



Durante il periodo natalizio del 1982 esce nelle edicole dell’isola il primo numero del mensile I Siciliani diretto da Pippo Fava. L’inchiesta principale, che accende i riflettori sul nuovo giornale, è I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa in cui si attaccano i quattro principali imprenditori catanesi da diecimila posti di lavoro complessivi: Mario Rendo, Carmelo Costanzo, Francesco Finocchiaro e Gaetano Graci.
Il dispiegamento pubblico delle collusioni e commistioni tra gli imprenditori e la mafia accende la curiosità della stampa nazionale, che si trova di fronte ad una realtà colpevolmente sconosciuta a soli quattro mesi dall’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a Palermo. Il giornalismo catanese, infatti, non si era mai occupato di raccontare e svelare gli intrecci tra mafia, imprenditoria e politica fino a quando Giuseppe e i suoi colleghi non si assunsero quest’onere decidendo di fondare un nuovo mensile che avesse come linea editoriale il “concetto etico di giornalismo”, ovvero, come diceva Fava, di “un giornalismo fatto di verità”. Ed è proprio questo nuovo modo di essere (non di fare il) giornalista che ha infastidito il sistema editoriale catanese, che ancora oggi è monopolizzato da Mario Ciancio Sanfilippo, ex presidente della Fieg, la federazioni degli editori di giornali, indagato per concorso in associazione mafiosa. Tutta l’informazione, scritta, radiofonica e televisiva è sempre passata dalle mani di Ciancio, a parte il mensile diretto da Fava. In questo contesto I Siciliani è una rivista scomoda, irriverente e preoccupante per la classe dirigente dell’isola, che invano tenta di comprare il giornale attraverso Mario Rendo, chepropone al direttore la gestione di una nuova emittente televisiva. La sera del 5 gennaio 1984, a Catania, dopo undici numeri del periodico, Pippo Fava viene ucciso. Sono ormai passati ventisei anni, ma la situazione a Catania non è cambiata di molto. A parte l’accusa ex art. 416 bis per Ciancio, il monopolio informativo è rimasto lo stesso. Per questo accolgo con entusiasmo l’annuncio dell’amico Riccardo Orioles sulla rinascita de I Siciliani. Il primo numero dovrebbe debuttare già dal prossimo novembre in formato pdf e da febbraio 2012 dovrebbe uscire nelle edicole siciliane. Ringrazio anche i sostenitori del progetto, le persone che hanno convinto Riccardo a mettersi a disposizione per il risveglio di un mensile che non poteva finire tra i ricordi: i magistrati Giambattista Scidà eGiancarlo Caselli e il Prof. Nando Dalla Chiesa. Sono convinto che il concetto etico di giornalismo, che accompagna ancor’oggi Orioles egli altri redattori che daranno vita a I Siciliani, sarà la giusta cinghia di trasmissione tra lavecchia esperienza e la nuova e sarà l’ennesima occasione per dimostrare che si può essere giornalisti senza svendersi al miglior offerente. Il "risveglio" de I Siciliani è un filo rosso che qualcuno voleva nascondere sotto la sabbia e invece soffia forte. E noi soffiamo insieme perché Riccardo e I Siciliani corrano veloci.
Perché il cinque gennaio del 1984 veniva ucciso dalla mafia il direttore e fondatore de “i Siciliani” Giuseppe Fava. La mafia uccidendo l’uomo giornalista credeva di avere ucciso le idee e il modello di un nuovo giornalismo che incominciava a fare scuola. In questi ventisette anni l’idea fare giornalismo al modo di Giuseppe Fava si è allargata fra i tanti giovani, fra i tanti giornali di carta dai nomi più diversi. Questo percorso ha formato tanti nuovi giornalisti che hanno finalmente portato avanti un giornalismo dal volto diverso. Con il progresso di internet questo fenomeno si è ingrandito e i buoni giornali on-line si sono moltiplicati, l’informazione è per tutti ed è a portata di mano. Anche a Catania, negli ultimi anni, è nata una piccola rete di giornali di carta e su internet, un po’ per arginare il monopolio dell’informazione dell’unico quotidiano catanese e poi perché Catania è la città dove nasce la scuola di Fava. Fra essi giornali di quartiere fatti di carta, come “La Periferica” o “i Cordai” che attraverso un giornalismo di strada raccontano la vita della gente. Ecco perché, oggi, ha un grande senso rifondare “i Siciliani”. Il momento è quello giusto, è il momento dove stiamo vivendo le più grandi ingiustizie sociali e dove la democrazia sta subendo gli attacchi più feroci, dove l’informazione libera, più che mai, viene sottoposta a continue censure. “I carusi di Fava “ sono diventati adulti: ecco perché “ i Siciliani” ritornano a vivere, per dare un’informazione per tutti e tutte,per dare un’informazione non nostalgica ma nuova, per combattere anche la mafia che si insinua con la sua borghesia togliendo libertà e diritti. Noi de “i Cordai” e del centro Gapa siamo orgogliosi di essere dentro questo progetto e di far parte di una rete di informazione che dopo tanti anni paga e ci restituisce il diritto di raccontare giornalisticamente il nostro tempo. E un enorme grazie va al nostro direttore ideale al nostro direttore Giuseppe Fava.

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Tre anni dopo il terremoto dell'Aquila, il 95% delle macerie è ancora lì dov'era. Ma chi ne parla?
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Non ci piace lavare i panni sporchi in famiglia, e quindi pubblichiamo volentieri le lamentele del vignettista PV sui meccanismi redazionali. Si puo' sempre migliorare, e proveremo a farlo.