



Le perizie richieste dal giudice sono state consegnate un mese fa: almeno fino al 2006 i laboratori di Farmacia erano a rischio tossico.
Le aule e i laboratori di Farmacia sono adesso sani e sicuri. E’ vero. E l’aria dell’edificio 2 è uguale a quella esterna, come detto pure dal rettore dell’Università di Catania, Antonio Recca. Ma per almeno sei anni, a cominciare dal 2000, in quello stesso edificio sono mancati i requisti di sicurezza per studenti, ricercatori, docenti e dipendenti vari. I quali talvolta inviavano, invano, lettere di protesta e denuncia. Inascoltate.
Questo è solo parte di quanto hanno scritto su un lungo documento di 90 pagine, consegnato il 30 Novembre, i periti del Ctu nominati dal gip Fallone del Tribunale di Catania, ed è quanto discusso nell’ultima udienza del 18.12 2009, udienza (incidente probatorio) che ha permesso alle parti di fare osservazioni proprio sull’ultima relazione dei periti. Questi hanno pure sottolineato in una chiara premessa che lo stato dei luoghi dell’edificio di Farmacia analizzato risulta notevolmente alterato al momento delle perizie, realizzate nel 2008. E ciò a causa dei seri interventi di messa in sicurezza fatti all’Università catanese tra il 2006 e il 2007. Difatti, gli eventi che sono oggetto delle indagini, ovvero i due filoni dell’inchiesta – disastro ambientale e omicidio e lesioni colpose – risalgono agli anni precedenti al 2006: 10 morti (tra cui Emanuele Patanè, autore di un importante memoriale scritto prima della morte a soli 29 anni) e 38 casi finora registrati di patologie gravi e meno gravi fra ricercatori e docenti, di tumore della tiroide, tumore polmonare, tumore del colon, cardiopatia dilatativa, linfoma di Hodking, Leucemia a cellule capellute. Attualmente, gli ambienti di Farmacia sono sicuri, come annunciato tre mesi fa dal rettore Recca, ma ciò è accaduto anche perchè le attività di laboratorio sono state sospese sei mesi prima. Per questo motivo il gip ordinò nell’ Ottobre 2009 il totale dissequestro della Facoltà, e dunque la ripresa veloce delle lezioni e delle normali attività di ricerca.
L’edificio 2 di Farmacia dell’Università di Catania fu sequestrato dalla magistratura nel Novembre 2008, e nove persone, tra cui l’ex rettore Latteri, risultano indagate. Ma secondo i periti l’analisi condotta recentemente si muove su uno spazio ormai definitivamente modificato per via dei lavori effettuati dalla stessa Università “nel periodo compreso tra il 19/06/2006 ed il 18/02/2007 ed hanno comportato interventi di demolizione con asportazione dei materiali demoliti e di parte del terreno per l’esecuzione degli scavi necessari al posizionamento delle nuove strutture di carico (…) ed in particolare lo stato delle reti e dei sistemi di scarico dei reflui idrici e di ventilazione dei locali è risultato notevolmente differente da quello esistente al momento dei fatti a base del procedimento penale”.
Non solo. I periti del Ctu hanno aggiunto che tra il 2003 e il 2004, a seguito di continue lamentele, richieste e lettere di docenti e ricercatori, l’Università ricevette delle relazioni interne e pur leggendone la gravità del contenuto valutò il rischio chimico di grado moderato. I periti del giudice però hanno scritto nero su bianco che il rischio non poteva essere definito moderato, ma modesto o elevato, per l’elevatissima presenza di sostanze chimiche e agenti cancerogeni, per le lettere continue e circostanziate dei dipendenti, e in particolare per la relazione dell’ing. La Pergola, risalente al 2004, che chiedeva interventi urgenti per l’impianto di areazione, malfunzionante, e per gli scarichi non regolari di rifiuti tossici, gettati direttamente nei lavandini. Siamo dunque nel 2004. Patanè muore giovanissimo nel 2003, e già dal 2000 ci sono state segnalazioni di infortuni ai dipendenti dei laboratori per inalazione di vapori tossici. Nel 2005 c’è una nuova perizia di una ditta esterna, la It Group e nell’estate del 2006 si fa qualche intervento all’edificio, intervento non sufficiente. Ma solo nel 2007, scrivono sempre i periti del Ctu, e in urgenza, l’università rifà l’impianto di areazione e aspirazione, e gli scarichi dei rifiuti, che prima confluivano attraverso condutture comuni in vasche che mescolavano gli agenti chimici. Sette anni per mettere tutto in sicurezza.
