domenica 27 luglio 2008, di Giovanni Caruso
La strada è sempre quella, via Cordai. La scuola è sempre quella, l’Andrea Doria. Anche noi, con le mamme, le insegnanti e le associazioni, siamo sempre quelli, ad aspettare l’ufficiale giudiziario che consegnerà l’ennesimo sfratto, l’ennesimo schiaffo al diritto.
Un anno fa la giunta Scapagnini, dopo l’occupazione della scuola e il blocco degli esami da parte delle mamme del quartiere, trovò un accordo con la proprietà del plesso: blocco dello sfratto per due anni, messa in sicurezza del plesso scolastico e pagamento degli arretrati. Di questo accordo solo una piccola parte è stato rispettato, una messa in sicurezza fatta male. Forse Scapagnini sapeva già che sarebbe scappato, lasciando sulla groppa del suo successore anche il debito di 150mila euro di mensilità non pagate alla proprietà dell’Andrea Doria.
I funzionari del comune, l’ufficiale giudiziario, l’avvocato della proprietà, eccoli tutti qui. Un po’ infastiditi dalla nostra presenza, salgono dal preside. Tre ore di discussione con un segretario generale del comune non può prendere impegni in nome di una giunta che non c’è. L’avvocato delle Orsoline, proprietarie del plesso, non sente ragioni e vuol procedere. Ora noi tutti siamo entrati, diciamo che siamo pronti a resistere, a impedire i sigilli, senza violenza, con la resistenza passiva. Il caldo si fa sentire, Maugeri, il bidello, ci offre acqua fresca e ci dice che è in ferie, ma quando ha sentito che c’era un nuovo sfratto, si è sentito in dovere di venire a difendere la scuola. Dalla stanza del preside arriva una prima notizia: lo sfratto è rinviato al 31 agosto:"Bene! abbiamo più tempo per organizzarci". Passano dieci minuti e la notizia viene smentita, la data viene fissata per il 7 agosto. Usciamo dopo aver visto uscire i carabinieri, in strada decidiamo di vederci da noi, al gapa, per decidere cosa fare prima del 7 agosto, poi ci salutiamo e qualcuno lo fa con un :"No pasaran!"











