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I magnifici sette e il milioncino regalato agli amici


Umberto Scapagnini ed altri sei sono chiamati dalla Corte dei Conti a rimborsare un danno fatto alle casse comunali. Avrebbero la responsabilità della nomina di un numero esagerato di amministratori, di dubbia professionalità ma strapagati.


27 gennaio 2010, di Redazione




Questa volta non ci sono registrazioni telefoniche che possano fare dubitare della volontà della magistratura di perseguire gli amministratori ed i politicanti catanesi che hanno impoverito le casse comunali. Questa volta ad indagare non è la Procura della Repubblica di Catania ma la Corte dei Conti di Palermo. La notizia era arrivata fino alla città capoluogo della regione: una società comunale, la ASEC trade, creata per commercializzare il metano distribuito dall’azienda del gas, distribuiva compensi ai consiglieri di amministrazione che superavano il totale della retribuzione dei dipendenti. Il sostituto procuratore Gianluca Albo non poteva starsene con le mani in mano ed ha avviato le indagini. Prima ha incaricato Armando Giacalone, segretario generale del Comune, per fare chiarezza sull’accaduto. Il risultato non è stato soddisfacente e quindi il magistrato palermitano si è rivolto a due ispettori dell’assessorato regionale agli enti locali. Questa volta la relazione consegnata dai due funzionari regionali è stata più completa ed ha ricostruito cosa era accaduto all’ASEC spa, all’ASEC trade e ad Investiacatania, tre delle numerose società partecipate del Comune di Catania che sono state accusate tante volte di essere strumento di favori e concessioni clientelari a danno dei contribuenti etnei. Dalla lettura della relazione, Gianluca Albo si è fatta un’idea chiara degli intrallazzi di Palazzo degli Elefanti, almeno per quanto riguarda L’ASEC trade ed Investiacatania: 1. la retribuzione del Consiglio di Amministarzione era esagerata; 2. lo stesso numero dei consiglieri era superiore al necessario; 3. il criterio con cui erano stati scelti non si basava sulla loro professionalità, almeno a giudicare dai titoli portati per giustificare le competenze possedute. Il danno subito dalle casse comunali ammonterebbe a poco più di un milione di euro e la Procura della Corte dei Conti ora vuole che i responsabili debbano rimborsare i cittadini di Catania. Il 23 giugno è fissata l’udienza che potrebbe condannare i magnifici sette che sono stati individuati come i responsabili, a chiusura dell’istruttoria. Solo cinque dei sette imputati hanno finora provato a difendersi senza però riuscire a convincere l’accusa e finora non ci risulta che qualche procuratore della Corte dei Conti abbia fatto pressioni perchè venisse soddisfatto il credito di un suo parente.

Il danno: 1.039.756 euro I chiamati in giudizio: Umberto Scapagnini Sebastiano Lombardo Alessandro Maria Giovanni Tornello Ugo Maria Rosario Costanzo Giorgio Antonio Raimondo Stracquadanio Antonio Rosario Mignemi Mario Gioacchino Arena

Piero Cimaglia


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