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L’Impregilo, i Bin Laden e i re del petrolio


Impregilo, la società di costruzioni gene­ral contractor del Ponte sullo Stretto di Messina, concorrerà in Arabia Saudita alle gare per la realizzazione di impianti di dis­salazione dal valore complessivo di 4 miliar­di di dollari. E, secondo quanto dichia­rato dal suo amministratore delegato Alber­to Rubegni, lo farà in associa­zione con la controllata Fisia Italimpianti e con la Bem­co, società del Saudi Bin­ladin Group (SBG), il colosso finan­ziario della famiglia bin Laden operante nei settori delle opere pub­bliche, delle tele­comunicazioni e dell’e­ditoria


3 maggio 2010, di Redazione




La prima offerta di gara sarà presentata entro il 9 maggio e riguarderà la costruzio­ne di un impianto a Raz Azur; a giugno si punterà invece alla costruzione di un mega­dissalatore a Yanbu. Il Saudi Binladin Group è amministrato da Bakr bin Laden, fratello del più noto Osama, l’irrintracciabile stratega del terro­rismo internazionale di matrice islamica. La holding è una delle principali alleate economiche della petro-famiglia che gover­na l’Arabia Saudita. Fu grazie all’amicizia personale con il re Abdulaziz Al Saud, fon­datore del regno saudita, che il patriarca Mohammad bin Laden (padre di Osama) riuscì ad accumulare un immenso patrimo­nio finanziario. Amico personale di re Fahd era pure il primogenito Salem bin Laden, succeduto a Mohammad nella conduzione del gruppo, vittima nel 1988 di un misterioso incidente aereo in Texas dove si era recato per un in­contro d’affari con George Bush senior. Il Saudi Binladin Group è stato per lungo tempo il principale cliente della famiglia regnante dell’Arabia Saudita per la costru­zione e l’amministrazione dei luoghi santi del mondo islamico. La controversa fami­glia bin Laden ha aderito al “wahhabismo”, il movimento ri­gorista sunnita diffusosi in Medio oriente nel XVIII secolo e rilanciato dai regnanti sauditi nel Novecento. A partire dagli anni ’70, l’Arabia Saudita ha investito somme notevoli per l’esporta­zione del pensiero wahhabita, dando vita a diversimovimenti islamisti radicali nell’a­rea afghano-pakistana, in Caucaso ed Asia centrale e nel Sud-est asiatico. I bin Laden sono stati importanti investitori della Al-Shamal Islamic Bank, utilizzata dal princi­pe Mohamed Al-Faisal Al-Saud per finan­ziare i movimenti wahhabiti interna­zionali. I bin Laden sono pure azionisti di un al­tro istituto bancario filo-radicali, la Dubai Islamic Bank di Mohamed Khalfan ben Kharbarsh, ministro delle finanze saudita. Nonostante la forte connotazione pro-i­slamica, il Saudi Binladin Group si è affer­mato nei maggiori mercati azionari mon­diali, conseguendo partecipazioni in impre­se statunitensi, canadesi ed europee, come ad esempio General Electric, Motorola, Nortel Networks, Iridium, Unilever, Qua­ker e Cadbury Schweppes. Rilevanti i vincoli con alcuni dei princi­pali gruppi finanziari transnazionali che in­trecciano attività e destini con Impregilo e gli azionisti di riferimento: il Saudi Binla­din Group ha operato in particolare con­giuntamente con Goldman & Sachs, Citi­group, Deutsche Bank ed ABN Amro. Goldman & Sachs, dopo l’uscita di Gemina da Impregilo, ha acquisito il 2,84% della società di Sesto San Giovanni; inoltre con­trolla l’8% circa della finanziaria Sintonia SA, il cui azionista principale è Edizione Srl della famiglia Benetton, tra gli azionisti di rilievo di Impregilo. ABN Amro, invece, dopo aver offerto la propria disponibilità a concorrere al finanziamento di una parte dei lavori del Ponte sullo Stretto di Messi­na, nel gennaio 2008 ha accettato la richie­sta di IGLI (la finanziaria che controlla il 33% di Impregilo in mano ai gruppi Benet­ton, Gavio e Ligresti) di rastrellare il 3% delle azioni della società di co­struzioni. Intanto gli operatori s’interrogano se la partnership in terra araba con il Saudi Bin­ladin Group non possa consentire ad Im­pregilo di conseguire una parte dei capitali necessari alla progettazione e realizzazione dell’opera di collegamento stabile Calabria-Sicilia. Da Riyadh, in passato, qualche segnale d’interesse sarebbe stato