



Dicono che Catania è stata salvata. Che il dissesto è sventato. Ma quei 140 mln di euro li hanno già tolti ai cittadini catanesi: niente metano, niente strade, niente scuole, niente parchi. Dicono che hanno l’obbligo di fare tutto tra pochi anni, che non sono soldi a fondo perduto, che riavremo quello che ci spettava. Ma con tutto quello che hanno combinato i nostri cari amministratori, chi se la beve più?
E’ la sera del primo di Ottobre. Sono le otto, e in piazza Università, sulla via Etnea e proprio accanto a Piazza Duomo, un giocoliere, che solitamente fa Charlie Chaplin, sta spaparanzato su una sedia a sdraio. Ha poche monete davanti alle dita dei pedi, il disegno del baffo sbavato, il viso contratto. Vende qualche cianfrusaglia: un gatto meccanico, una torcia, tre biglie. Accanto a lui un passeggino rotto, su cui stanno sacchi di plastica con la sua roba. Sembra pronto ad andare via. A pochi metri una donna nera gli inveisce contro, e lui, per mantenere la calma, si alza, fa dei lunghi giri su se stesso, borbotta qualcosa nell’aria, e torna a sedere, ignorandola. Poi guarda in alto. Le luci della sua città sono spente da mesi. Un cane, impaziente, fa i suoi bisogni proprio al centro della piazza. Passa qualche turista smarrito. Qualche centinaio di chilometri più a nord qualcuno sta decidendo di noi: quanti soldi? Vi salvate? Non vi salvate?
Nel frattempo, nelle due piazze cittadine, strafottendosene di un cartello gigante che ammonisce: “Zona pedonale”, sfrecciano decine di auto. Provano a sgamare l’ingorgo che si è creato più giù in via Etnea. Una macchina dei vigili urbani romba verso il Duomo, poi sterza violentemente verso sinistra, poi scompare. Un tunisino, in sella a uno scooter cinquanta, si è appena schiantato sul muro che sta sotto a un arco della marina. Una auto l’ha spinto come un birillo, poi è scappata via. Charlie Chaplin muove tra le dita il suo bastone, ma non accenna minimamente ad alzarsi e a fare il suo numero. Con tutto questo buio lui si gode le stelle.
La mattina dopo sappiamo che Catania è salva: “Il Cipe (Comitato interministeriale per a programmazione economica) sblocca 140 mln per Catania”, e il sindaco Stancanelli: “Adesso comincia il lavoro duro”. Poi i commenti, le raccomandazioni che dicono “Badiamo a non sperperare di nuovo”, “Questo intervento deve rimanere straordinario!”, “Il deficit generale del comune è molto più alto, non esultiamo…”.
E poi il dettaglio chiave: “Il Comune di Catania è autorizzato a stornare i soldi dei Fondi Aree Sottosviluppate, già richiesti, per destinarlo ad altre emergenze”. E quali sarebbero queste emergenze? I disavanzi 2003, 2004, 2006 e altri creditori, e la luce, rispondono…Ma attenzione qui: “Il Comune di Catania ha l’obbligo e l’onere di recuperare le somme utilizzate per altri capitoli e procedere entro un certo numero di anni ad effettuare le infrastrutture deliberate dal Cipe”. Certo, come no!
Andando a rileggere bene l’elenco delle infrastrutture cui erano destinati quei soldi troviamo, tra le tante: strade, metanizzazione, opere fognarie, riqualificazione di parchi cittadini, tra cui la Villa Bellini, e infine SCUOLE. Ben quattro scuole non verranno costruite: la scuola elementare in via Castagnola, la scuola materna Bummacaro; la scuola elementare e media in viale Moncada, la scuola in viale Grimaldi (da completare). Tutte a Librino (uno dei quartieri ghetto a più alta densità criminale, citando le definizioni dei giornali nazionali) dove tra l’altro probabilmente non si farà più nemmeno il famoso “Centro Direzionale”, un enorme edificio circolare con sei scuole, un teatro sperimentale, un centro culturale, e un ufficio postale, dato che il progetto rientra nella riqualificazione ambientale, da cui per l’appunto vengono presi, per il buco di bilancio, ben 24 mln.
Ricordate quella bella e magnifica mostra in piazza Duomo? (tra l’altro pagata coi soldi di chi? loro dissero “sponsor”…) C’era pure una bella foto di questo fantasmagorico Centro Direzionale. Si intitolava “Oggi Catania costruisce il Domani”, (1 Dicembre ’07- 2 Gennaio ’08). Si esponevano in lungo e largo decine di opere pubbliche in programmazione e costruzione, “Per la trasparenza, e perché i catanesi sappiano che quanto stiamo facendo oggi renderà la nostra città migliore. Benefici per tutti”, dicevano l’ex assessore ai lavori pubblici Filippo Drago e l’ex sindaco (oggi deputato) Scapagnini, in un’enorme foto che campeggiava in giro per la città, a rassicurare. E indicavano con orgoglio proprio quelle opere per molte di cui erano oggi destinati i soldi che invece andranno a coprire il buco. E il buco di bilancio già c’era eccome, ed era già siderale-spaziale-interstellare. Ma loro due, ridendo, si stringevano la mano.
E bravi. Ecco chi paga. Paghiamo noi: niente strade, niente sicurezza, niente parchi, niente scuole, proprio a Librino, che ne ha bisogno come l’aria per sconfiggere la criminalità, quella organizzata e quella disorganizzata. Ma le scuole, si sa, per questo governo che regala i 140 mln alla sua giunta, e mica ai catanesi, sono zavorra da buttare. Tanto, chi di voi crede che una giunta che non ha le pezze per i pantaloni farà queste opere tra pochi anni? E con cosa? Venderà per davvero l’elefante?. No. Stancanelli l’ha detto: “Non faremo nessun sacco di Catania. Venderemo gli edifici comunali inutilizzati (?), venderemo gli alloggi di edilizia popolare (???!), convertiremo i terreni da agricoli in edificabili per metterli sul mercato (geniale!). E’ la FINANZA CREATIVA, quella di Catania Risorse, ricordate? Ne sentivamo tutti la mancanza.
Torno in piazza Università. C’è folla. I catanesi hanno ricominciato a marciare in su e in giù, come se nulla fosse. Anzi, sono più ringalluzziti di prima. Ridono, scherzano, si danno di gomito. Charlie Chaplin non c’è più. Al suo posto sta la donna nera che gli inveiva contro. Mi dice: è il mio fidanzato, quel testone, è fuori di testa! Se n’è andato perché dice che prima o poi venderanno pure questa piazza, con i lampioni e pure lui, con il bastone, il baffo sbavato, il gatto elettronico e tutto quanto. E’ andato via arrabbiato spingendo il suo passeggino. Lei crede che le accenderanno?! Quando mai. Le luci della città sono spente da mesi. Forse nemmeno funzionano più. Meglio comprarsi delle candele, sa!

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