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La società civile? Ora sta a Librino


Tra gennaio e febbraio, nell’arco di tren­ta giorni, si sono svolte ben tre iniziative di partecipazione popolare a Librino.


7 marzo 2011, di Redazione




La prima il 29 gennaio. Un gruppo di re­sidenti in viale Librino ha denunciato la presenza di una discarica abusiva accanto alle proprie case (e ad una scuola). Un terreno comunale di circa 3 ettari, per diversi anni era stato utilizzato come can­tiere per la costruzione dell’asse attrez­zato, una delle grandi opere del quartiere, ma una volta abbandonato dalla ditta ese­cutrice e tornato nelle disponibilità del Co­mune di Catania, nel giro di poco tempo, è diventato l’ennessimo posto a Catania nel quale ven­gono abbandonati rifiuti di ogni genere sbrigativamente e illecitamente.

* * *

La seconda iI 19 febbraio. Un altro grup­po di abitanti, questa volta al Borgo Antico, nucleo originario di Librino, sup­portato dal comitato civico “Librinoattivo”, ha denun­ciato i continui disservizi elettrici nel quale versa una par­te del quartiere costretta a do­versi munire di gruppi elettrogeni e vedere andare in fumo frigoriferi e televisori. L’Enel, chiamata in causa, fa sapere che la colpa è del Comune che pare si ostini a non voler concedere un terreno per la costruzio­ne di una nuova cabina elettrica. Ci permettiamo di suggerire al Comune che, fatte salve le distanze, forse una picco­la porzione dei 3 ettari abbandonati e tra­sformati in discarica potrebbe servire allo scopo.

* * *

La terza infine il 26 Febbraio. Dal centro sociale Iqbal Masih è partita una petizione per destinare alla squadra Briganti Rugby il campo San Teodoro. La storia di questa grande struttura segue, purtroppo, il solco di tante altre presenti nel quartiere Librino: decenni di abbandono e finte inaugurazio­ni ottimi scenari per facili campagnie elettora­li.

* * *

Sono tre fatti in apparenza molto sempli­ci ma che danno il senso di una lenta ma ine­sorabile trasformazione, e se vogliamo ri­voluzione, in atto in un quartiere che da più di trent’anni è passivamente schiavo di spe­culazioni edilizie e politiche fatte sulla pel­le della povera gente.

* * *

Anche questo popolo senza diritti, come una piccola Libia, comincia ad organizzar­si contro la strafottenza dei tanti Gheddafi di turno che fino ad oggi l’hanno soggio­gato e spremuto. Non chiedono nulla di eccezionale, ma non lo chiedono né per tornaconto persona­le né per concessione elettorale. Lo chiedono perchè iniziano seriamente a riconoscersi come una collettività che in­sieme può far sentire la propria voce e riap­propriarsi dei diritti negati.

Massimiliano Nicosia

La Periferica


”PERIFERICI” & C. L’UNICO INTERLOCUTORE POSSIBILE, QUI E ORA

In poche regioni d’Italia la “politica” è complicata e machiavellica come in Sicilia. In nessuna città siciliana come a Catania. Alleanze, cordate, patti e accordi s’intrecciano e si disfano in maniera così elaborata che ogni volta ci vuole uno stu­dio indefesso solo per arrivare a capire chi sta con chi e chi contro. Lavoro inutile, del resto, perché il giorno dopo le alleanze del giorno prima si sono già disfatte, i Borgia dai Colonnesi sono tornati ai Visconti e Al Capone, che ieri faceva affari con Marranzano, improvvisa­mente s’è unito a Frank Costello. Intanto la città affonda. C’è un’unica cosa seria, nella politica di Catania, ed è la (vera) politica dei quartieri. Non mercato di voti, non potere, non dis­perato arraffaggio di consulenze e poltrone. Ma serivizio civile, antimafia e formazione di massa, coi pochissimi mezzi di cui può disporre qui la gente perbene. Abbandonate dallo stato, snobbate dai partiti locali, assolutamente ignorate dai grandi agglomerati “politici” di Roma, vo­lontari, insegnanti, lavoratori studenti com­battono qui nei quartieri poveri (cioè l’ottanta per cento della città) la vera batt­aglia politica per Catania, quella senza bandiere, con più idee (e “filosofia”) di chiunque altro ma senza bardature inutili di bei discorsi e sonanti parole. Il partito della Resistenza e dei poveri, senza saperlo, es­iste già ed è qui. In forma rudi­mentale e confusa, chiamandosi qua par­rocchia e là centro popolare, combatte fati­cosamente ogni giorno e fa democrazia. E’ l’unico interlocutore possibile per le per­sone serie, qui e ora. *


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