



Dilaga in Sicilia e si espande in tutta Italia un nuovo fenomeno. Le offerte vincenti hanno la stessa percentuale di ribasso. I concorrenti si adeguano e non vince più l’offerta migliore. Una legislazione complicata e procure addormentate rischiano di danneggiare sempre i cittadini
A Catania l’Ufficio Regionale per l’Espletamento delle Gare d’Appalto, il 5 novembre, ha aggiudicato l’appalto e quindi saranno l’Itemer di San Cataldo e la Cogit di Partinico a costruire una parte della scuola di Viale Moncada a Librino, per quasi due milioni di euro. Alla gara hanno partecipato un centinaio di ditte, ognuna con la sua offerta, C’è però qualcosa di strano. Tutti i partecipanti hanno presentato la stessa identica percentuale di ribasso (7,3152), tutti tranne la Sigenco di Catania che con la sua proposta del 7,3151 per cento è stata esclusa per anomalia, grazie alla complicata procedura di taglio delle ali prevista dall’attuale codice degli appalti. Una procedura nata per impedire i ribassi sospetti e le collusioni tra ditte. Bisogna persino tirare a sorte un numero per complicare il procedimento di calcolo ed escludere le offerte più basse e quelle più alte. Già in passato qualche comitato d’affari si è attrezzato con programmi informatici capaci di decidere, prima dell’apertura delle buste, chi dovesse aggiudicarsi l’appalto. Adesso i partecipanti presentano tutti la stessa offerta. Di fatto si cerca di delegittimare le gare e la loro capacità di premiare la proposta più conveniente. A danno delle tasche dei cittadini, almeno di quelli che pagano le tasse.
La cosa meraviglierà i nostri lettori ma, tra gli addetti ai lavori, se ne parla da un paio d’anni cercando di non farlo sapere troppo in giro. Il 21 ottobre, per esempio, il Consorzio di Bonifica di Caltagirone ha dato in appalto i lavori di manutenzione di alcuni canali alla Piesse Costruzioni di Favara con un ribasso del 7,3152 per cento, lo stesso offerto anche dalle altre novanta ditte. Così, sempre con lo stesso identico ribasso la Bua Costruzioni di Gravina di Catania si è aggiudicato il nuovo macello, sempre a Caltagirone, vincendo su trecento concorrenti.
Il fenomeno del settebello vincente non si ferma però all’area catanese. Lo ritroviamo a Brolo il 3 ottobre dell’anno scorso ed a Roccella Valdemone ad agosto, in provincia di Messina. Si è diffuso nel resto della Sicilia ed inizia a a fare la sua apparizione anche in continente. E pensare che il 15 ottobre di due anni fa a Maletto, solo una ventina di ditte giocavano il settebello, mentre altre 110 tentavano la sorte con numeri simili ed una sola azzardava un solitario 18,3370. Alla fine vinse La Spallina Costruzione, con un ribasso di cui è superfluo precisare l’ammontare. Prima o poi politicanti regionali e nazionali proporranno la loro soluzione, magari con ulteriori complicazioni normative. Invece di rifiutare i voti di mafiosi ed i soldi di affaristi, preferiranno offrire nuovi argomenti al contenzioso dei tribunali amministrativi. E se qualche procura, spesso morbida con gli imprenditori collusi, decidesse di indagare a tappeto sui subappalti e sul movimento terra? Semplicità normativa e magistrati onesti potrebbero fermare il successo del settebello.

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