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Minori abbandonati Catania e il suo eterno primato


Recentemente “Repubblica” dedicava un’inchiesta alla criminalità minorile di Napoli, “Ragazzi con la pistola”. L’occasione era la morte di un sedicenne che aveva tentato una rapina a mano armata nel napoletano. La tesi di fondo del pezzo: la Campania da anni detiene il record della criminalità minorile. Niente di più sbagliato. Purtroppo è la Sicilia a tenere il record, e Catania già da almeno dieci anni ha superato Napoli. Addirittura del doppio d’arresti


23 febbraio 2011, di Redazione




Rubano una Smart nuova di zecca. Sono due minorenni, uno è un pregiudicato per furto, spaccio ed è pure indagato per omici­dio colposo. I poliziotti li beccano subito mentre fanno una ronda a Librino e acceler­ano. I ragazzi abbandonano l’auto, scap­pano nel labirinto dei seminterrati del palazzo di cemento, in viale Bummacaro, ma gli agenti li riescono a bloccare. E’ una delle tante notizie di cronaca catanese. Accade ogni giorno. La scena è Librino, uno dei quartieri di cemento armato costruiti in fretta intorno a Catania tra gli anni Settanta e Ottanta e senza alcun rispetto dei servizi essenziali per i cittadini: niente parchi, poche scuole, fogne costruite a metà, nessun campo di calcio, criminalità alle stelle. In Sicilia i minori denunciati (secondo l’ultimo aggiornamento pubblic­ato da giustiziaminorile.it) sono stati 3978, più della Campania e della Lombardia, in cui però c’è molta delinquenza di minori stranieri, provenienti dalla Romania, Al­bania ed Ex Jugoslavia.

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Tra il luglio del 2009 e l’agosto del 2010 – secondo i più recenti dati forniti dal Tribunale dei minori di Catania – gli in­gressi del territorio di competenza della Corte di Appello di Catania sono stati 172. 88 vengono dalla città di Catania. La maggior parte di questi proviene dai quartieri della prima municipalità catanese, e cioè Angeli Custodi, Cappuccini e San Cristoforo. Al secondo posto c’è Librino, che negli anni precedenti era però in vetta alla classifica. Su mille minori imputabili nel distretto catanese il 2% viene arrestato. Una percentuale che si avvicina tantissimo a quella del 1992-1993, secondo la stima che fece per la prima volta Gianbattista Scidà, al tempo presidente del Tribunale dei minori di Catania, sull’intero territorio nazionale. Ma Scidà denunciava già una preoccupante crescita della criminalità minorile catanese nell’ 81, da lui considerato l’anno della svolta – in negativo – di nuovo nell’ 88, nel ’93, e nel ’99. Le sue invocazioni d’aiuto sono però cadute nel vuoto.

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Oggi San Cristoforo, il quartiere che in assoluto tiene il record di minori arrestati nell’ultimo anno, ha un commissariato di polizia. Ma le gazzelle dei poliziotti com­paiono raramente tra le viuzze del quart­iere, un vecchio dedalo di caseggiati di fine Ottocento - inizio Novecento, tra cui si incuneano a velocità supersonica gli scoot­er truccati dei ragazzi che fanno la staffetta per lo spaccio di cocaina o erba, o che presidiano il territorio avvertendo dell’arrivo di qualche volante. Sono veloci, rapidi, scattanti, ma ogni tanto si piantano su un muro o su un’auto e ci lasciano la pelle.

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Cosa fa la politica per contrastare la criminalità? Una scuola media, l’Andrea Doria, è sotto sfratto da quattro anni perchè il Comune non paga l’affitto. Un’inchiesta della procura catanese ha portato all’arresto di alcuni assessori e tecnici del comune catanese per una truffa di 12 milioni di euro di soldi pubblici destinati ai servizi sociali che operano nei quartieri più difficili della città (tra cui il doposcuola e l’educazione familiare), ma secondo la procura mai im­piegati. Un centro sociale, l’Experia, creato in un edificio abbandonato della prima mu­nicipalità - in testa alla classifica per gli ar­resti di minori - viene chiuso nel 2009 da un blitz di centinaia di poliziotti che man­ganellano i ragazzi del centro: si faceva do­poscuola per i ragazzi, concerti, palestra so­ciale. I 16 milioni di euro stanziati nel 2000 dal Cipe per il “programma integrato per San Cristoforo” - ovvero per costruire nel quart­iere delle aree verdi, piazze e sistemi di fognatura – come denunciato da un’inchi­esta del mensile I Cordai, hanno lasciato qualche colata di cemento in abbandono e un sistema fognario incompleto. L’unica cosa che è cambiato a Catania è il tipo di reato per cui vengono arrestati i minorenni. Se prima il reato più commesso negli anni Ottanta e Novanta era la rapina a mano armata, ora è lo spaccio di stupefa­centi: 56 arrestati in tutto il distretto, 38 solo a Catania.

Giuseppe Scatà



SCHEDA

IL GIUDICE IMBAVAGLIATO E I RAGAZZI DI CITTA’ INSIEME

Gianbattista Scidà, presidente del Tribunale dei minori di Catania, fu il primo a calcolare in una tabella nazionale gli ingressi dei minori per distretto, sulla base della popolazione totale, dei minori imputabili, e dei minori italiani imputabili, ottenendo delle percentuali di media su un campione di 10.000. Così il dato di Napoli, apparentemente più alto in Italia, se calcolato sulla base della popolazione totale di minori imputabili italiani (eccettuando dunque gli stranieri) risulta ancora oggi inferi­ore a quello catanese, in testa alla classifica. Nel ’99 Scidà trasmette i preoccupanti dati della sua ultima statistica al giornale La Sicilia, che ignora il fax, pubblicando invece un pezzo in cui si diceva che la criminalità risultava in netto calo in tutta la città. L’associazione Cit­tàinsieme volantinerà quel fax di fronte al palazzo di giustizia, nel giorno del ricordo della strage di Capaci.



SCHEDA

E I SERVIZI “SOCIALI”? IN MANO AI LADRONI

E’ il 16 Luglio 2010 quando scattano gli arresti e dodici milioni di euro finiscono sotto se­questro. Indagato dalla Procura della Repub­blica di Catania anche il sindaco Stancanelli. L’accusa per lui è di abuso per avere suggerito nomi di persone gradite da inserire nelle com­missioni per l’aggiudicazione degli appalti, quando era assessore regionale alla famiglia nel governo Cuffaro. La gestione dei finanzia­menti per aiutare chi versa in difficoltà –secondo le indagini dei Nas dei carabinieri- ha nascosto, negli anni 2007 e 2008, una gi­gantesca spartizione di fondi pubblici nel dis­tretto sanitario di Catania, Misterbianco e Motta S. Anastasia. I soldi provenienti dalla Regione per i bisogni dei più deboli secondo l’accusa sono finiti nelle tasche di un gruppo di persone di politici e tecnici tra cui l’ assessore comunale Zappalà, alcuni amministratori pub­blici e responsabili di cooperative. I reati con­testati nei voluminosi atti d’indagine sono l’as­sociazione per delinquere finalizzata alla turbativa degli incanti, frode in forniture, truffa a danno dello Stato, peculato, falso, e abuso d’ufficio.


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