Ni­scemi.


7 marzo 2011, di Redazione




È per questo, secondo Lombardo, che sono superflui i ri­sarcimenti e le misure compensative che la Regione era pronta ad offrire poco meno di sei mesi fa, appena un paio di vigilantes a cavallo nella riserva na­turale, un centro in ospedale per monitorare i tumori e una so­spetta “zona franca cittadi­na”, altro che Ponte di Messina. E per con­vincere sinda­co, giunta e consi­glieri che il MUOS s’ha da fare, don Raffae­le sì è fatto accompa­gnare a Niscemi da due “esperti segnalati in maniera parti­colare dal rettore dell’univer­sità di Paler­mo”, una pattuglia di dirigenti regionali, tre colonnelli delle forze armate e un parla­mentare, Alessandro Ru­ben (Fli), compo­nente della commissione difesa della Ca­mera e delegato presso l’As­semblea Parla­mentare della NATO. “Vorremmo tranquillizzare i cittadini sul­la presenza dell’antenna statunitense perché da come espresso dai tecnici in materia fa meno male rispetto a quelle 47 antenne che insistono già nel territorio di Niscemi”, ha dichiarato il presidente. “Il MUOS è fun­zionale alla comunicazione che serve per la sicurezza, dalla quale dipende la permanen­za nella nostra terra della base militare di Sigonella. Il MUOS sostituirà l’attuale si­stema ed è più sicuro. Mi hanno spiegato che 27 antenne comunicano e le altre 20 sono di riserva nel caso in cui si guastano alcune, mentre una piccola parte di esse resterebbe inattiva, entrando eventualmente in funzione solo se dovesse disattivarsi il nuovo sistema satellitare”. In verità le antenne USA presenti a Niscemi sono 41, sei in meno di quelle contate da Lombardo. Quisquilie, ciò che conta davvero è trovar credito a Washington specie dopo quel ma­ledetto cablogramma inviato il 15 giugno 2009 dal console di Napoli alle massime autorità civili e militari degli Stati Uniti d’America, in cui il leader dell’Mpa veniva duramente criticato per le resistenze opposte all’installazione del nuovo sistema di comunicazioni satelli­tari. “Contro il MUOS si oppone un gruppo di sindaci locali, che hanno usato con succes­so i media locali per diffondere congetture – non supportate neanche dagli scienziati coinvolti dai sindaci come esperti – che l’installazione pone gravi rischi ambientali alla salute della popolazione locale”, spie­gava il console USA. “Gli studi della Mari­na militare, convali­dati dal Ministero della difesa italiano, evi­denziano come le emis­sioni elettromagneti­che delle antenne sono al di sotto dei limiti italiani e della Ue”. Nel cablogramma si stigmatizzava poi il com­portamento dell’assessorato regionale all’ambiente che “ha ritardato” l’approva­zione del progetto consentendo l’esecuzio­ne di ulteriori analisi d’impatto ambientale. “Lombardo ha poco tempo per i funzio­nari stranieri”, aggiungeva il diplomatico. “Durante il suo precedente incarico come presidente della provincia di Catania, ha concesso al Console Generale una telefona­ta di cortesia di 5 minuti, e da presidente della Regione si è rifiutato di ricevere sia l’ex ambasciatore Spogli che quello attual­mente in carica, durante i loro viaggi a Pa­lermo, a dispetto del suo staff”. Una repri­menda che deve aver lasciato il segno: nei successivi 18 mesi Raffaele Lombardo si è incontrato in sei occasioni con i diplomatici statunitensi in Italia, l’ul­tima volta l’11 gennaio 2011 a Roma diret­tamente con l’ambasciatore Thorn. Oggetto della visita, secondo una nota d’agenzia, gli “investi­menti USA in Sicilia e la questione delle antenne satellitari del MUOS di Niscemi”. I meeting hanno convertito il Presidente in un convinto assertore dell’innocuità delle antenne ma soprattutto della rilevanza stra­tegica del sistema militare. Il colonnello Francesco Maurizio Noto, capo del secon­do ufficio del gabinetto del Ministero della difesa, in visita a Niscemi insieme a Lom­bardo, ha voluto precisare che la “rilocaliz­zazione” del MUOS è fuori discussione. “Ciò porterebbe ad un aggra­vio di comu­nicazioni specifiche, si dovreb­be cioè ricrea­re fisicamente tutto il suppor­to tra­smissivo che esiste tra Sigonella e Ni­scemi”, ha di­chiarato Noto. “Riteniamo che il MUOS vada fatto e come mi insegnano i casi che ho seguito personalmente di Vicen­za ed al­tre situazioni, esplicheremo tutte le potestà che la legge ci consente per ottenere questo risultato di difesa nazionale”. Dopo le dure parole dell’alto ufficiale, sono arrivate quelle più rassicuranti di due docenti della facoltà d’ingegneria di Paler­mo, Luigi Zanforlin e Patrizia Livreri, “tec­nici neutrali e non ingaggiati sicuramente dal Ministero della difesa o dalla NATO”, stando alla presentazione di Lombardo. Zanforlin, esperto in campi elettromagne­tici ed antenne di propagazione, ha spiegato che “con il campo di frequenza che si