



Tra gennaio e febbraio, nell’arco di trenta giorni, si sono svolte ben tre iniziative di partecipazione popolare a Librino.
La prima il 29 gennaio. Un gruppo di residenti in viale Librino ha denunciato la presenza di una discarica abusiva accanto alle proprie case (e ad una scuola). Un terreno comunale di circa 3 ettari, per diversi anni era stato utilizzato come cantiere per la costruzione dell’asse attrezzato, una delle grandi opere del quartiere, ma una volta abbandonato dalla ditta esecutrice e tornato nelle disponibilità del Comune di Catania, nel giro di poco tempo, è diventato l’ennessimo posto a Catania nel quale vengono abbandonati rifiuti di ogni genere sbrigativamente e illecitamente.
La seconda iI 19 febbraio. Un altro gruppo di abitanti, questa volta al Borgo Antico, nucleo originario di Librino, supportato dal comitato civico “Librinoattivo”, ha denunciato i continui disservizi elettrici nel quale versa una parte del quartiere costretta a doversi munire di gruppi elettrogeni e vedere andare in fumo frigoriferi e televisori. L’Enel, chiamata in causa, fa sapere che la colpa è del Comune che pare si ostini a non voler concedere un terreno per la costruzione di una nuova cabina elettrica. Ci permettiamo di suggerire al Comune che, fatte salve le distanze, forse una piccola porzione dei 3 ettari abbandonati e trasformati in discarica potrebbe servire allo scopo.
La terza infine il 26 Febbraio. Dal centro sociale Iqbal Masih è partita una petizione per destinare alla squadra Briganti Rugby il campo San Teodoro. La storia di questa grande struttura segue, purtroppo, il solco di tante altre presenti nel quartiere Librino: decenni di abbandono e finte inaugurazioni ottimi scenari per facili campagnie elettorali.
Sono tre fatti in apparenza molto semplici ma che danno il senso di una lenta ma inesorabile trasformazione, e se vogliamo rivoluzione, in atto in un quartiere che da più di trent’anni è passivamente schiavo di speculazioni edilizie e politiche fatte sulla pelle della povera gente.
Anche questo popolo senza diritti, come una piccola Libia, comincia ad organizzarsi contro la strafottenza dei tanti Gheddafi di turno che fino ad oggi l’hanno soggiogato e spremuto. Non chiedono nulla di eccezionale, ma non lo chiedono né per tornaconto personale né per concessione elettorale. Lo chiedono perchè iniziano seriamente a riconoscersi come una collettività che insieme può far sentire la propria voce e riappropriarsi dei diritti negati.
La Periferica
In poche regioni d’Italia la “politica” è complicata e machiavellica come in Sicilia. In nessuna città siciliana come a Catania. Alleanze, cordate, patti e accordi s’intrecciano e si disfano in maniera così elaborata che ogni volta ci vuole uno studio indefesso solo per arrivare a capire chi sta con chi e chi contro. Lavoro inutile, del resto, perché il giorno dopo le alleanze del giorno prima si sono già disfatte, i Borgia dai Colonnesi sono tornati ai Visconti e Al Capone, che ieri faceva affari con Marranzano, improvvisamente s’è unito a Frank Costello. Intanto la città affonda. C’è un’unica cosa seria, nella politica di Catania, ed è la (vera) politica dei quartieri. Non mercato di voti, non potere, non disperato arraffaggio di consulenze e poltrone. Ma serivizio civile, antimafia e formazione di massa, coi pochissimi mezzi di cui può disporre qui la gente perbene. Abbandonate dallo stato, snobbate dai partiti locali, assolutamente ignorate dai grandi agglomerati “politici” di Roma, volontari, insegnanti, lavoratori studenti combattono qui nei quartieri poveri (cioè l’ottanta per cento della città) la vera battaglia politica per Catania, quella senza bandiere, con più idee (e “filosofia”) di chiunque altro ma senza bardature inutili di bei discorsi e sonanti parole. Il partito della Resistenza e dei poveri, senza saperlo, esiste già ed è qui. In forma rudimentale e confusa, chiamandosi qua parrocchia e là centro popolare, combatte faticosamente ogni giorno e fa democrazia. E’ l’unico interlocutore possibile per le persone serie, qui e ora. *

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