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I Siciliani perché?


Ogni volta che frenava non riuscivi a tenere l’equilibrio. Così, ogni fermata era un livido. E guardando fuori dal finestrino, invece, erano solo sorrisi, cartelloni, musica, persone. Era l’aprile del 2006, eravamo quelli del “Ritaexpress” e viaggiavamo di notte, in mille, sullo stesso treno, attraversando l’Italia per cambiare la Sicilia. Tornavamo per votare Rita Borsellino alla presidenza della Regione Siciliana. Non eravamo organizzati da nessuno ma ci sostennero in tanti. A Perugia fu Libera, a Trento l’Arci, a Firenze i sindacati.

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13 dicembre 2011, di Redazione




Non troverete articoli della stampa ufficiale che raccontino il momento in cui abbiamo rischiato di cambiare la Sicilia, i siciliani, il nostro futuro. Ma noi li abbiamo visti lì, l’ultima volta, una buona parte de “I Siciliani”. In quel viaggio senza precedenti, scanzonato e libero. Utopico quanto bastava per dire al potente di turno, che non c’erano intoccabili. Concreto quanto bastava per infastidire tutti gli altri Vicerè di Sicilia e infine solare perché la lotta di liberazione non è affare per musi lunghi ma per sorrisi larghi. Anche se si finisce per perdere, come accadde per noi in quella primavera anticipata. E li abbiamo incontrati ancora, in piazza a Bari, alcuni anni dopo “I Siciliani” (giovani) mentre agitavano bandiere colorate contro le mafie.Li abbiamo visti nei quartieri di Catania, lavorare ogni giorno a San Cristoforo come a Librino. Ma li abbiamo sentiti parlare di mafia, anche a Milano, nelle strade che portano al tribunale dove si sta svolgendo il primo processo alla ‘ndrangheta in Lombardia. A Termini Imerese, dove accanto al comunicato degli operai, in questi giorni, c’è quello degli studenti siciliani e a Barcellona Pozzo Di Gotto a spalare il fango dentro la città. Nessuno si senta offeso, nessuno si senta escluso se continuiamo ad esserci, con rispetto e memoria. Ma siamo ciclici. Siamo anche “giovani”, con le spalle posizionate davanti alla rete ma intenzionati a consumare le scarpe per raccontare questo Paese. E abbiamo ancora qualcuno che continua a credere in questa storia: che è un movimento, un ricordo privato per molti, un patrimonio di storia per tanti altri. Buona lettura a voi “Siciliani” di ogni luogo e battaglia: da Milano a Berlino, da Catania a Parigi.

Norma Ferrara

(liberainformazione)

* * *

Quasi un promemoria

Questo numero dei Siciliani giovani è formalmente un “numero zero” (ci è sembrato corretto chiamarlo così, non avendo completato le procedure tecniche per la costituzione della Società editrice), ma non è affatto un numero “di prova”; è un giornale completo, fatto per continuare, salvi i miglioramenti che l’esperienza e i lettori suggeriranno. Eventuali carenze non vanno quindi addebitate a un clima di sperimentazione, ma a nostre eventuali insufficienze professionali. Secondo i nostri programmi, dovrebbe divantare cartaceo (anche cartaceo) fra due mesi. Andrà a pieno regime fra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, puntando prevalentemente (ma non esclusivamente) sul mercato elettronico, e posizionandosi fra i primi e-magazine della nuova generazione. Riteniamo con ciò di collocarci sul solco dei vecchi Siciliani non solo nell’impegno civile ma anche nel ruolo di avanguardia tecnologica (fotocomposizione, ecc.) che essi a suo tempo hanno saputo avere. Con questo, non abbandoneremo la carta ma intensificheremo anzi lo sforzo per supportare, come già ora (e già negli anni ’90) una serie di giornali di base, che consideriamo utilissimi per la crescita dei giornalisti e per la democrazia. Tutti i giovani giornalisti che vorranno migliorare i loro prodotti, elettronici e su carta, potranno dunque contare anche stavolta sul nostro aiuto. Questo giornale è stato fatto grazie all’apporto di diversi “anziani” e consolidati professionisti, ai quali va la nostra riconoscenza; ma soprattutto grazie all’impegno di una serie di giovani redazioni (dal “Clandestino” di Modica a “Stampo antimafioso” di Milano) che sono i nostri veri e decisivi interlocutori. Senza grandi parole, senza “entusiasmi, lavorando con serietà e riscrivendo pazientemente i loro pezzi, questi giovani colleghi hanno brillantemente superato l’esame che, come sempre, i Siciliani hanno costituito per tutti loro. Siamo orgogliosi di loro e crediamo di aver messo in buone mani la bella e difficilissima bandiera dei Siciliani. Infine, una stretta di mano ai promotori di questa impresa, i primi a crederci, coloro senza i quali non avremmo mai cominciato : Giancarlo Caselli, Nando dalla Chiesa, Giovanni Caruso, Enza Rando; e “Titta”, Giambattista Scidà. A lui - nella cui casa, lui già malato, ebbe luogo la nostra prima riunione - è dedicato questo primo numero di questi nuovi Siciliani.

R.O.


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