



Galoppini, malviventi, sgherri scatenati in periferia attorno ai seggi: un piccolo diario in mezzo a mille illegalità e ad una città che fa paura. Viaggio nel voto a Catania, una città a democrazia di “serie C”.
Catania si rimette nelle mani del centro-destra, ovvero riconsegna la corda a chi l’impiccata. Il nuovo sindaco Stancanelli ha utilizzato uno slogan, che ha il sapore di satira involontaria: “continuiamo a distinguerci”. Sante parole.
Libere elezioni, voto segreto, democrazia: cambiano le definizioni, ma per metà città è solo “tempi di voti”. Tradotto? Un lungo periodo di telefonate, incontri fugaci, tavolate e pasticcini, promesse di case popolari e posti di lavoro, insomma una “roulette russa” a cui si partecipa in cambio del voto: “e si fussi ‘a vota bbona, pì mia e a me famigghia?” Ecco, oltre gli archi della Marina, ma anche a Picanello e a Barriera, il ritornello è questo: un po’ come vincere al totocalcio. Ufficialmente chi “vince” e chi “perde”lo si sa alla fine dello scrutinio (anche stavolta tempi “biblici” e confusione somma, fra sudore, grida e nervi tesi nelle scuole), ma il “tam tam” del voto è cominciato presto: del resto, la campagna elettorale, a Catania, non finisce il venerdì, come legge prescrive. Si vive in “proroga”, come in tante altre cose della città. “Prorogato” il Piano Regolatore, “prorogata” la casa popolare a chi ne ha diritto, “prorogata” il posto di lavoro, “prorogata” anche la propaganda politica. Sabato, domenica, lunedì: ogni minuto è stato buono ricordare da parte dei candidati “l’impegno e la concretezza” e poi ancora “l’amore per la mia città”, oltre naturalmente all’ appello della comunanza di origini: “uno di voi, uno come voi, un comune interesse” e altre amenità in serie.
L’obiettivo comune era, invece, altro: strappare consensi a forza di promesse di ogni tipo, ricorrendo ad ogni mezzo, al limite e anche oltre il codice penale: “in questa città il denaro scorre da tutte le parti, passa nel vento, scompare, riappare…” scriveva Pippo Fava, che sottolineava “Catania fa paura”. Ecco, la soluzione: “soddi”, con cui il catanese pensa di comprarsi tutto, anche il Paradiso. Le varianti agli euro? Buoni benzina, ricariche telefoniche, elettrodomestici, generi alimentari: un supermercato del voto. Cinquanta, cento euro per comprarsi una famiglia, abbandonata in quartieri che sono incubi. Come a Trappeto Nord: una vasta area dove manca tutto, ma non lo spaccio della droga, un mercato a cielo aperto, 24 su 24. In questi ultimi mesi si è “spacciato”, anche il voto: e i bisogni sociali? Dal consiglio di quartiere, di recente, hanno chiesto un intervento: cambiare tre lampadine. La ditta ha risposto: “non veniamo nemmeno per questo, il comune non paga”. Diceva sconsolato Giovanni Burtone, candidato a sindaco per il Pd, a poche ore dal voto: “sono stato nei quartieri dove manca la luce da mesi…eppure sono orientati per il centro-destra…”.
Come a Monte Po, a Nesima, a Librino, San Giorgio: qui il “popolo” ha “scelto” Stancanelli. Te lo dicono i tanti galoppini, i piccoli “tuttofare”, gli “spuragghiafacenni”, sempre pronti per i “bisognosi” per il certificato (ma non è un diritto?) come il pacco della pasta (ma non è un diritto umano?). Una montagna di carta e di chiacchiere da magliari. “Facciamo attività sociale”: lo ripetevano, il 15 e 16 giugno, davanti ai seggi, trasformati in fortini pressocchè inespugnabili. Così a Librino, come nel “cuore borghese” di Borgo-Sanzio, al viale Africa come nella zona dell’aeroporto. Schiere di candidati, di “clientes” davanti alle scuole, letteralmente invase dai volantini e dai “santini” elettorali: in mezzo, soprattutto in periferia, giovani su scooter, due, quattro, sei, quasi a mò “squadre”. Un “servizio d’ordine” efficiente, nel vuoto pneumatico del controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. Potevi girare per chilometri quadrati lungo Catania Sud e Catania est, in quei due giorni “di fuoco” e scommettere di trovare una pattuglia: niente. A quelli troppo curiosi, ai cronisti “descamisados” arrivava poi l’invito pressante delle “pattuglie” di “carusi”, impegnati nel controllo dei seggi. “Vattinni da Monte Po, ‘ca megghiu ‘ie…”: anche questa è la libertà di informare a Catania. Una macchina fotografica, infatti, può diventare uno “strumento pericoloso”, come per quel Filippo Gagliano, eletto alla Provincia col “Popolo della Libertà”, che al cronista che lo fotografava al “Vittorio Emanuele”, nel momento del saluto a Giovanni Burtone, arrivato coll’ex Ministro Bindi, gridava, con tono perentorio e teatrale, di non “scattare” fotografie. Attorno a lui, tutti silenti e…accondiscendenti.