usa per le radiocomunicazioni siamo di fronte a radiazioni non ionizzanti che non sono dun­que in grado di spezzare legami molecolari e quindi modificare il DNA ed essere causa di fenomeni degenerativi delle cellule”. Per il docente di Palermo è “molto più ri­schioso per la salute quando si usa il telefo­nino, piuttosto che la stazione radiobase che sta sul tetto di un edificio”. Inoltre le antenne del MUOS avrebbero “appena un fascio principale con un’apertu­ra di 0,04 gradi, as­sai stretto e diretto verso il cielo, non verso la popolazione, un po’ come il faro dell’au­tomobile…”. Secondo i calcoli dei diagrammi di radia­zione effettuati dal professor Zanforlin, l’emissione del MUOS darà un campo elet­trico a livello di terreno che può essere con­siderato come “puro rumore”. “L’ampiezza che dà l’antenna parabolica, o quella elicoi­dale, a livello di popolazione si perde nel rumore di fondo, cioè a livello di 0,3/0,5% dei sei volt su un metro, il limi­te estrema­mente cautelativo previsto dalle norme ita­liane”, ha aggiunto. “Per quanto riguarda i malfunzionamenti, anche se l’an­tenna viene diretta direttamen­te sul paese, dato che ci sono 1.750 metri di distanza tra le abitazio­ni e le antenne, il campo che in­vestirebbe non supererebbe la soglia di si­curezza. Il preesistente non dà quindi assoluta­mente preoccupazioni per la salute, il futu­ro anco­ra meno…”. Per Patrizia Livreri, professoressa aggre­gata di elettronica ed ex ricercatrice in aziende del gruppo Finmecannica operanti nel settore della difesa e della produzione di apparati di contromisura elettronica (nonché candidata Udc alle ultime elezioni regionali in Sicilia), il MUOS non è altro che “un’innovazione tecnologica” a bassis­simo impatto. “Le tre antenne del sistema mandano il segnale al satellite ma non funzionano con­temporaneamente”, ha spiegato. “Il loro scopo è quello di trasmettere i dati elaborati sulla stazione base ed ovviamente il funzio­namento è previsto per una, due antenne. Un’altra è sempre di riserva per dare conti­nuità alla trasmissione. La ricezione è affi­data alle altre due antenne elicoidali, che sono a bassissima frequenza UHF, dai 300 Mgz ai 3 Ghz. Al solito, una funziona e l’altra è da supporto, e nel caso di guasto, subentra per continuità”. “Noi ci abbiamo messo tutta la nostra scienza, conoscenza ed oggettività, abbia­mo cercato di pensare che qua potevano es­sere nati e cresciuti i nostri figli”, ha con­cluso la docente Livreri. “Ci abbiamo mes­so la faccia, l’Università di Palermo ci ha messo la carta intestata, il logo, la firma del professore Zanforlin, la mia e quella del di­rettore…”. Per dovere di cronaca, nell’ulti­mo bien­nio la facoltà d’ingegneria dell’uni­versità di Palermo ha sottoscritto con il La­boratorio di Ricerca dell’US Army - Dipar­timento della difesa, due contratti per un valore complessivo di 70.000 dollari per la “pro­duzione elettro-chimica di materiali nano-strutturati per applicazioni di conver­sione energetica”. Quando di parla di neu­tralità dell’accade­mia… Ovviamente del tutto contrapposte le conclusioni degli studiosi chiamati dalle as­sociazioni che si oppongono a quello che è ormai noto come l’EcoMuostro di Niscemi. Per Massimo Coraddu, componente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) di Cagliari, la valutazione d’impat­to ambientale del sistema di telecomunica­zioni satellitari, presentata dalla US Navy, “risulta gravemente carente e inadeguata sotto molteplici aspetti e non consente in alcun modo di valutare la gravità dei pro­blemi e dei rischi legati alla sua installazio­ne”. “Non vengono rese note le principali ca­ratteristiche dei trasmettitori e delle an­tenne utilizzate (potenza, frequenze, caratteristi­che del segnale, etc.) e neppure viene spie­gata la metodologia di calcolo”, ag­giunge Coraddu. “I risultati sono tra loro incoerenti e con­traddittori: come distanza di sicurezza per l’emissione di microonde dalle parabo­le, vengono presentati due dif­ferenti valori, entrambi spaventosamente alti, 38,9 Km alla tabella 6.5 e 135,7 Km alla tabella 6.7. La valutazione delle distanze di sicurezza e del livello di campo è stata realizzata ve­rificando, una alla volta, l’emissione delle singole antenne, e non, come prescrive la normativa, l’emissione simultanea di tutti gli apparecchi, al massimo livello di poten­za. Non viene esaminato quello che proba- bil­mente è il peggiore dei rischi pos­sibili: un incidente o un errore di punta­mento che porti all’esposizione accidentale al fascio di microonde, pericolosissimo e potenzial­mente letale, anche per brevi esposizioni, a distanze inferiori a circa 1 Km”. Il ricercatore dell’Istituto di Fisica Nuclea­re lamenta come sia stata omessa ogni considerazione riguardo l’impatto del­le emissioni