inviato. Al proces­so sul tentativo d’infiltrazione da parte del le grandi organizzazioni criminali mafiose nordamericane nella gara per il Ponte, con­clusosi una decina di giorni fa a Roma con la condanna dell’ingegnere italo-canadese Giuseppe Zappia, tra i possibili co-­finanziatori dell’opera è stato fatto il nome di un principe saudita, Bin Nawaf bin Ab­dulaziz Al Saud, indicato come “nipote di re Fahd d’Arabia”. ­ Sarebbe uno dei più stretti congiunti dell’uomo nomina­to a capo dei servizi segreti nazionali alla vigilia del­l’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001, quello ordinato da Osama bin Laden ed eseguito da un com­mando con passaporto saudita. Altro stret­tissimo familiare del “principe del Ponte” sarebbe Mohammed bin Nawaf bin Abdul Aziz Al Saud, ambasciatore saudita in Ita­lia e Malta dal 1995 al 2005. Tra i membri più influenti della dinastia saudita c’è poi Abdullah bin Saleh Al Obaid, fondatore della Lega islamica mon­diale, con sedi in 120 paesi. La Lega ha al suo attivo la costruzione delle moschee di Copenaghen, Madrid e Roma. Con un co­sto complessivo di 50 milioni di dollari, la grande moschea di Roma è stata realizzata a metà anni ’90 da un’impresa italiana, la Federici, poi acquisita dal colos­so Impregi­lo. Nell’ottobre del 1996, alla stessa Impre­gilo (insieme con Rizzani de Eccher di Udine) è stato affidato invece il primo lotto di lavori per la realiz­zazione della più gran­de moschea del mon­do (500 mila metri quadri), quella di Abu Dhabi. Il megacom­plesso re­ligioso è stato inte­ramente finan­ziato dallo sceicco Kalifa bin Zayed Al Na­hyan, l’emi­ro e presidente del consiglio esecutivo di Abu Dhabi morto nel 2006. Anche Kalifa bin Zayed Al Nahyan è noto per i suoi legami con le organizzazioni dell’estremismo islamico. Negli anni ’60 lo sceicco visitò il Beluchistan pakistano sotto la protezione di un anziano funzionario dei servizi segreti di quel paese, tale “Awan”, che lo mise in contatto con molti dervisci e mistici locali. Fu grazie a questi contatti che l’emiro di Abu Dhabi incontrò in Paki­stan l’uomo d’affari Agha Hassan Abedi, divenendone amico e partner finanziario. Abedi è il fondatore della BCCI, la Bank of Credit and Commerce International, più nota come Criminal Bank, per diversi anni il più importante centro di “lavaggio” del denaro proveniente dal narcotraffico, utiliz­zata dalla CIA per la conduzione di opera­zioni clandestine a favore dell’ex alleato Saddam Hussein, del dittatore pakistano Mohammed Zia, della Contra nicaraguese e della resistenza islamica all’occupazione sovietica dell’Afghanistan. Fu proprio grazie a Kalifa bin Zayed Al Nahyan, che la BCCI ebbe la possibilità di aprire tre filiali negli Emirati Arabi Uniti, una delle quali proprio ad Abu Dhabi. Nel piccolo emirato arabo gli affari per Impregilo non sono certo mancati. Oltre alla monumentale moschea, la società di costruzioni e la controllata Fisia Italimpian­ti hanno realizzato 7 dissalatori, mentre sono in corso i lavori per un nuovo impian­to da 100 milioni di galloni al giorno e per una centrale elettrica di 1.500 MW a Shu­weihat, lungo la costa del Golfo Persico. Nel settembre 2009, Impregilo si è aggiu­dicata la gara internazionale promossa dalla “Abu Dhabi Sewerage Services Company” per la realizzazione del primo dei tre lotti di un tunnel lungo 40 chilometri che racco­glierà per gravità le acque reflue di Abu Dhabi e le convoglierà alla stazione di trat­tamento situata nella località di Al Wathba. I lavori, per un importo di 243 milioni di dollari, dovranno essere completati entro il 2013. Fisia ha invece presentato un’offerta per la parte del progetto relativa alla costru­zione degli impianti di desalinizzazione delle acque marine. L’ammontare della pos­sibile commessa potrebbe superare i 2,7 miliardi di dollari.

Antonio Mazzeo

All’Arabian Connection delle società in­teressate alla realizzazione del Ponte sullo Stretto è dedicato uno dei capitoli del libro “I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina” (A. Maz­zeo, Edizioni Alegre, Roma), in pubbli­cazione proprio in questi giorni.


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