



L’editore Ciancio chiede un mega-risarcimento ai giornalisti di Report. Lo devolverà - annuncia - alle vittime della mafia. Gli risponde Dario Montana: “Sarebbe il prezzo della negazione della libertà. E’ offensivo pensare che possiamo essere noi a beneficiarne. Ciancio affronti il dibattito, piuttosto”.
A seguito dello splendido e documentatissimo servizio giornalistico “I Vicerè’” di Sigfrido Ranucci, trasmesso da Report il 15marzo del 2009 da Rai tre, il direttore/editore de La Sicilia Mario Ciancio Sanfilippo ha pensato bene di richiedere un risarcimento danni di 10.000.000,00 di euro. Ciancio ha tenuto a precisare l’intenzione di devolvere in beneficienza ad un istituto per anziani le somme. Sembra però che in questi giorni abbia meditato a lungo, decidendo di devolvere le somme richieste a Report, ad Associazioni di familiari delle vittime della mafia. Devo confessare che nutro, in proposito, qualche remora; sono, infatti, il fratello del commissario Beppe Montana, capo della sezione catturandi della squadra mobile di Palermo, ucciso dalla mafia il 28 luglio 1985, che ha visto rifiutare la pubblicazione del necrologio per il trigesimo dell’omicidio sul giornale diretto proprio da Mario Ciancio Sanfilippo; nel corpo della ricostruzione delle vicende catanesi fatta dalla trasmissione, oggi incriminata, ho mostrato copia del testo del necrologio respinto allo sportello su “insindacabile decisione del direttore Mario Ciancio e del condirettore Corigliano”. Penso di poter affermare a titolo personale e a nome dei miei familiari che la verità non ha prezzo; e credo che tale affermazione sia condivisa anche dai tanti parenti di vittime della mafia che si sono riconosciuti nell’associazione Fare Memoria, che ho l’onore e l’onere di rappresentare, che aderisce a Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, e dai tantissimi parenti che ogni anno incontriamo il 21 marzo in occasione della giornata della memoria e dell’impegno, dedicata a tutte le vittime delle mafie. Consideriamo offensiva l’idea di vederci beneficiare delle somme che rappresentano il prezzo della negazione della libertà di informazione, costituzionalmente garantita, e del diritto di ogni cittadino di essere informato su quanto accade nei nostri territori. Riteniamo inconcepibile che proprio un direttore/editore di un giornale possa ricorrere ad un’azione giudiziaria di risarcimento danni, per impedire e limitare il diritto di informazione: se ci si ritiene diffamati si presenti una querela al giudice penale e non un’azione di risarcimento civile, si abbia il coraggio di affrontare un pubblico dibattimento che accerti la verità dei fatti. Invitiamo Mario Ciancio Sanfilippo a risarcire direttamente i parenti delle vittime delle mafie mandando in stampa ogni giorno un giornale rispettoso della verità dei fatti e non omissivo, invitandolo a far sua la lezione di Pippo Fava: “Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane”.
Libera

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