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L’antimafia nel mirino del consiglio co­munale


Guai a voler verificare la legalità del procedimento amministrativo relativo alla realiz­zazione del più grande parco commerciale della Sicilia, un affare per svariate centinaia di milioni di euro in un’area ad altissima densità mafiosa


8 marzo 2010, di Redazione




Politici e consiglieri comunali, compatti, sono pronti ad invocare liste di proscrizio­ne e finanche la testa di quelli che vengono tacciati pubblicamente di essere «strabici carrieristi» e di «avvelenare i pozzi» della città. È quanto accaduto a Barcellona Poz­zo di Gotto al Movimento Civico Città Aperta e al Presi­dio “Rita Atria” di Libera, ree di aver pun­tato i riflettori sul voto una­nime del consi­glio comunale che ha appro­vato una va­riante al PRG per consentire l’insediamento di megashopping, negozi, alberghi e risto­ranti su 18,4 ettari di terreni agricoli. Le due associazioni avevano presentato in Comune formale richiesta di accesso al fascicolo sull’iter amministrativo del pro­getto, esprimendo poi in un comunicato il timore sulla «dubbia provenienza» dei ca­pitali per l’operazione. Un timore condivi­so dal senatore Giuseppe Lumia (Pd), membro della Commissione Parlamentare antimafia, che il 12 gennaio 2010 proprio sull’insediamento del Parco commerciale di Barcellona ha presentato una lunghissima interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni. Lumia, in partico­lare, ha puntato il dito sulla «gravissima anomalia» rappresentata dalla società che ha proposto il progetto, la Dibeca sas, «di­rettamente riconducibile ad un noto pluri­pregiudicato locale, l’avvocato Rosario Pio Cattafi, che, solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione anti­mafia della sorveglianza speciale con ob­bligo di soggiorno (5 anni), per la sua peri­colosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dalla Sezione Mi­sure di Prevenzione del Tribunale di Messi­na il 2 agosto del 2000, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni, con perso­naggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda e Giuseppe Gullotti». Di fronte alle pesanti contestazioni del parlamentare e delle due associazioni anti­mafia, il consiglio comunale di Barcellona ha scelto il contro-attacco al grido «qui la mafia non esiste!». A lanciare la carica con­tro Città Aperta e il Presidio “Rita Atria” ci ha pensato il consigliere comunale Gaetano Torre dell’Mpa, il partito-movimento auto­nomista siciliano che annovera tra i suoi rappresentanti locali l’ex deputato regiona­le Angelo Paffumi, ritenuto iscritto alla Gran loggia “Ausonia”, il circolo massoni­co “irregolare” al centro di un’inchiesta sui presunti condizionamenti sulla vita politica ed amministrativa di Barcellona e dintorni. Torre ha depositato un’interpellanza al sin­daco Candeloro Nania (An-Pdl) e ai colle­ghi consiglieri invocando «un moto di ri­bellione contro questi carrieristi che voglio­no ghettizzare Barcellona» e «un atto di re­sipiscenza contro i continui attacchi portati proditoriamente da queste associazioni che hanno fatto a gara nell’indicare il pericolo di infiltrazioni mafiose e presunte irregola­rità, additando in modo indegno Barcellona come Comune ad alto rischio di infiltrazio­ni, provocando addirittura una interpellanza al Senato». «Nell’interesse e per la dignità della cittadinanza ed anche per lo sviluppo di Barcellona che non può essere indicata città di mafia», il consigliere comunale ag­giunge che «il Comune di Barcellona è uno dei pochi che hanno sottoscritto il protocol­lo di legalità con la Prefettura e pertanto qui infiltrazioni mafiose non ce ne saranno di sicuro». Infine la malcelata accusa con­tro le associazioni di operare da mercena­rie. «Nessun comunicato – scrive Torre - queste hanno fatto pervenire per l’approva­zione a Milazzo del piano commerciale che permetterà al gruppo Franza di realizzare un altro parco commerciale in una zona di­chiarata archeologica. Evidentemente i cit­tadini di Barcellona sono di serie “B”, non hanno diritto ad avere posti di lavoro, a sperare in nuovi insediamenti che potrebbe­ro portare fino a 1.000 posti di lavoro oltre a quelli dell’indotto». L’interpellanza è stata tema di discussio­ne nell’ultimo consiglio comunale di Bar­cellona, incontrando unanime condivisione da parte dei rappresentanti dei gruppi di maggioranza ed opposizione. «Noi consi­glieri rivendichiamo il diritto di fare delle scelte nell’interesse della città, ma purtrop­po c’è gente che ha l’abitudine di avvelena­re i pozzi», ha dichiarato in particolare Nino Munafò, consigliere eletto con la lista “Punto Freccia - Alleanza nazionale”. An­cora più netto Orazio Calamuneri, esponen­te del Partito democratico, all’opposizione: «Difendo la dedizione, la correttezza e la trasparenza con cui ha operato la terza commissione consiliare che ha esitato favo­revolmente quel provvedimento. Rigetto pertanto le speculazioni e affermo che la deliberazione del Consiglio è avvenuta in piena coscienza, e senza alcuna pressione o forzatura». La replica di Città Aperta e del Presidio antimafia “Rita Atria” non si è fatta atten­dere. «L’unanime attacco del Consiglio contro le nostre denunce in merito all’ap­provazione del Parco commerciale è la di­mostrazione del nervosismo che aleggia tra i consiglieri, coscienti di aver varato un atto destinato a provocare