sull’ambiente naturale circo­stante, “quando è ben noto come le micro­onde risultano nocive per molteplici specie, come le api, fortemente disturbate anche da bassi livelli di campo (inferiori a 1 V/m), in presenza dei quali si disorientano e non rie­scono a mantenere unito lo sciame, tanto che la diffusione della telefonia cellulare è considerata una delle principali cause della spaventosa moria che sta interessando Eu­ropa e Stati Uniti. Emissioni estremamente intense come quelle generate all’interno del fascio di mi­croonde del MUOS (centinaia o anche mi­gliaia di V/m) sono in grado di fe­rire un uc­cello in volo a centinaia di metri dalla sor­gente e in alcuni casi forse anche a uccider­lo”. Contrariamente alle valutazioni pro-MUOS, l’esposizione diretta al fascio di microonde emesso dalle antenne è “estre­mamente pericoloso e, addirittura, poten­zialmente letale alla distanza di qualche centinaio di metri”. “Il testo presentato dall’US Navy – spie­ga Coraddu – individua correttamente que­sto come il maggior ri­schio possibile ma specifica anche che è un evento improbabi­le visto che le antenne puntano in una dire­zione elevata rispetto all’orizzonte. La dire­zione di puntamento non è però affatto ele­vata, visto che si scen­de ad appe­na 17° sull’orizzonte, e non si capisce per­ché si debba ipotizzare un inci­dente tanto impro­babile, come il solleva­mento mecca­nico di una persona che viene posta acci­dental- mente proprio di fronte al fascio, e non uno, se­condo me molto più verosimile, come un errore di puntamento dell’antenna che vie­ne abbassata troppo ri­spetto all’oriz­zonte”. Il cosiddetto Studio di Incidenza Am­bientale della Marina USA viene stigmatiz­zato pure dalla Campagna per la smilitariz­zazione di Sigonella. “Non sono stati af­frontati minimante i possibili effetti sulla salute delle popolazioni delle esposizioni a lungo termine ai campi elettromagnetici del MUOS”, affermano. “Anche in assenza di studi specifici sul rischio elettromagnetico di questo nuovo sistema, si può attingere a quanto già accertato per le onde generate dagli impianti della telefonia cellulare che operano tra i 900 Mhz e i 2 GHz, lo stesso range del MUOS”. Come rilevato dagli scienziati ed oncologi dalla Commissione Internazionale per la Sicurezza ElettroMa­gnetica (ICEMS) riunitasi nel febbraio 2006 a Benevento, “evidenze sperimentali epidemiologiche, in vivo e in vitro”, dimo­strano che l’esposizione a specifici campi a bassa frequenza (ELF) “può aumentare il rischio di cancro nei bambini ed indurre al­tri problemi di salute sia nei bambini che negli adulti. Inoltre è stata accumulata evi­denza epidemiologica che indica un aumen­tato rischio di tumori al cervello per uso prolungato di telefoni mobili…”. “Non va poi dimenticato – conclude la Campagna - che numerose ricerche hanno evidenziato come l’esposizione prolungata alle onde elettromagnetiche anche nei valori consen­titi dalle norme internazionali, abbia gravis­simi effetti sulla salute della popolazione. Per questo gli scienziati suggeriscono di abbassare i limiti dell’intensità della com­ponente elettrica delle emissioni degli im­pianti che trasmettono tra i 100 MHz e i 3 GHz a 1 volt per metro, in modo da proteg­gere maggiormente i tessuti e gli organi dell’uomo dagli effetti termici delle onde”. La presunta imparzialità della ricerca ci­vile e militare nel campo delle telecomuni­cazioni cellulari viene profondamente que­stionata dalla siciliana Simona Carrubba, Post-Doctoral Yellow presso l’LSU Health Sciences Center di Shreveport, Louisiana. “Nessuno al di fuori delle forze armate ha accesso alle tecnologie come quelle del MUOS e non credo che siano state effettua­te ricerche per verificare eventuali possibili effetti sulla salute”, afferma Carrubba. “Al­tro problema è che tutta la ricerca su­gli ef­fetti della telefonica cellulare è finan­ziata dalle compagnie telefoniche. In un saggio pubblicato sulla rivista statunitense Psycho­physiology ho comparato gli studi sugli ef­fetti dei telefonini sull’attività elet­trica in esseri umani effettuati negli USA. Ho potu­to verificare che su 50 di essi, solo 3 non sono stati ricollegabili alle industrie telefo­niche. Solo una ricerca indipendente e sle­gata da interessi commerciali potrà seria­mente rispondere alla questione. Quel gior­no finalmente sarà affermato che le onde elettromagnetiche interagiscono con i siste­mi viventi e che le attuali normative sono del tutto inadeguate”. Le “rassicurazioni” di Raffaele Lombar­do & C. non hanno comunque incrinato il fronte “No MUOS”. Per mercoledì 2 marzo è stata indetta a Niscemi una mobilitazione popolare a cui dovrebbe seguire a breve un’iniziativa di respiro regionale.

Antonio Mazzeo


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