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E’ vero che gli zingari rubano i bambini?


Non c’è ad oggi un caso accertato, nemmeno uno, in cui un bambino italiano sia stato rapito da un rom. Ma in Italia, in genere, i bambini scompaiono perché sono stati rapiti da italiani. Nella maggior parte dei casi da uno dei due genitori. Lo dice la polizia. E la notizia è facilmente controllabile. Intanto a Napoli bruciano i campi nomadi, e a Catania sgomberano tutto.


29 maggio 2008, di Gianfranco Faillaci




Quando il bambino M. è stato rapito era ancora piccolissimo. Tanto che, adesso, non ha alcun ricordo dei suoi genitori. A strapparlo alla famiglia – come le indagini hanno accertato – era stata una zingara. Una donna un po’ matta e vendicativa, che dopo molti anni è stata identificata con sicurezza, e che chiameremo semplicemente A. Il bambino è dunque cresciuto tra i nomadi, credendo che la zingara A. fosse sua madre. Ormai M. è un giovane forte e robusto: nella sua casa natale abita ancora un fratello più grande, ma lui non ha mai saputo di averlo. Se si incontrassero, probabilmente si guarderebbero con diffidenza. E probabilmente il fratello maggiore penserebbe che quelli come M. sono buoni solo a combinare guai e a dar fastidio alle signore. Di certo, nessuno crederebbe mai che M. sia a suo modo un eroe. E invece lui lo è. Perché, quella volta che qualcuno ha deciso di farsi giustizia contro gli zingari appiccando il fuoco, M. non ha avuto un attimo di esitazione: si è gettato tra le fiamme e ha salvato la zingara A., la donna che per lui era sua madre: proprio quella che l’aveva rapito quand’era ancora un bambino.

A raccontare questa storia non è stata una puntata di «Chi l’ha visto», bensì la penna di Salvadore Cammarano. Il quale a dire il vero non sa granché di zingari e non frequenta per niente le redazioni televisive: per l’ottima ragione che il suo mestiere, finché è vissuto, è sempre stato quello di scrivere libretti per l’opera lirica. Quella che abbiamo raccontato, infatti, è semplicemente la trama del Trovatore: una storia popolarissima, che deve molto del suo successo alla straziante bellezza della musica di Verdi. Chiunque ne conosce almeno un pezzo, l’aria cantata dal giovane (Manrico) quando la zingara (Azucena) sta per essere bruciata sul rogo: «Di quella pira / l’orrendo foco…». Musica a parte, però, non si direbbe che tra i libretti di Cammarano e i giornali dei nostri tempi ci sia una gran differenza. La storia di Manrico, evidentemente, è soltanto un cupo dramma romantico. Ma tutte le storie di bimbi rapiti che stiamo leggendo a raffica sui giornali di questi mesi? Sono tutte vere, quelle? Proviamo a vedere un po’.

***

Palermo, luglio 2007. Leggiamo da “Repubblica”, e facciamo bene attenzione al modo di coniugare i verbi: «Emanuele stava giocando sulla spiaggia di Isola delle Femmine (comune a tre chilometri da Palermo), era il tardo pomeriggio di sabato. Una donna nomade si è avvicinata a lui, gli ha sorriso, lo ha abbracciato, poi lo ha nascosto sotto la gonna lunga quasi fino ai piedi. Emanuele non ha fiatato, è rimasto in silenzio e la donna ha cercato di raggiungere rapidamente l’uscita dello stabilimento balneare provando a portarlo via con sé. Ma una bagnante che ha assistito alla scena si è messa a urlare e, stando alla ricostruzione di alcuni testimoni, ha aiutato il bambino a liberarsi». Il titolo del giornale non lascia spazio a dubbi: «Tenta di rapire bimbo sulla spiaggia / Sventato sequestro a Isola delle Femmine». Imputata è una donna rumena di 45 anni, Maria, che finisce in carcere a Palermo. Ma quando la presunta rapitrice compare davanti al giudice, vien subito fuori che il rapimento è una bufala: «una vicenda – puntualizzerà poi il giornale – in cui la psicosi collettiva e il pregiudizio contro gli zingari si sono coniugati, producendo un mostro sbattuto in prima pagina». Maria verrà scarcerata. La bagnante accusatrice confesserà di essere «terrorizzata dagli zingari». E ammetterà soprattutto che «non era stata la zingara a correre verso il bambino, ma il piccolo a scappare verso l’uscita dello stabilimento». A incriminare Maria, insomma, era bastato il fatto che si fosse chinata a terra mentre il piccolo le passava vicino, mettendo in mostra la sua lunga gonna. E il Gip osserverà: «se lo stesso gesto di piegarsi verso il bambino l’avesse compiuto una qualsiasi altra bagnante, sarebbe stato interpretato come manifestazione di comportamenti tutti leciti. Invece è stato visto come un atto idoneo a configurare un rapimento solo e soltanto perchè posto in essere da una zingara». Maria, dunque, è uscita dal carcere. Ma quanti si ricordano di come è andata a finire? E in quanti, invece, è rimasta impressa solo l’immagine della zingara che porta via il bambino sotto la gonna?

