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Mio padre operaio


Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odo­rava di olio e lamiera. Per anni l’ho visto al­zarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica. L’ho visto addormentarsi sul divano, di­strutto da ore di lavoro e alienato dalla pro­duzione di migliaia di pezzi, tutti ugua­li, imposti dal cottimo.


23 agosto 2010, di Redazione




L’ho visto felice passa­re il proprio tempo libero con i figli e la moglie. L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permette­va di farmi frequentare l’università. L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un au­mento di 100 lire per ogni ora di lavoro. L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze. Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho vi­sto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizza­zione dei diritti, ho visto direttori di gior­nali affermare che gli operai non esisteva­no più, ho visto politici chiedere agli ope­rai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro. Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su La Stampa di Torino, ho let­to l’editoriale del Professor. Mario Dea­glio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostitui­ta da una volatile “garanzia della continui­tà delle occasioni da lavoro”. Ma soprattutto il lavo­ratore, i cui salari erano ormai ridotti al mi­nimo, non necessi­tava più del “tempo libe­ro in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori ri­chieste della controparte (teoria ripetuta dal professor Mario Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010). Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, ar­rivi a sostenere che il tempo libero di un ope­raio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria Sono salito sull’auto costruita dagli ope­rai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’en­nesima vol­ta.Era curvo, la labirintite, cau­sata da mi­lioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardio­patia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua fa­miglia, quello era gratis. Odorava di dignità.

Luca Mazzucco


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