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I Siciliani, giornalismo contro


Durante il periodo natalizio del 1982 esce nelle edicole dell’isola il primo nume­ro del mensile I Siciliani diretto da Pippo Fava. L’inchiesta principale, che accende i riflettori sul nuovo giornale, è I quattro ca­valieri dell’apocalisse mafiosa in cui si at­taccano i quattro principali imprenditori ca­tanesi da diecimila posti di lavoro comples­sivi: Mario Rendo, Carmelo Costanzo, Francesco Finocchiaro e Gaetano Graci.


19 settembre 2011, di Redazione




Il dispiegamento pubblico delle collusio­ni e commistioni tra gli imprenditori e la mafia accende la curiosità della stampa na­zionale, che si trova di fronte ad una realtà colpevolmente sconosciuta a soli quattro mesi dall’uccisione del generale Carlo Al­berto Dalla Chiesa a Palermo. Il giornalismo catanese, infatti, non si era mai occupato di raccontare e svelare gli in­trecci tra mafia, imprenditoria e politica fino a quando Giuseppe e i suoi colleghi non si assunsero quest’onere decidendo di fondare un nuovo mensile che avesse come linea editoriale il “concetto etico di giorna­lismo”, ovvero, come diceva Fava, di “un giornalismo fatto di verità”. Ed è proprio questo nuovo modo di esse­re (non di fare il) giornalista che ha infasti­dito il sistema editoriale catanese, che an­cora oggi è monopolizzato da Mario Cian­cio Sanfilippo, ex presidente della Fieg, la federazioni degli editori di giornali, indaga­to per concorso in associazione mafiosa. Tutta l’informazione, scritta, radiofonica e televisiva è sempre passata dalle mani di Ciancio, a parte il mensile diretto da Fava. In questo contesto I Siciliani è una rivista scomoda, irriverente e preoccupante per la classe dirigente dell’isola, che invano tenta di comprare il giornale attraverso Mario Rendo, chepropone al direttore la gestione di una nuova emittente televisiva. La sera del 5 gennaio 1984, a Catania, dopo undici numeri del periodico, Pippo Fava viene ucciso. Sono ormai passati ventisei anni, ma la situazione a Catania non è cambiata di mol­to. A parte l’accusa ex art. 416 bis per Ciancio, il monopolio informativo è rima­sto lo stesso. Per questo accolgo con entusiasmo l’an­nuncio dell’amico Riccardo Orioles sulla rinascita de I Siciliani. Il primo numero do­vrebbe debuttare già dal prossimo novem­bre in formato pdf e da febbraio 2012 do­vrebbe uscire nelle edicole siciliane. Rin­grazio anche i sostenitori del progetto, le persone che hanno convinto Riccardo a mettersi a disposizione per il risveglio di un mensile che non poteva finire tra i ricordi: i magistrati Giambattista Scidà eGiancarlo Caselli e il Prof. Nando Dalla Chiesa. Sono convinto che il concetto etico di giornalismo, che accompagna ancor’oggi Orioles egli altri redattori che daranno vita a I Siciliani, sarà la giusta cinghia di tra­smissione tra lavecchia esperienza e la nuo­va e sarà l’ennesima occasione per dimo­strare che si può essere giornalisti senza svendersi al miglior offerente. Il "risveglio" de I Siciliani è un filo rosso che qualcuno voleva nascondere sotto la sabbia e invece soffia forte. E noi soffiamo insieme perché Riccardo e I Siciliani corrano veloci.

Giulio Cavalli

* * *

DAI QUARTIERI SICILIANI PERCHE’ RIVOGLIAMO “I SICILIANI”

Perché il cinque gennaio del 1984 veniva uc­ciso dalla mafia il direttore e fondatore de “i Si­ciliani” Giuseppe Fava. La mafia uccidendo l’uomo giornalista crede­va di avere ucciso le idee e il modello di un nuo­vo giornalismo che incominciava a fare scuola. In questi ventisette anni l’idea fare giornalismo al modo di Giuseppe Fava si è allargata fra i tanti giovani, fra i tanti giornali di carta dai nomi più diversi. Questo percorso ha formato tanti nuovi gior­nalisti che hanno finalmente portato avanti un giornalismo dal volto diver­so. Con il progresso di internet questo fenomeno si è ingrandito e i buoni giornali on-line si sono moltiplicati, l’informazione è per tutti ed è a portata di mano. Anche a Catania, negli ultimi anni, è nata una piccola rete di giornali di carta e su internet, un po’ per arginare il monopolio dell’informa­zione dell’unico quotidiano catanese e poi per­ché Ca­tania è la città dove nasce la scuola di Fava. Fra essi giornali di quartiere fatti di carta, come “La Periferica” o “i Cordai” che attra­verso un giornalismo di strada raccontano la vita della gente. Ecco perché, oggi, ha un grande senso rifon­dare “i Siciliani”. Il momento è quello giusto, è il momento dove stiamo vivendo le più grandi ingiustizie so­ciali e dove la democrazia sta subendo gli attac­chi più feroci, dove l’informazione libera, più che mai, viene sottoposta a continue censure. “I carusi di Fava “ sono diventati adulti: ecco perché “ i Siciliani” ritornano a vivere, per dare un’informazione per tutti e tutte,per dare un’in­formazione non nostalgica ma nuova, per com­battere anche la mafia che si insinua con la sua borghesia togliendo libertà e diritti. Noi de “i Cordai” e del centro Gapa siamo or­gogliosi di essere dentro questo progetto e di far parte di una rete di informazione che dopo tanti anni paga e ci restituisce il diritto di raccontare giornalisticamente il nostro tempo. E un enorme grazie va al nostro direttore idea­le al nostro direttore Giuseppe Fava.

Giovanni Caruso


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