Di storie simili, in questi giorni, se ne sentono a non finire. Storie a volte grottesche, come quella di Sanremo: una signora che si era distratta mentre faceva shopping ha denunciato il rapimento del figlio di tre anni «da parte dei rom». Non dunque una denuncia di smarrimento, ma una precisa identificazione – su base rigorosamente etnica – del colpevole. Ma la donna ha visto rapire il figlio? Macché. Semplicemente, riferiscono le cronache, ha visto alcune persone sospette «che sembravano nomadi». Non trovando il bambino, dunque, la signora ha fatto denuncia. E la polizia è subito partita a vedere se c’erano campi nomadi nelle vicinanze. Poi si è scoperto che il piccolo si era nascosto dentro un armadio e che, di fronte a tutto quel parapiglia, ha avuto paura di prenderle e se ne è rimasto zitto zitto. La reazione della madre, naturalmente, si può comprendere. Ma non staremmo tutti più calmi se i giornalisti italiani evitassero di ripetere continuamente la voce – completamente falsa – che i rom in Italia vanno in giro a rapire bambini?

Non c’è ad oggi un caso accertato, nemmeno uno, in cui un bambino italiano sia stato rapito da un rom. Nessuno saprebbe citare un solo precedente giudiziario. L’università di Verona ha condotto uno studio accuratissimo: ha preso tutte le notizie Ansa degli ultimi vent’anni, ha selezionato quelle in cui si parlava di presunti rapimenti ad opera di rom, è andata a vedere come sono finite queste storie in tribunale. Non c’è stata una sola condanna, un solo riscontro, un solo episodio in cui l’accusa sia risultata fondata. Nulla. È dunque impossibile che un rom strappi un bambino a una mamma italiana? Non è impossibile, naturalmente, come non è impossibile che lo faccia un finlandese, un australiano o un nativo del Massachusetts. Ma in Italia, in genere, i bambini scompaiono perché sono stati rapiti da italiani. Nella maggior parte dei casi da uno dei due genitori. Lo dice la polizia. E la notizia è facilmente controllabile.

C’è però il caso di Ponticelli, che è poi quello che ha scatenato la caccia contro i rom. Qui è finita in carcere Angelica, sedici anni. È accusata di essere entrata in un condominio portando via in braccio una bimba di sei mesi. Sarebbe stata fermata sul pianerottolo dai vicini, che sono dunque i testimoni dell’accusa. Dalla parte opposta, un’inchiesta realizzata dal gruppo EveryOne parla di una montatura e rivela che «nei giorni precedenti al fatto, gli inquilini della palazzina si erano riuniti più volte, con un solo ordine del giorno: come ottenere lo sgombero delle famiglie rom accampate a Ponticelli». Cosa poi sia successo a Ponticelli, dopo l’arresto di Angelica, lo sanno tutti: i fascisti che girano con spranghe, le molotov tirate sulle baracche e su chi le abita, le donne del quartiere che fanno festa urlando e ballando intorno al rogo. Non tutti però sanno che i pogrom fanno molto comodo alla camorra: perché con la presenza dei rom a Ponticelli aumenta anche la presenza della polizia; e perché i rom fanno concorrenza alla criminalità locale nel mercato del ferro, dell’alluminio e del rame. Ma è colpevole o no, Angelica? Lo dirà il processo. Ma intanto la sentenza di condanna è già stata scritta ed eseguita col fuoco. A carico dell’intera comunità rom.

