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Le Università e il grande banchetto del Ponte


Contratti da centinaia di migliaia di euri in arrivo dal consorzio del Ponte per le università siciliane. Non sembra averle sfiorato molto il dibattito sui costi sociali, ambientali e criminogeni della grande opera; in compenso – almeno a giudicare dai comunicati degli Atenei – suscita grande entusiasmo l’idea di poter raccogliere qualche briciola delle risorse finanziarie impegnate...


5 luglio 2010, di Redazione




Del progetto esecutivo non c’e ancora l’ombra, i soldi bastano appena per sventra­re colline e riempire cave e discariche con milioni di metri cubi d’inerti, ma sull’affai­re del Ponte sullo Stretto planano come av­voltoi le grandi e piccole università di Ca­labria e Sicilia. Dopo aver ignorato per de­cenni il dibattito sui costi politici, economi­ci, sociali, ambientali e criminogeni della grande opera, abdicando alle proprie finali­tà istituzionali di analisi e ricerca, gli Ate­nei sgomitano tra loro per accaparrarsi qualche briciola delle risorse finanziarie pubbliche impegnate per l’avvio dei lavori del Ponte. Con un comunicato congiunto, le Università di Enna, Palermo, Reggio Ca­labria e Catania hanno preannunciato che «si mobiliteranno insieme per contribuire ad affrontare la grande sfida che vede pro­tagonisti, non solo ingegneri e architetti, ma studiosi di molteplici ambiti». Voci au­torevoli rivelano che già sarebbe stato sot­toscritto un contratto di 800 mila euro tra il Consorzio delle Università siciliane ed Eu­rolink, l’associazione d’imprese general contractor per la progettazione e l’esecu­zione dei lavori, finalizzato a distribuire «migliaia di test e misurazioni sui provini di cemento armato tra tutte le Università si­ciliane». In perfetta sintonia con l’obiettivo di raf­forzare la fabbrica del consenso implemen­tata da signori e padrini del Ponte, Aurelio Misiti, portavoce nazionale dell’MPA, ha annunciato la presentazione di alcuni emendamenti alla manovra economica in discussione al Parlamento, per un totale di 100 milioni di euro, che prevedono la realizzazione di due grandi laboratori scientifici situati a Messina e a Reggio. Il primo, di Scienza e tecnologia dei nuovi materiali, da affidare a un consorzio delle tre Università siciliane con la “Sapienza” di Roma e il secondo, di Aerodinamica e aeroelasticità, destinato a un consorzio delle tre Università calabresi con il Politecnico di Milano. Insomma, ce ne sarebbe per tutti, anche se ciò allarma classi dirigenti e accademici dell’area dello Stretto, preoccupati di perdere la leadership su contributi e commesse. Per spegnere sin dal nascere obiezioni e proteste, la società concessionaria del Ponte ed Eurolink hanno precisato di essere intenzionate a stabilire una «collaborazione privilegiata» con i due Atenei di Messina e Reggio Calabria. E i primi discutibili risultati non mancano. È di qualche giorno la notizia della firma di un contratto di locazione di un intero edificio del polo scientifico universitario “Papardo” di Messina, per ospitare l’head office, ovvero la sede delle direzioni generali della Stretto di Messina Spa, del general contractor e delle società impegnate nel monitoraggio ambientale e nel “project management” del Ponte (Fenice Spa e Parsons Transportation Group). La struttura che si estende su un’area complessiva di 4.400 mq, comprende in particolare l’“Incubatore d’Imprese” finan­ziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Grazie ad una convenzione siglata 7 anni fa dall’allora rettore Gaetano Silvestri, l’incubatore fu concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia, ente acquisito recentemente dalla Regione Siciliana che è pure azionista di minoranza della società concessionaria del Ponte. Secondo il testo della convenzione, a Sviluppo Italia veniva affidato non solo la gestione, ma anche il completamento, con fondi dell’ente, del “Parco tecnologico” di contrada Papardo con l’obiettivo che fosse destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nei piani di allora, la contiguità dell’incubatore con le facoltà tecnologiche avrebbe facilitato lo sviluppo di attività innovative e tecnologicamente avanzate, dotando l’Ateneo di una struttura unica nel panorama centro-meridionale. Dopo il rinnovo dei vertici accademici e l’entrata in scena dell’odierno rettore Giuseppe Tomasello, il progetto fu abbandonato sino a quando, due anni fa, Invitalia Spa, la nuova Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, avviò i lavori di restauro e di adeguamento funzionale dell’infrastruttura. Secondo quanto annunciato dalla Stretto di Messina, l’inaugurazione e l’attivazione all’interno del polo universitario del quartier generale delle società che concorrono alla realizzazione del Ponte dovrebbe avvenire entro la fine del mese di luglio. A esprimere un giudizio fortemente criti­co sull’intera operazione, il professore Gui­do Signorino, ordinario di Economia appli­cata e responsabile della sezione “Econo­mia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”. «L’insedia­mento del Centro direzionale di Eurolink nel non ancora ultimato “Incubatore d’Im­prese” è una ipotesi a mio avviso bizzarra e non percorribile», afferma Signorino, che al tempo curò proprio l’accordo di partner­ship tra l’Università di Messina e Sviluppo Italia. «Tale struttura è dedicata alla nascita di imprese “nuove”, frutto di “spin off” da ricerca. L’incubatore dovrebbe garantire, in particolare ai giovani, l’offerta di spazi adeguati a costi contenuti e servizi di sup­porto, di assistenza consulenziale e di repe­rimento di finanza dedicata ed agevolata. Nel caso dell’incubatore di Messina, esso nasce anche con lo scopo specifico di pro­muovere e sostenere la nascita di imprese ad opera dei laureati dell’Università». Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, ren­dendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina - spiega l’economista - era defi­nito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative». Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a con­sentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impre­sa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vin­citrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. «Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’U­niversità di Messina, né il consorzio è co­stituito da imprenditori giovani e non suffi­cientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato. In relazione alla durata della locazione, Euro­link dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazio­ne, non noto, occorre ricordare che la logi­ca dell’incubatore non è quella della valo­rizzazione reddituale degli immobili. Svi­luppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incremen­tare la sua rendita con l’affitto di locali ot­tenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanzia­mento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eu­rolink costituirebbe, a mio avviso, una di­storsione di tali finalità, di cui si giovereb­be un gruppo di imprese già esistenti e atti­ve sul mercato internazionale». Rilievi pesanti che forse meriterebbero l’apertura di un fascicolo in Procura per ac­certare se non siano stati commessi possibi­li illeciti con la riconversione dei locali uni­versitari nel centro strategico dei business men del Ponte. In occasione della riunione del Senato accademico prevista per il 5 lu­glio, la Rete No Ponte ha intanto preannun­ciato un sit-in di protesta contro ogni forma di sostegno dell’Ateneo di Messina al de­vastante progetto di collegamento stabile nello Stretto.

Antonio Mazzeo


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