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Il Partito dei notabili. Di nuovo?


“Destra, sinistra? Che ce ne frega! Mettiamoci d’accordo fra di noi” E’ sempre stata questa la tentazione dei proprietari meridionali, dal “trasformismo” di Depretis al “mi­lazzismo” di metà Novecento. In italiano, si chiama inciucio. E non muore mai


2 giugno 2010, di Redazione




A volte gli inciuci servono (l’ha detto an­che il grande D’Alema) e a me questo qua, per esempio, ha fatto guadagnare cinquemi­la lire. Quale? Ma questo alla regione sici­liana, naturalmente, fra il capo dei leghisti siculi Lombardo (uno che si fa le campagne elet­torali coi pacchi di pasta) e il partito de­mocratico siciliano. Alla giunta Lombardo, fu­mante di coltellate fra peones dei vari boss, è arrivato l’appoggio esterno, sotto forma di astensione, del Pd. Questo signifi­ca che il Pd prende un suo uomo, lo mette - procla­mando di non conoscerlo: "E’ solo un tecni­co" - nella giunta e va avanti tranquil­lamente verso il suo destino. Va bene, non è un argomento molto inte­ressante, e non è d’altra parte che io ne sia particolarmente esperto. Ma chi è il nostro uomo presso Lombardo? Il professor Mario Centorrino. E chi è Centorrino? Ecco, ades­so vengo alla storia - per me importante - delle cinquemila lire. Una ventina d’anni fa Centorrino - come d’altronde adesso - insegnava all’Univrsità di Messina. Fra i suoi laureandi c’era un ra­gazzo un po’ anomalo, che si chiamava An­tonello Mangano. L’anomalia consisteva nel fatto che Antonello (allora a Messina c’erano studenti che facevano l’esame con la pistola sul tavolo) non aveva nessuna vo­glia di chiu­dere occhi e orecchi sul mondo (accademi­co) circostante ma voleva render­ne conto, scriverne, e addirittura dedicargli la sua tesi di laurea: "Il grado di coesione/ Borghesi e mafiosi nell’ateneo messinese". La cosa destò scalpore. Quando Centorri­no ne venne a conoscenza, ritirò senz’altro la firma dalla tesi di Antonello, che da un momento all’altro si trovò esposto e senza copertura in un momento in cui i guai pio­vevano da tutte le parti e l’Università di Messina era un posto un po’ meno sicuro di Abilene. Basta, la cosa finì bene perché: 1) Anto­nello rimase vivo; 2) Gli Editori Riuniti gli pubblicarono la tesi in un libro, che ebbe persino un discreto successo. Nel frattempo la situazione a Messina si aggravò ulterior­mente, con professori sparati per le strade e mafiosi che imperversavano dentro e fuori l’università, e questo era tutta pubblicità per il libro di Antonello. Che poi diventò gior­nalista, fece un ottimo sito (terrelibere.org) pieno di inchieste, restò disoccupato quanto a stipendio ma non come lavoro utile per la città... Ma questo è un altro discorso. E le cinquemila lire? Ecco, quando ho saputo di questa faccen­da della firma ritirata, tanto m’imbestialii (volevo bene a Antonello) che cominciai a blaterare frasi prive di senso: "Ma è modo di fare questo! Ma così ci si comporta con gli studenti! Ma dov’è il senso di responsa­bilità? Ma questo prima o poi finisce a fare il fascista!". E qui qalcuno m’interruppe: "Fascista, dai! Centorrino è un democrati­co, un compagno... Come vuoi che finisca nei fasci uno così!". "Vedrai che ci finisce, vedrai! Non ci credi! E scommettiamo! Scommettiamo... scommetto cinquemila lire! Che questo prima o poi me lo vedo in stivali e camicia nera!". La scommessa fu accettata e passarono gli anni e Centorrino,lungi dall’adempiere alla mia lugubre profezia, continuò la tran­quilla routine dell’intellettuale progressista. Che in Sicilia comprende editoriali per i giornali forcaioli e di destra (la Gazzetta di Messina), articolesse sui giornali degli im­prenditori collusi (La Sicilia di Catania), ecc. ecc. E scusa, per chi bisogna scrivere? Mica per quei pazzi dell’antimafia, che fra l’altro nemmeno pagano i pezzi. E poi le consulenze (per Cuffaro e per gli altri), che fanno pure brodo per il lesso. Ma adesso, finalmente, posso dire - ma­gari forzando un po’ - di avere vinto la scommessa. Che Lombardo sia di destra non c’è il minimo dubbio. Una destra parti­colarmente odiosa, fra Achille Lauro (i pac­chi di pasta) e Calderoli (l’alleanza di ferro con la Lega). Mettigli una camicia nera qualunque - che poi il nero è di moda - e che ottieni? Un fascista. Pino, voglio i miei soldi. Cinquemila lire. Che fa due euri e cinquanta anzi (se dal cambio per ricchi passiamo al cambio vero, quello per pensionati e operai) fa cinque begli euri tondi tondi. "Va bene, ma a me lettore che cavolo me ne frega delle scommesse tue?". Eh, bello mio. Qua si parla d’inciucio, di un solo in­ciucio, inciucio siciliano. Ma che dici, altri inciuci non ne faranno? E quanti Centorrini si stanno preparando, in questo momento, a sacrificarsi nobilmente per la governabilità e tutto il resto?

R.O.

(P.S.: Nel frattempo, a Messina, Centor­rino presenta il suo “Il partito del Sud”. Relato­ri? Francantonio Genovese e Domenico Nania, due pezzi della storia po­litica re­cente: che adesso, a quanto pare, si ricom­pongono a unità).


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