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“Fare finta di niente? Noi non ci stiamo!”


Le ultime sentenze dei TAR hanno dimo­strato il carattere illegale dell’intera po­litica governativa sulla scuola e lasciato aperta la possibilità di una prosecuzione del conten­zioso, che può rimettere in di­scussione la controri­forma Gel­mini.


23 agosto 2010, di Redazione




In attesa di nuovi pronun­ciamenti, è deci­sivo mantenere alta e qua­lificare ulterior­mente la mobilitazione in difesa del diritto allo studio e a un lavoro dignitoso, e corret­tamente retribuito. Per questo rifiutiamo il lavoro nero imposto per tre anni dalla “fi­nanziaria Berlusconi”. Tre anni durante cui saranno bloccati progressione di carriera e aumenti stipen­diali, con evidenti, e nefaste, conseguenze su pensioni e trattamento di fine rapporto. Un furto quantificabile in somme che oscil­lano (secondo gli anni di anzianità) da 20 a oltre 40 mila euro. Per questo rifiu­tiamo il blocco del turn over e l’espulsione di migliaia di precari che hanno contribui­to, in modo determi­nante, a “tenere in pie­di” la scuola pubbli­ca, ogni anno assunti e licenziati (in molti casi senza percepire sti­pendi durante la pausa estiva), e che, per colpa della ridu­zione degli orari curricola­ri, dei tagli Gel­mini – Tremonti e del so­vraffollamento del­le classi, nel prossimo anno scolastico non lavoreranno. Nonostante che il governo abbia sempre ostentato sicurezza nei suoi mezzi e di­sprezzo verso le proteste del mondo della scuola, dallo sciopero degli scrutini qualco­sa è cambiata, non abbiamo vinto, ma ab­biamo dimostrato quanto sia diffuso il rifiu­to del cosiddetto “riordino” e che ri­bellarsi è possibile, oltre che giusto.Se vo­gliamo evitare la distruzione della scuola pubblica statale (non c’è dubbio che questa è la reale posta in gioco), dobbiamo ridare centralità al tema del diritto all’istru­zione coinvolgen­do genitori (spesso poco infor­mati su ciò che accade), alunni e tutti colo­ro che com­prendono che una società che non investe nell’istruzione è destinata a un inesorabile declino. In attesa di indi­viduare le iniziati­ve più coerenti ri­spetto a quest’ultimo obiettivo, non possia­mo far sì che l’anno scolastico 2010-11 ini­zi come se nulla fosse accadu­to. Dobbiamo, in quanto lavoratori dell’ istru­zione, prendere atto del fallimento dell’Au­tonomia e del conseguente progetto di aziendalizzazione della scuola. Dopo tanti anni, è possibile fare un bilan­cio: mi­nore democrazia, scarsa cooperazio­ne, au­mento della competitività, mi­nore at­tenzione alla didattica e allo svilup­po dei proces­si educativi. Nessuna persona di buon sen­so può ne­gare che in questo periodo la scuola ha fat­to tanti, troppi, passi indietro. E che la rin­corsa ai “progetti” è servita solo a camuffa­re tale arretramento e distri­buire, a po­chi, una specie di -indebito- sa­lario acces­sorio. Non a caso nessuna scuo­la ha mai fatto un pubblico bilancio sui ri­sultati ottenuti con i tanti corsi post diplo­ma o i vari PON e IFTS, mentre ricordia­mo tutti, su questo argomento, le puntuali, e mai smentite, de­nunce di sprechi e in­congruenze in trasmis­sioni come Report. Il primo passo per invertire tutto questo è riaffermare che a scuola si deve innanzitut­to “fare scuola”, e per fare scuola bene è necessario che tutti siano coinvolti e tutti siano responsabilmente protagonisti. Per questo, sin dal primo Collegio Do­centi ci batteremo per riaffermare una ge­stione de­mocratica della scuola a partire dal ripristi­no di quanto previsto dagli Or­gani Colle­giali, in primo luogo l’elezione, da parte del Collegio Docenti, dei Collabora­tori del Preside. Ci batteremo per rimettere in discussio­ne la logica delle Funzioni Strumentali e tornare al clima di collabora­zione fra tut­ti, evitando di accorpare incari­chi che alla fine risultano poco gestibili. Per far ciò è necessario aumentare il nu­mero delle fun­zioni riducendone compiti e orari, in modo da distribuirle fra più colle­ghi. L’articolazione del Fondo di Istituto (in­nanzitutto attraverso l’intervento del Coll. Docenti e dell’Assemblea del persona­le ATA) deve essere funzionale al pro­getto e alle necessità didattiche. Non sottovalutiamo quanto oc­corre fare per ristabilire legalità e non es­sere compli­ci della distruzione della scuo­la: a) Rifiutare (nella scuola secondaria) ogni cattedra che va oltre le 18 ore b) Non accettare supplenze a pagamen­to, né tollerare accorpamenti delle classi in caso di assenza dei colleghi c) Pretendere il rispetto degli standard di sicurezza rispetto al rapporto aule/alunni. In ogni caso, è illegale che in un’aula scola­stica lavorino contemporaneamente più di 26 persone (tra alunni e docenti)

Precari Scuola, Catania


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Ci sono 1 contributi al forum.

“Fare finta di niente? Noi non ci stiamo!”


5 settembre 2010, di : Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale - Catania


Segnalo che questo documento, pubblicato diversi giorni fa sulle pagine facebook dei due coordinamenti sotto indicati e inviato alla stampa, porta in realtà due firme:

Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale-Catania Coordinamento Precari Scuola - Catania

Ci piacerebbe che aggiungeste quella mancante. Grazie!



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