“In quel contesto”, spiega l’avvocato Santi Terranova che difende il padre di Patanè e altri ex dipendenti malati, seguendo il filone dell’omicidio colposo, “questa valutazione moderata fu fatta probabilmente perchè così il datore di lavoro è esonerato dall’intraprendere maggiori e più significative misure di prevenzione e protezione, e dunque spende meno e si riconosce, di fronte a chi moriva o stava già male, meno responsabilità. Se si valuta invece un giudizio non moderato, ma più alto, modesto o elevato, come rimarcano gli stessi periti del giudice, il datore di lavoro è tenuto alla sorveglianza sanitaria dei lavoratori e ad attuare senza alcun ritardo tutti gli interventi per la messa in sicurezza.”
L’avvocato Terranova ci dice tra l’altro che parecchi studenti, ricercatori e alcuni professori, testimonieranno in tribunale che mai furono utilizzate mascherine e guanti all’interno del laboratorio, né mai applicate norme di sicurezza basilari, né mai fatti corsi di preparazione adeguati all’utilizzo di sostanze potenzialmente nocive. E che “non utilizzando scarichi adeguati alle sostanze usate, le quali invece erano gettate negli scarichi del lavandino, si è creata un piccola vasca nel terreno sotto l’edificio 2 di Farmacia che, essendo costituito da argilla, e dunque impermeabile- come provato dalla carta dell’area geologica disegnata dalla stessa Università di Catania – non assorbe i liquidi gettati dalle fogne a perdere, ma le raccoglie in una vasca naturale chiamata bicchiere. Dal bicchiere, come testimoniato dalla perizia del 2005 dell’IT Group, risalivano vapori tossici attraverso le stesse condutture dell’acqua e attraverso fessurazioni del solaio e delle pareti dovute a totale abbandono dei locali. Come detto sopra, i lavori effettuati nel 2006 portarono alla costruzione di scarichi più isolati, ma poiché la valutazione del rischio fu moderata, i lavori sono stati comunque inadeguati alla situazione” Secondo Terranova anche se non è dimostrabile scientificamente il rapporto di causa-effetto tra ambiente cancerogeno e tumore della singola persona - “è immediatamente relazionabile l’altissima percentuale di malattie e la loro tipologia occorse ai frequentatori dei locali con l’altissima presenza di vapori tossici respirati dai suddetti soggetti a causa della scarsa osservazione delle norme di sicurezza. Sebbene le polveri e le sostanze cancerogene siano presenti pure nelle strade cittadine, come ha precisato l’Università, non è ancora stata denunciata questa altissima percentuale di morti e malati all’interno di uno stesso luogo nel resto della città di Catania (scuole, uffici etc...) come invece avvenuto per l’edificio 2 di Farmacia”. Per l’avvocato il reato è quello di omicidio colposo plurimo, ovvero strage, e tra le prove che verranno fornite ai giudici, quella che farà da chiave di volta è il pc di E. Patanè, sul cui hard disk è stato rilevato quel memoriale originale, scritto appena prima della morte – a 29 anni – e le cui affermazioni, tra cui la conservazione di sostanze inquinanti in armadi arrugginiti e senza protezione, sono poi confermate dalle lettere di alcuni docenti inviate ai rettori nel corso degli anni e dalle testimonianze di ricercatori e studenti di Farmacia.

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