domenica 10 agosto 2008, di Gianfranco Faillaci
L’antica città di Nottingham detiene un triste primato: è probabilmente il posto in cui, se tu rispetti la natura e ti comporti da civile suddito di Sua Maestà, ti fanno pagare la tassa più salata. Per esempio, tu sei uno che si muove a piedi o prende le carrozze pubbliche. Magari possiedi pure un mezzo privato, un Carro Inquinante tutto tuo; ma lo usi solo quando è indispensabile e lo tieni generalmente fermo davanti a casa. Lo Sceriffo e i suoi esattori, se ti comporti così, non ti lasciano scampo. Se vuoi coltivare l’insana passione per l’aria pulita, devi pagare una tassa. Centotrentaquattro sterline l’anno, poco meno dei nostri duecento euro. Un tempo gli esattori tartassavano solo gli abitanti delle zone centrali, dove ci sono le strade dello shopping e gli uffici del malvagio Sceriffo. Ma pian piano, col tempo, la tassa si è estesa verso la periferia, fino al più remoto angolo della foresta di Sherwood. A questo punto, per i poveri sudditi di Giovanni-re-fasullo-d’Inghilterra (il vero re, Riccardo Cuor di Leone, è andato alle crociate e chissà quando tornerà) non è rimasta scelta: tanto vale rinunciare all’ecologia, girare tutto il giorno con il Carro Inquinante e sostare sotto casa solo durante la notte, nelle poche ore in cui lo si può fare liberamente. Non è nota la reazione di Robin Hood. Dicono che sia caduto in depressione da quando Lord Threemounts, ministro delle Finanze di re Giovanni, ha preso a farsi propaganda usando il suo nome. Sembra che passi le giornate giocando a freccette; in compagnia, si dice, di alcuni autorevoli esponenti dell’opposizione.
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Tecnicamente la società «Sostare» di Catania non impone tasse. Fornisce un servizio e se lo fa pagare. Il problema è che questo servizio non si limita al lodevole snellimento del traffico nel centro storico e nelle zone a maggiore densità commerciale (le macchine costrette ad andar via dopo un’ora al massimo, una rotazione continua che libera parcheggi nelle ore lavorative)… Le strisce blu catanesi infatti si sono negli anni moltiplicate a dismisura, hanno invaso entrambi i lati delle strade mangiandosi le aree di sosta libera, e soprattutto sono comparse in quartieri dove non ci sono né uffici né negozi che ne giustifichino la presenza. In queste zone le strisce vengono pagate soprattutto dai residenti e costituiscono dunque, sia pure in forma mascherata, una vera e propria tassa sul suolo pubblico. Pagare un patrimonio per lasciare la macchina sotto casa propria è ormai, per i catanesi, una delle tante normalità che si accettano con fatalistica rassegnazione. Per parcheggiare l’auto davanti a casa senza prendere la multa la soluzione relativamente meno costosa è pagare un abbonamento; il tagliando costa sedici euro al mese, quindi la tassa annua ammonta a centonovantadue euro. Una tassa che colpisce chi non inquina e non incasina il traffico sarebbe probabilmente giudicata, in qualsiasi altro luogo, un controsenso logico: un po’ come raddoppiare l’imposta sulla spazzatura a chi fa la raccolta differenziata. E infatti la Nottingham Tax trova ben pochi riscontri nel resto d’Italia. Solitamente la sosta sotto casa non si paga e, quando si paga, la tariffa annua si limita a pochi spiccioli. Ma vediamo sommariamente la situazione delle maggiori città italiane.
A Bologna chi abita in una zona a strisce blu ha diritto a parcheggiare gratuitamente vicino a casa sua. A Firenze i residenti hanno dei parcheggi tutti per loro (strisce bianche, vietate ai non residenti) e possono sostare, sempre gratis, su una parte delle strisce blu. A Milano, dopo che il sindaco Moratti ha fatto la faccia feroce con gli automobilisti, in alcune zone a strisce blu la sosta è gratuita per chi ci abita e si discute di estendere l’esenzione a tutta la città. In qualche altra grande città, è vero, il diritto di parcheggiare sotto casa si paga. Ma sono cifre da ridere, se confrontate con quelle catanesi. A Palermo un pass per la sosta nella zona di residenza costa dieci euro l’anno; di recente in alcune zone i posti di sosta gratuita sono stati tagliati e sono subito cominciate le battaglie in Tribunale. Sempre 10 euro l’anno è il costo di un pass per i residenti a Napoli.
A Genova va un po’ peggio, ma solamente un po’: ogni residente può parcheggiare sotto casa per un anno pagando venticinque euro. A Bari il contrassegno per i residenti è ancora più caro: trenta euro l’anno. Lo Sceriffo blu più cattivo sembra quello di Torino dove, tra l’indignazione generale, il pass per la sosta sotto casa è recentemente aumentato da otto a quaranta euro annui. In alcune città ci sono agevolazioni, oltre che per i residenti, anche per chi ha il domicilio in una zona a strisce blu o semplicemente ci lavora. In alcuni casi l’esenzione vale solo per un’auto a famiglia. La divisione in zone è spesso complicata. Ma in nessuna delle dieci maggiori città italiane, comunque la si giri, la tariffa minima richiesta a un residente arriva ai livelli di Catania. E neanche ci si avvicina.
A Roma, qualche anno fa, il sindaco Veltroni provò timidamente a far pagare le strisce blu a chi ci abitava sopra proponendo un abbonamento annuale. La questione della sosta divenne per molte settimane la notizia di apertura di giornali e telegiornali e suscitò le proteste dei cittadini. L’opposizione di destra non perse naturalmente l’occasione per chiedere l’impeachment del sindaco. Quarantacinque euro l’anno per parcheggiare sotto casa propria – questa la cifra proposta da Veltroni – furono definiti una tassa «priva di qualsiasi logica», «concepibile solo da una mente contorta», «odiosa e iniqua»: parole della signora Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo di An e capofila, al tempo, dell’opposizione a Veltroni. È finita com’era giusto che finisse, e cioè che hanno vinto le proteste e che Veltroni, saggiamente, ha lasciato che la sosta sotto casa restasse gratuita anche sulle strisce blu.
Curioso è però il fatto che il centrodestra del meno-tasse-per-tutti, negli stessi anni in cui a Roma si travestiva da Robin Hood, consegnasse intanto Catania allo Sceriffo di Nottingham. Buffo è che certe tasse risultino odiose e inique soltanto fin quando non le impongono Berlusconi e i suoi amici. Strano che 45 euro ipotetici a Roma facciano tanto scandalo e 192 euro reali a Catania siano accettati senza batter ciglio. Curioso, buffo, strano e dunque, alle nostre latitudini, perfettamente normale. Normale come il fatto che, con tutti gli sceriffi in servizio nell’amministrazione e nelle società partecipate (lo sceriffo della spazzatura ha raddoppiato la tassa l’anno scorso; le bollette dell’acqua sono salite alle stelle già due anni fa), il Comune di Catania abbia un bilancio che pare un formaggio svizzero. Normale come il fatto che coloro che hanno creato il disastro abbiano rivinto a man bassa le elezioni. Normale come il fatto che i primi a farne le spese siano, al solito, i bambini (ad esempio quelli dell’Andrea Doria, sfrattati dalla loro scuola perchè il Comune non paga l’affitto). Normale come tutto ciò che accade a Nottingham, sotto il regno del fasullo re Giovanni. E re Riccardo – sempre ammesso che sia buono come dicono – è molto difficile che passi di qua.