In generale, a Catania è meglio non fare luce: non vedere, magari quel candidato davanti al seggio che distribuisce “santini”, quei “tipi” affaccendati in un’opera di “consiglio” di improvvisati elettori, magari buttati giù dalla casa popolare, per andare a votare per il candidato “giusto”. La spinta per andare a votare? Anche poche migliaia di euro o qualche altro vantaggio, chissà quando da incassare… “E’ normale votare in queste condizioni?”-si chiede Marcello Tringali, consigliere di quartiere per il Pd a Nesima-Monte Po. “E’ davvero triste vedere come si sono svolte le elezioni nella settima municipalità. Vi erano scuole letteralmente invase e presidiate dai candidati e quant’ altro, amici o galoppini di questi ultimi, tali da rendere fastidioso l’esercizio del diritto di voto a molti cittadini. Per questi motivi e dopo avere ricevuto numerose telefonate di cittadini che hanno provato disgusto nell’andare a votare in simili condizioni, dove prima di raggiungere il seggio ti vedevi fermato da questo o quell’altro soggetto che si proponeva o ti proponeva qualcun altro come candidato da votare. Per tali motivi, mi sono visto costretto, in qualità di cittadino, di candidato e in veste di rappresentante di lista, a chiamare per ben tre volte la Digos, domenica 15 e lunedì 16 giugno, nella speranza di ripristinare un pò di ordine.” La Digos, certo, arrivava, ma, appena finiti i controlli di rito, si ricominciava.
E chi ricominciava? Anche quei “politici” che, un paio di mesi fa, erano stati ripresi dalle telecamere di “La7” davanti ad un patronato a dividere buste di alimenti del “Banco Alimentare”. Un tipo come Maurizio Merenda, riconfermato a “furor di popolo” al consiglio comunale, per l’Mpa di Raffaele Lombardo. “Per un continuo progetto sociale” dice lo slogan della sua campagna elettorale: un viso che per settimane e settimane è imperversato per Nesima e Monte Po. Riempiva anche la piazza San Pio X: qui, un altro dei luoghi di spaccio di droga a Catania, il cronista può stazionare per qualche minuto. Poi, arriva un amico che ti dice: “meglio andare via…” Fare il proprio dovere, come Tringali, come qualche cronista con le pezze al culo, significa diventare –involontariamente- “piccoli eroi”. Ma alla maggioranza, va bene così.
Ecco, la libertà di muoversi, dopo quella di votare, è ridotta a questo, a Catania: però, adesso da destra e sinistra hanno annunciato ricorsi per presunte irregolarità nei conteggi. Nella conta ci sono state delle irregolarità?
Qualcuno lo dice: ci vorrebbe l’esercito e non è un fan del Ministro La Russa. Forse, è solo un cittadino che sente l’oppressione di chi, con la violenza, ne condiziona le decisioni. Ma a chi interessa? Nei giorni del voto, i sindacati di polizia hanno denunciato e “fotografato”, per l’ennesima volta, l’abbandono di Catania da parte dello Stato: pochi uomini, mezzi insufficienti, sedi ed uffici cadenti a pezzi. Stancanelli, nei suoi volantini, ha scritto: “a Roma è tornato lo Stato”…Già, a Catania, non si vede, manco col binocolo, lo Stato e nemmeno la democrazia, forse.
Venti anni fa, dal Presidente Scidà arrivò l’ “urlo” per la condizione umana delle periferie: quel che accade oggi è anche conseguenza dell’irresponsabilità di tutti. Nessuno si senta innocente.
con rispetto e stima per tutti spero che prima o poi parlerete di un forse timido piccolo insignificante tentativo di fare luce in questa città in cui alcune persone invisibili (non lo dico solo per me) hanno messo la faccia e la propria storia per iniziare un percorso diverso, dal basso e libero. se non ci credete anche voi allora siamo messi male. Non dico di schierarsi, ma di raccontare quello che si è fatto (ancora poco) e quello che si vuole fare (spero molto). L’informazione alternativa a Catania e non , (voi, l’isola possibile, manifesto, liberazione e altri)soprattutto nei commenti,o non ha menzionato nulla o ha massacrato la sinistra catanese, ma non si è chiesta che cosa sta succedendo di nuovo in questa sinistra. Ma noi, abituiati ad essere oscurati non molliamo e vi costringeremo (nel senso buono) a parlare di noi, di liberare catania. sempre con stima e affetto (soprattutto per te Marco) un abbraccio toti domina

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