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Lettere: tagli pesanti al personale. Facoltà in bolletta.


A 18 lavoratori non viene rinnovato il contratto. La vigilanza verrà ridotta, e così altri servizi agli studenti.


5 gennaio 2010, di Giuseppe Scatà




“Se la crisi preoccupa tutti noi nell’attesa del nuovo anno, immaginiamo l’angoscia degli emarginati, dei senza tetto. I nostri auguri quest’anno debbono essere concretamente solidali con chi ha più bisogno....”. Il preside della Facoltà di Lettere di Catania, Enrico Iachello, aveva appena scritto su una cartolina pubblica questa frase in occasione del Natale, erigendo pure, insieme alla Caritas, “un albero della solidarietà” nel cortile del magnifico Monastero dei Benedettini, sede della Facoltà, ai piedi del quale si è invitati a posare aiuti alimentari e quant’altro. Ma nei giorni di festa lo stesso preside Iachello, prima di salire su un aereo per Parigi, ribadisce ai suoi collaboratori – come detto nell’ultimo consiglio di Facoltà straordinario - la necessità di mandare a casa 18 lavoratori con contratto co.co.co, perchè c’è crisi, bisogna tagliare il 30% delle spese ed è bene cominciare subito. Iachello vola sulla Tour Eiffel mentre i suoi comunicano ai 18 sfortunati che il 31 Dicembre devono prendere i propri effetti personali e andare a casa. Senza fare ritorno. Buon Anno. Altri 15 fortunati invece resteranno, con una proroga di tre mesi, sino a nuovo concorso . Glielo dicono tre giorni prima dei botti, il 29 Dicembre, col pranzo di Natale ancora nello stomaco. Risultato? Almeno nei prossimi tre mesi la biblioteca della Facoltà di Lettere resterà aperta per due pomeriggi, fino alle 18.00, anziché per tutta la settimana, sino alle 20.00. La vigilanza armata vigilerà solo la notte, perchè passa da tre a una sola unità. Insomma la sconteranno gli studenti i quali però pagano anche quest’anno tasse salate. Durante la mattina qualche folle armato potrà entrare indisturbato, e la biblioteca sarà off limits per parecchio tempo.

***

Certo la crisi c’è, e i tagli del ministero sono dolorosissimi per tutti. Le università italiane negli ultimi mesi hanno dovuto stringere la cinghia e buttare per strada tecnici, ricercatori, e personale vario, i quali non avevano contratti a tempo indeterminato, ma a scadenza di un anno o addirittura mesi. Però ciò di cui si lamentano i 18 nuovi disoccupati di Lettere è che la Facoltà non ha usato la graduatoria del 2006, anno del regolare bando di concorso, che diede i nuovi posti di collaborazione a progetto, ma il preside Iachello e il consiglio di Facoltà si sono affidati a nuovi criteri: possesso del diploma di laurea (nelle mani però solo di 4 lavoratori, rimasti); irrimpiazzabilità a giudizio del responsabile dell’ufficio delle funzioni svolte, e competenze acquisite in amministrazione finanziaria, biblioteca, utilizzo delle attrezzature informatiche abilità e impegno mostrato. Criteri tutti a giudizio e discrezione del solo responsabile di ogni ufficio, con alti rischi di parzialità , dunque, nella scelta. I 18 ex collaboratori avevano un contratto co.co.co dal 2006, secondo regolare bando di concorso, ma già lavoravano per la Facoltà di Lettere da sette anni, assunti da una cooperativa che aveva un accordo regolare con la Facoltà. Nel frattempo la Facoltà non spendeva molto, perchè i co.co.co. significano davvero poche tasse e grandi risparmi: niente ferie pagate, niente tredicesima, niente assenze per malattie, ad esempio. Gli enti pubblici, però, come le università, grazie alla d.l. 276 del 2003 (famoso pure come legge 30), usufruiscono di parecchi vantaggi nei contratti co.co.co., utilizzabili per svariate mansioni. E visti i tempi di magra, ormai le università e i dipartimenti interni ricorrono ai co.co.co per pagare tecnici, studenti impegnati in attività di ricerca, e pure personale amministrativo e di sorveglianza. E’ tutto legale, e pure gioco forza, vista la scarsissima disponibilità economica. I 18 nuovi disoccupati di Lettere vanno infatti a unirsi a i ricercatori senza assegni, e ai professori tagliati fuori dalla scuola pubblica.

***

Gli atenei italiani però, come quello catanese, vedono gran parte del proprio budget assorbito dagli stipendi dei professori divenuti ordinari e associati senza moderazione e prospettive per il futuro e oggi, tutti, compresi gli studenti, pagano una gestione passata poco oculata, perchè si preferiva il denaro disponibile sugli avanzamenti di carriera, anzichè sul personale esterno e sulla ricerca. Col risultato che oggi sono tantissimi i professori ordinari, tanto che il Ministero pochi giorni fa ha promesso di dimezzare proprio gli aumenti di stipendi dei docenti universitari senza pubblicazioni e latitanti dalle lezioni. Di ridurre però gli stipendi di parlamentari e dipendenti regionali ancora non se ne parla, sebbene i disoccupati italiani siano in preoccupante crescita. Si dovrebbero invece diminuire le spese statali poco intelligenti. In Sicilia potremmo avere un ponte sullo stretto costosissimo e utilissimo, e allo stesso tempo auto e Tir fermi perchè la gente non arriva più a comprare la benzina o perchè non si sa nemmeno cosa commerciare. Si potrebbero invece evitare gli sprechi. Pochi giorni prima del taglio del personale di Lettere, il 4 Dicembre, l’università catanese aveva offerto un buffet pantagruelico all’ambasciatore dell’Iran presso la Santa Sede, sua eccellenza Ali Akbar Naseri, e a tutti gli invitati alla conferenza sulla “Madonna del Corano”, tenutasi nell’ aula magna della Facoltà. Ma la Facoltà di Lettere è spesso sede di ottimi e costosi buffet pagati dall’università, per via del magnifico chiostro del monastero dei Benedettini, scenario suggestivo per ogni occasione importante. Sempre la Facoltà di Lettere, nel frattempo, istituisce corsi di dubbia utilità: dà al coreografo Roberto Zappalà 3.570 euro per un corso di 45 ore di “Danza moderna e contemporanea: linguaggi coreografici” e la medesima cifra alla musicologa Graziella Seminara per un corso di “Estetica della musica e fenomenologia della comunicazione musicale”, entrambi a Scienze della Comunicazione , e 2.380 euro a Giuseppe Di Fazio, giornalista del quotidiano La Sicilia, per il corso breve di “Storia del giornalismo” di 28 ore (sinora il posto è stato di un altro giornalista de La Sicilia). La Sicilia, che ha un accordo con l’Università per 60.000 euro per pubblicare con frequenza un’intera pagina sull’ateneo catanese, finora ha pubblicato un pezzo non firmato sui 18 disoccupati di Lettere (probabilmente un comunicato stampa), un paio di comunicati del Pdci sull’argomento, e una lettera dei 18 disoccupati, stravolta però del tutto rispetto all’originale. Il magnifico Rettore, Antonio Recca e il preside Iachello hanno comunque incontrato il 4 Gennaio i 18 ex lavoratori dell’Ateneo, ricordando i reali problemi finanziari dell’ateneo, promettendo nuovo inserimento lavorativo, e ricordando che a breve ci sarà un nuovo concorso, per il quale i 18 avranno certo grosse chances. Secondo questi, invece, le grosse chances ci saranno per i 15 rimasti grazie alla proroga di tre mesi appena concessa.


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