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Gli studenti di Teheran e quelli del G8


“A un certo punto decine di poliziotti ar­mati sono penetrati nella scuola dove noi manifestanti avevano messo su il centro-stampa. Hanno sprangato a sangue tutti quelli che hanno trovato e li hanno portato via sanguinanti. Poi si sono accaniti sui computer e li hanno fatto a pezzi”.


22 giugno 2009, di Redazione




Siamo nella lontana Teheran, capitale del regime integralista dell’Iran. Niente di occi­dentale, naturalmente. Da noi ci sono parti­ti democratici, da loro gli ayatollah. Da noi la Chiesa non interviene delle faccende del­lo Stato, da loro c’è una Suprema Guida che parla in nome di Allah. Da noi libere e de­mocratiche “ronde”, da loro squadre fanati­che di pasdaran. Da noi soprattutto non può accadere che decine e decine di oppositori vengano selvaggiamente picchiati, portati via e torturati in carcere subito dopo. Qual è il problema principale del governo iraniano, in questo momento? Far finta che tutto ciò non sia mai successo. Im­porre il silenzio, censurare (o com­prare) i media, schernire la stampa straniera che non si può controllare: “Nemici del­l’Iran - dicono - Sovversivi, teppisti, pagati dal ne­mico”. Un bel giorno, essi sperano, tutto questo sarà dimenticato; anzi, praticamente non sarà mai avvenuto. I satrapi potranno torna­re tranquillamente a governare autoritaria­mente, a rubare e a far festa fra cortigiani e odalische nei palazzi. O forse no. Distruggere il centro-stampa di Teheran adesso non è servito a niente. C’è Twit­ter, c’è YouTube, c’è l’internet. Come si fa a sprangare anche questi? Mai la verità è stata così impopolare presso i satrapi – occidentali e orientali – come adesso. Mai è stata così palesemente (le leggi anti-cronisti qui in Italia) persegui­tata in tempi moderni. Ma non è stata mai così forte, grazie all’internet: che non si può imbavagliare. Avremo, noi giovani, il coraggio (e la professionalità, la serietà, il fare rete) di servircene fino in fondo? Poveri satrapi, in questo caso, poveri papi e poveri ayatollah. *


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