pesanti ripercussioni sull’immagine delle istituzioni cittadine», scrivono le due associazioni. «Ri­badiamo la nostra prefe­renza per i parchi commerciali naturali e per la valorizzazione del già ricco tessuto commerciale cittadino e la nostra perplessi­tà per qualsiasi progetto che tenda a creare attività commerciali in contesti artificiali, che solo apparentemente aumentano le op­portunità di lavoro. Prova ne siano i conti­nui licenziamenti nei centri commerciali già presenti nel nostro territorio, il cui per­sonale vive una condizione di totale preca­rietà con contratti a brevissima scadenza, divenendo facile preda delle centrali di po­tere economico-politico che sfruttano la si­tuazione per manovrare consistenti pac­chetti di voti». «Quanto al pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata – prosegue la nota di Città Aperta e del Presidio “Rita Atria” - le numerosissime inchieste della magistra­tura dimostrano come i centri per la grande distribuzione siano diventati lavatrici del denaro sporco dei mafiosi. Per Barcellona le preoccupazioni nascono dalla presenta­zione del progetto di piano particolareggia­to da parte della Ribeca sas, una società già oggetto di segnalazione da parte della com­missione prefettizia che nel 2006 aveva chiesto senza successo lo scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona, e questo in forza della presenza, tra i soci di allora, di Rosario Pio Cattafi. Ecco perché è op­portuno che tale operazione avvenga nella massima trasparenza possibile e sotto il monitoraggio delle autorità com­petenti». Le associazioni rilevano infine che dopo aver richiesto il 2 dicembre l’accesso agli atti della variante al PRG, ad oggi non è stata arrivata alcuna risposta da parte degli uffici competenti del comune di Barcello­na. «È singolare quindi che da un lato si in­vochi il presunto “protocollo di legalità” stipulato dal Comune con la Prefettura e dall’altro si commetta una palese violazio­ne della legalità omettendo di dare risposte come previsto dalla legge». Sul «vergognoso attacco» subito da Città Aperta e dal Presidio Antimafia è interve­nuto Daniele David della Casamatta della Sinistra di Messina che a fine gennaio ave­va dedicato un incontro pubblico pro­prio alle ombre del Parco commercia­le e allo strapotere delle organizzazioni cri­minali barcellonesi: «Esprimiamo piena so­lidarietà ai movimenti barcellonesi, unica speranza in un territorio ostaggio, devastato social­mente e culturalmente prima che economi­camente e politicamente». Il Circolo “Ottobre Rosso” di Rifonda­zione Comunista di Barcellona, og­getto re­centemente di gravi intimidazioni, chiede invece «che si faccia luce su tutti i passaggi legali inerenti eventuali irregolari­tà relative al percorso che ha portato all’ap­provazione del Parco». «Il piano commer­ciale di Bar­cellona – aggiunge il Circolo del Prc - rien­tra in un ben più ampio piano economico del nostro territorio, dove sem­pre più centri commerciali vengono aperti, anche a brevi distanze, senza una vera e propria domanda che sollecita tali scelte. In questo quadro non la produzione, ma la speculazione eco­nomica ha assunto il ruolo guida del man­cato sviluppo del nostro comprensorio». Sulla vicenda da registrare infine la nota del senatore Giuseppe Lumia. «La posizio­ne del Consiglio comunale di Barcellona mi sembra il classico mettere le mani avan­ti», afferma il parlamentare. «È chiaro che l’autodifesa dei consiglieri è una sorta di difesa di Cattafi. Io ho fatto una denuncia chiara con l’idea che ogni progetto deve ri­spondere ai requisiti di legalità e sviluppo del territorio. Mi auguro che anche l’autori­tà giudiziaria e le altre Istituzioni facciano la propria parte». Continuano a scegliere il silenzio, invece, il Pd regionale e provin­ciale, ai cui vertici compare in particolare il parlamentare Francantonio Genovese, ex sindaco di Messina e socio in alcune socie­tà della fa­miglia Franza. Altrettanto incom­prensibili i silenzi delle associazioni di ca­tegoria dei piccoli e medi commercianti, i più colpiti dalla proliferazione nel messine­se dei centri destinati alla grande distribu­zione. Scoraggiante infine l’empasse che ha caratterizzato sino ad oggi la Prefettura di Messina, nonostante le denunce stampa e la circostanziata ricostruzione del senatore Lumia sull’anomalo iter progettuale del Parco commerciale di Barcellona abbiano fornito sufficienti elementi per istituire una commissione d’indagine ed accertare l’esi­stenza di eventuali condizionamenti “ester­ni” sulla vita amministrativa locale. Sul progetto del megacentro si dovrà in­tanto discutere al Tribunale amministrativo regionale di Catania. L’avvocato Benedetto Calpona (in rappresentanza di Francesco Calabrese, titolare dell’omonima impresa di costruzioni e proprietario di un terreno sito nell’area destinata ad ospitare il Parco), ha presentato un ricorso per l’annullamento della delibera consiliare di approvazione della variante al piano regolatore, conte­standone la legittimità formale e sostanzia­le. Il sindaco Candeloro Nania ha già affi­dato a due noti avvocati la difesa dell’am­ministrazione e del procedimento che ha dato luce verde al progetto della famiglia Cattafi. Per le spese legali e le parcelle, na­turalmente, ci penseranno il bilancio comu­nale e i contribuenti barcellonesi.

Antonio Mazzeo


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