



Il giudice smentisce Ciancio: "Nessun magistrato autorizzò niente"
Ricordate l’editoriale di Vincenzo Santapaola pubblicato, sotto forma di lettera, da La Sicilia di Catania? Il direttore Ciancio s’era difeso affermando che il pezzo era stato autorizzato dal Gip di Catania.Era una menzogna.
Il presidente dell’Ufficio Gip, Materia, smentisce formalmente ("Nessun giudice ha autorizzato l’invio della lettera di Santapaola") la giustificazione di Ciancio. Il quale, costretto a pubblicare la smentita - poiché il magistrato la pretende formalmente ai sensi della legge della stampa - la confina a pagina trentatrè di cronaca, in poche righe.
"La notizia così pubblicata - protesta il magistrato - risulta
gravemente lesiva della dignità e professionalità dei Magistrati
dell’ufficio Gip di Catania". "Nessuno dei Magistrati del mio ufficio
precisa - succedutisi nella trattazione del processo a carico di
Santapaola Vincenzo, ha mai autorizzato l’invio di qualsiasi missiva
di Santapaola Vincenzo"
La Sicilia aveva pubblicato la lettera del boss il 9 ottobre, senza alcun intervento redazionale. Proteste di Claudio Fava, riprese anche da noi; polemiche. Il 12 ottobre il giornale di Ciancio "riferisce" l’indagine del Dap sull’iter della lettera: "Un Gip catanese ha dato l’autorizzazione. Il 13 ottobre pubblica una lettera di Luciano Granozzi, della Facoltà di Lingue, con argomentazioni logiche e legali contro la pubblicazione del boss; la lettera del docente è incastonata fra un pastone sulle discoteche e una lettera degli avvocati del boss: "Polemiche antimafia tutte sterili e montate, come avete visto il Gip ha dato l’autorizzazione, imprudente chi ha criticato il nostro assistito" (avvocati Francesco e Giuseppe Strano Tagliareni). Il 17 Ottobre il presidente della sezione Gip catanese smentisce tutto: tutto falso, nessuna autorizzazione.
"L’articolo da noi pubblicato il 12 ottobre - prova ancora a difendersi il giornale di Ciancio -riproduceva un testo diffuso dall’Agenzia Ansa il pomeriggio del giorno precedente". La pezza peggio del buco: a questo punto il favoreggiamento potrebbe riguardare non solo La Sicilia, ma la stessa redazione locale dell’Ansa. Che, del tutto casualmente, ha sede nel palazzo della Sicilia in via Odorico da Pordenone (Ciancio in persona è comproprietario dell’Ansa nazionale, nonchè consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo). Nei due uffici dello stesso palazzo, adesso, si attendono con una certa trepidazione le prossime mosse della Magistratura e dell’Ordine (romano) dei Giornalisti. Attendiamo anche noi. (r.o., g.s.)

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