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Ma perchè non dovremmo fare discorsi “ideologici”?


Penso con angoscia a tutti coloro che hanno perso il lavoro ed hanno una famiglia sulle spalle; penso a chi è in cassa-integrazione, precario, aspirante precario, disoccupato. Ai lavoratori della FIAT che hanno dovuto votare sotto ricatto, come quando i lavoratori nella zona industriale siciliana sono scesi in piazza a difendere il posto di lavoro anche a costo dell’aumento di tumori e malformazioni, perché senza quel lavoro non si può vivere; penso a tutti coloro che in TV dalla mattina alla sera parlano di lavoro e lavoratori senza sapere cosa significhi, né il lavoro né vivere con poco più di mille euro. La crisi, la crisi, la crisi, nazionale, internazionale... bla, bla, bla; sacrifici a destra, tagli a sinistra, sempre sulle spalle delle stesse persone.


28 luglio 2010, di Redazione




La famiglia di uno che guadagna mille­duecento euro al mese, l’unico sacrificio che può fare, è quello di abituarsi a non mangi­are. L’esperimento si potrebbe fare. Si eviterebbero altri debiti. Lo so, "Sono caduta nell’ideologia!" Si, perché se vai un poco oltre il pensiero unico, ti si dice che sei ideologico - usando questo vocabolo come la peggiore delle offese - e tutti ci cas­cano. Perché non dovrei fare discorsi ideolo­gici? Se uno mensilmente guadagna ven­timila euro o molto di più e l’altro non ri­esce a sopravvivere e paga tutte le tasse prima che gli si consegni la busta paga, qualche piccola idea politica c’è? Se rispolverassimo l’ideologia (non si fa pec­cato...) ci ricorderemmo di tante altre cose, per esempio di tutte le fasce sociali. In par­ticolare ci si potrebbe soffermare su quelle che si fanno il prestito finanziario per il su­permercato; quelle che rinunciano ad un certo tipo di alimentazione per poter com­prare le medicine... Credo che chi ci amministra e ci gov­erna, di fronte allo sfacelo economico di questi tempi, pensando a tutte le famiglie che non riescono a sbarcare il lunario dovrebbe avere molta più dignità e senza nemmeno pubblicizzarlo dovrebbe decidere di ridurre il proprio stipendio a quello di un metal­meccanico (non di un precario dei call cen­ter), almeno per sei mesi. Se lo possono permettere senza grossi rischi. Vedo già le facce indignate della casta politica: "si tratta di populismo". No, si tratta di rigore e severità. Di una proposta seria. E’ un richiamo al ministro Tremonti che continua a spremere un limone già spre­muto. E’ un invito a tutti a ribellarsi ed or­ganizzarsi in una lotta per la sopravvivenza.

Graziella Proto

direttrice di Casablanca


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