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“La nostra rivoluzione con la forza dell’umiltà”


Dibattito sull’antimafia/1. Lorenzo Baldo, redattore di punta di Antimafia Duemila, da dieci anni segue sia i processi di mafia che le vicende dei movimenti antimafiosi. Gli abbiamo chiesto un parere sulla situazione attuale dei movimenti e sui problemi che li attraversano ora


28 luglio 2010, di Redazione




Palermo. Violenza intrisa nel­le mura e nelle strade. Vita e morte in eterna contrap­posizione. Città di rinasci­ta, di resistenza e di rivo­luzione. Culturale e spirituale. Le giornate del 18° anniversa­rio della strage di via d’Amelio sono termi­nate. Un piccolo “esercito” di ragazzi e ra­gazze si appresta a rientrare nella pro­pria lotta quo­tidiana. Molto spesso di sopravvi­venza. Un “esercito” formato da tanti pic­coli “Davide” ha osato sfidare “Golia” nel­la sua tana. Ma que­sta volta il gigante fili­steo che terrorizzava gli ebrei sfidandoli a duello ha molte più facce. “Davide” si fa scudo con un’a­genda rossa, “Golia” lo os­serva vitreo dietro i vetri scuri di un’auto blu. O dietro il sorriso beffardo di qualche picciotto desi­deroso di fare carriera. Nel mezzo del gua­do l’ombra del popolino cini­camente indif­ferente o rassegnato. Il grido di Salvatore Borsellino echeggia sul cammino verso il Castello Ut­veggio. “Davide” è dietro di lui. Lo sguar­do di Sal­vatore si perde all’orizzonte. Sa. E’ consa­pevole del tempo che gli resta. La sua “mi­lizia” aspetta. Lo osserva e da lui aspetta un cenno. Alla richiesta di verità incarnata dal fratello di Paolo Borsellino molti di questo popolo delle agende rosse rispondono con un nuovo senso di respon­sabilità. Una nuova forma di lotta alla mafia passa anche attraverso di loro. Molti di essi hanno grandi potenzialità. Faranno la differenza. Lo percepisci dalla loro serietà. Dal loro modo di affrontare quella che alcuni sentono come una “cau­sa” di vita. Una dedizione scevra di eccen­tricità o smania di protagonismo. Ragazzi dalla ferrea volontà di capire come stanno le cose. Ansiosi di comprendere giorno dopo giorno quel “gioco grande” dove il bianco e il nero si fondono sempre di più in una striscia grigia. Desiderosi di sapere chi c’era prima di loro e chi è rimasto. Delle primavere palermitane, dei coordinamenti antimafia e delle catene umane poco sanno. Ma nei loro occhi ritrovi quell’entusia­smo e quella passione civile troppo spesso scom­parsi dai volti di alcuni “vecchi” del­l’antimafia sopraffatti dalle divisioni o dalle competizioni, o semplicemente eclissati. La posta in gioco è molto alta. Il momento sto­rico che stiamo vivendo è delicatissimo. La presenza di un’opinione pubblica co­sciente può contribuire enormemente al raggiungimento della verità. Di contro la politica continuerà a sferrare attacchi vio­lentissimi nei confronti di quella magistra­tura che vuole fare luce sui buchi neri del nostro Paese. E quella stessa politica tente­rà ancora una volta di insinuarsi nelle pie­ghe di questi nuovi movimenti per svuotarli dall’interno rendendoli così inoffensivi. A loro, ai tanti “Davide” dall’agenda ros­sa in­contrati in questi giorni, l’appello a mante­nersi saldi con l’obiettivo da raggiun­gere bene in testa. Con la forza dell’umiltà e del­la perseveranza si potrà realmente fare quella “rivoluzione culturale” di cui Paler­mo, la Sicilia, l’Italia intera necessitano come dell’os­sigeno. Solamente unendo le for­ze con chi è rimasto sul campo a combatte­re, anche se diverso da noi, avremo una possibilità di vittoria. “Golia” scalpita, sen­te il terreno sotto i piedi diventare friabile, ma la guerra contro Cosa Nostra è tutt’altro che vinta.

Lorenzo Baldo


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