



La mafia governa la Sicilia, i giornalisti come Pino Maniaci subiscono attentati e pestaggi, i politici come Dell’Utri decidono i governi e nominano i mafiosi “eroi”. Il popolo, impaurito o ebete, guarda e tace. Ma c’è ancora chi lotta per conservare la ricordanza e la dignità. Sabato 26 Luglio: a Palermo e Partanna Un giorno “con” Rita Atria”, una giornata dedicata alla memoria di Rita. Non una commemorazione, ma un fare memoria attivo che si rivolge a tutti coloro che non hanno perso la speranza in una società liberata dalla mafia e che hanno voglia di agire fattivamente all’interno del tessuto sociale per ricostruirlo all’insegna della giustizia e della legalità
"Rita, non t´immischiare, non fare fesserie" le aveva detto ripetutamente la madre, ma, Rita aveva incontrato Paolo Borsellino, un uomo buono che le sorride dolcemente, e lei parla, parla…racconta fatti. Fa nomi. Indica persone, compreso l´ex sindaco democristiano Culicchia, che ha gestito e governato il dopo terremoto. "Fimmina lingua longa e amica degli sbirri" disse qualcuno intenzionalmente, e così al suo funerale, di tutto il paese, non andò nessuno. Non andò neppure sua madre, che, disamorata, fredda e distaccata, l´aveva ripudiata e minacciata di morte perché quella figlia così poco allineata, per niente assoggettata, le procurava stizza e preoccupazione. Inoltre, sia a lei che a quella poco di buono di sua nuora, Piera Aiello, che aveva plagiato a picciridda, non perdonava di aver "tradito" l´onore della famiglia.
* * *
Rita Atria è nata e cresciuta a Partanna,un territorio in cui, in quel periodo, si dice circolasse denaro proveniente dal narcotraffico, e di cui Rita non sopporta le brutture, le vigliaccherie, la tristezza. L´ignavia delle donne. "Una donna sa sempre cosa sta combinando suo marito o suo figlio" ha spiegato Piera Aiello moglie di Nicola Atria, fratello di Rita, e lei condivide con convinzione. Sensibile all´inverosimile, eppur ostinata, caparbia, fin dall´adolescenza dimostra di essere molto dura ed autonoma. Acasa sua, faide, ragionamenti, strategie, vecchi rancori, interessi di ogni tipo, erano all´ordine del giorno, perché, suo padre, don Vito Atria, ufficialmente pastore di mestiere, era un "uomo di rispetto". Cionostante, il 18 novembre dell´85, don Vito Atria, non avendo capito che il tempo è cambiato, e che la droga impone un cambio generazionale, è stato ucciso. Rita, allora, riversa tutto il suo affetto e la sua devozione sul fratello Nicola. Ma Nicola era un "pesce piccolo" che col giro della droga, aveva fatto i soldi e conquistato potere. Girava sempre armato e con una grossa moto. Quello con il fratello diventa un rapporto molto intenso, fatto di tenerezza, amicizia, complicità, confidenze. E´ Nicola che le dice delle persone coinvolte nell´omicidio del padre, del movente; chi comanda in paese, le gerarchie, cosa si muove, chi tira le fila... trasformando così una ragazzina di diciassette anni, in custode di segreti più grandi di lei. Il 24 giugno del ’91 anche suo fratello Nicola viene ucciso. La moglie, Piera Aiello, che da sempre aveva contestato al marito le frequentazioni e i suoi affari, collabora con la giustizia e fa arrestare diversi mafiosi. Dopo il trasferimento in località segreta di Piera e dei suoi figli, Rita a Partanna è veramente sola: rinnegata dalla mamma, non sa con chi parlare, con chi scambiare due parole. E ora? Sottomettersi come sua madre o ribellarsi? All´inizio di novembre, ad appena diciassette anni, decide di denunciare il sistema mafioso del suo paese e vendicare così l’assassinio del padre e del fratello. Incontra il giudice Paolo Borsellino, un uomo buono che per lei sarà come un padre, la proteggerà e la sosterrà nella ricerca di giustizia. La ragazzina inizia così una vita clandestina a Roma. Sotto falso nome, per mesi e mesi non vedrà nessuno, e soprattutto non vedrà mai più sua madre. L´unico conforto è il giudice. Ma arriva l´estate del ´92 e ammazzano Borsellino, Rita non ce la fa ad andare avanti. Una settimana dopo si uccide... Graziella Proto (da "Casablanca")

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