Infine, c’è la storia di Catania. Due rom sono stati arrestati con l’accusa di aver tentato di rapire una bimba. A chiamare la polizia è stata la madre, moglie di un ispettore di polizia. Il fatto è accaduto nel parcheggio del supermercato Auchan dove i due rom, ben conosciuti dal personale, girano di solito chiedendo l’elemosina. Secondo chi lavora lì, e sa come vanno le cose nel parcheggio, è possibile che i due – come spesso accade – volessero portar via il carrello della spesa per prendersi la monetina, e abbiano perciò spostato la bimba che c’era seduta sopra. I due rom, tramite il loro avvocato, ammettono anche di aver usato toni eccessivi in un alterco con la signora. Ma, a parte questo, le versioni di accusa e difesa divergono su vari punti. Secondo i giornali di tutt’Italia però dubbi non ce ne sono: si tratta di un tentato rapimento, da raccontare all’indicativo. A nessuno è venuto in mente di fare un salto al supermercato per provare a ricostruire i fatti. Gli unici a tentarci sono stati i ragazzi di Step1, un magazine online scritto da studenti universitari (www.step1magazine.it). Hanno accertato che l’area del parcheggio è videosorvegliata ed hanno posto le conseguenti domande: possibile che due persone conosciute un po’ da tutti abbiano tentato un rapimento, rischiando anche di essere filmate dalle telecamere? Esistono registrazioni video che aiutino a stabilire se i due rom volevano prendere la bimba o solo qualche centesimo? Anche qui, ne sapremo di più dall’inchiesta giudiziaria. Ma anche stavolta il garantismo all’italiana – che è innocentista a oltranza, ma soltanto con i colletti bianchi – ha già processato e giudicato i due imputati. Insieme a tutti gli altri rom, brutti, sporchi e quindi ladri di bambini.

***

«Abietta zingara, fosca vegliarda», canta una cupa voce di basso nel primo atto del Trovatore, raccontando l’antefatto della storia di Manrico. È precisamente questo, con qualche libertà circa l’età dell’accusata, lo schema nel quale – con riflesso pavloviano – siamo ormai abituati a inquadrare tutti i fatti che riguardino i “nomadi” presenti in Italia. La colpa si presume; una leggenda metropolitana tanto antica quanto indimostrata – gli zingari rubano i bambini – è divenuta articolo di fede. «Di quella pira l’orrendo foco», canta il tenore poco prima che cali il sipario: e fino ad oggi, di tante cupe leggende zingaresche, solo questo dettaglio ha trovato un riscontro certo nella realtà del nostro tempo. Il riscontro sono le fiamme di Ponticelli, sono le molotov lanciate contro il campo nomadi, o il sabba delle donne del quartiere in festa intorno ai roghi. L’orrendo fuoco di quella pira è l’unica invenzione di Cammarano ad esser diventata cronaca. Senza la musica di Verdi. Ma con l’oculata regia della camorra.

Vedi pure http://www.ucuntu.org/-INCHIESTE-.html


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Ci sono 3 contributi al forum.

E’ vero che gli zingari rubano i bambini?


30 maggio 2008, di : luca


Grazie per il vostro articolo.E’ sempre molto emozionante conoscere la verità qualunque essa sia. Capire le cose. Vedere senza pre-giudicare. Posso un suggerimento? Perchè non citare nell’articolo gli estremi della ricerca di Verona per chi volesse leggerla?



E’ vero che gli zingari rubano i bambini?


3 giugno 2008


Caro Gianfranco, credo che nei prossimi anni la priorità sara difendere il mio bimbo di appena un anno non da presunti rapitori di bambini, ma dalla concreta violenza delle mafie (anche quelle politiche), dalle loro droghe e dalle loro pistole, dai loro sporchi traffici con l’immondizia e dal rischio della diossina degli inceneritori. E sarà importante insegnargli il valore delle diversità e l’importanza della tolleranza, per proteggerlo da questi nuovi cacciatori di streghe. Splendido articolo. Grazie, alfio ferrara.



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