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In città, cioè nella giungla... Che ti dice la Il giusto l’ingiusto, il legale e il così così...


Tutte queste parole dovrebbero essere parenti fra di loro, eppure non sempre quando le incontri vanno d’accordo. Per lo meno a Catania. Dove c’è sì lo Stato, ci sono le Istituzioni, ma c’è anche l’antichissima mentalità dei Notabili che si ricono­scono fra loro come vecchi elefanti nella giungla...


10 gennaio 2010, di Redazione




Questo è giusto, questo non è giusto, que­sto è legale, questo non è legale. Lo sentiamo dire dai nostri genitori (ma anche dai nostri figli), dai nostri insegnanti, dai preti, dai politici e molto pomposamente dai giudici. Succede però a volte che quel­lo che è giusto non è legale, così come quello che è ingiusto è a volte legale. Qualche anno fa ad un povero fruttiven­dolo catanese tolsero la licenza perché in ri­tardo con il pagamento dei tributi comuna­li. Solo che lui aspettava da mesi e mesi pa­recchi soldi dallo stesso comune di Ca­tania per le forni­ture di frutta ad un asilo nido. Lui ha fatto una cosa illegale, il co­mune era (ed è) sen­za una lira per i poveri cristi (per altri i sol­di li trova), e può permettersi di non paga­re i suoi fornitori. Questo non è giusto, ma la licenza gli è sta­ta tolta per ri­spettare la legalità. Un esempio che ci riguarda da vicino è la storia della scuola A. Doria a San Cristofo­ro, protagoniste le donne madri del quar­tiere e, come vedremo, il procuratore capo Vincenzo D’Aga­ta. Il comune di Catania da diversi anni non paga l’affitto per la scuola. Il Tribunale ha più volte manda­to l’ufficiale giudiziario per procedere allo sfratto dei locali. Solo la de­terminazione di un comitato di mamme ha, fino a questo momento, scongiurato il peri­colo. Mamme che negli anni scorsi hanno occupato più volte la scuola e interrotto le attività scolastiche per protesta. Lo sapete cosa succedeva mentre le mamme “illegalmente” occupavano la scuola e rischiavano che la polizia entrasse per sgomberarle? Il procuratore D’Agata, uno dei più alti magistra­ti presenti in Tribunale, telefonava al ragio­niere generale del comune Francesco Bruno per chiewdere “amichevolmente” di provve­dere al pagamento dell’affitto dei locali che la moglie di D’Agata aveva af­fittato al co­mune (la telefonata è confer­mata dallo stes­so magistrato su La Sicilia del 20/12/09). Il rag. Bruno e gli assessori che si sono susseguiti hanno sempre detto che non c’e­ra una lira in cassa per gli affitti. Non era vero! Esistevano delle somme di denaro, ma anziché destinarle a far vive­re l’unica scuola media del quartiere, que­sto soldi ser­vivano per pagare gli affitti ai loro amici! Ma la cosa assurda di tutta que­sta storia è che le mamme facevano un’a­zione giusta ma illegale e D’Agata faceva un’azione in­giusta ma probabilmente lega­le. Ci saremmo aspettati, forse, un altro tipo di telefonata da un rappresentante delle isti­tuzioni, forse quella che avrebbe fatto un altro Magistrato, l’ex Presidente del Tribu­nale dei Minorenni Giam­battista Scidà. Lui avrebbe sicuramente detto que­sto: “Rag. Bruno, in nome di tutti quei ra­gazzi e quelle ragazze che rischiano di non avere la loro scuola media. In nome di una giustizia e di una politica che non è al ser­vizio dei potenti e dei loro affari, ma al ser­vizio dei cittadini e delle cittadine che vivo­no situa­zioni più difficili. In nome di una città che non può prendersela sola­mente con il ra­gazzino che ruba per igno­ranza o per biso­gno, ma che deve alzare la testa an­che e so­prattutto contro chi in que­sta città ha fatto affari e carriere d’oro e ha utilizza­to i soldi pubblici (cioè di tutti) per interes­si privati. In nome di tutto questo la invito a pagare immediatamente l’affitto della Scuola An­drea Doria!”. Pretendiamo con forza che in questa cit­tà il contenuto delle telefonate istituzionali cambi costume e tono: da ammiccante ed amichevole pieno di favori e scambi, a tra­sparente e dignitoso pieno di senso civico e solo per il bene comune.

Toti Domina,

I Cordai


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