



Brutta aria per gli ambulanti africani, i “vu cumprà”. Fra vigili, controlli e compagnia bella sono diventati più clandestini degli spacciatori di droga. Con la differenza che loro non spacciano proprio niente. Stanno semplicemente cercando di campare vendendo le loro merci. Perché questo accanimento contro di loro, e non contro gli spacciatori mafiosi?
La vita degli immigrati senegalesi a Catania è diventata un incubo. Quasi tutti venditori ambulanti nelle vie del centro. Quasi tutti irregolari. Ma tutti uomini a cui, in nome della “legalità”, viene negato il diritto al lavoro, il diritto alla vita. Da ormai due mesi, soprattutto in corso Sicilia, si moltiplicano i controlli, gli arresti, i sequestri di merce contraffatta e non. Li costringono a firmare verbali, a volte falsi, e sempre senza traduzione. Si respira un clima di terrore. Sotto i partici le bancarelle sono scomparse. Si vedono solo gruppetti di senegalesi con buste piene di cd, scarpe o cinture, oppure a mani vuote con la merce ben nascota dietro l’angolo. Sembrano quasi le dinamiche dello spaccio. Invece è la lotta per la sopravvivenza di chi resiste per la propria dignità, di chi ha paura di essere rispedito in Africa, di chi è fuggito dalla miseria e oggi teme di non avere nulla da vendere l’indomani, di non avere più di che vivere. Ma cosa sta succedendo a Catania? Si sta tentando di fare una città vetrina, pulita e ordinata? Cosa vuol dire “legalità”, questa parola tanto abusata? Prima sgomberano l’Experia, poi svuotano il corso Sicilia. Quali interessi dietro queste manovre? Quanto segue è la testimonianza di un venditore ambulante che chiameremo Ibrahim.
“Io sono triste e arrabbiato per la chiusura de l’Experia perché questo è uno dei pochissimi spazi a Catania dove nessuno si sente estraniero. Qui dentro non è solo laboratorio, non si è solo immigrati. Qui dentro si è soprattutto portatori di cultura. All’Experia accadeva spesso che i ragazzi chiedevano ad esempio “come si usa à tu pais” oppure “come se dice questa parola nella tua lingua”, quindi io vedevo questo luogo anche come uno spazio di libera expression e valorisation di me stesso e questo è importantissimo… Però non dimentichiamo che oltre allo spazio sociale bisogna anche considerare lo spazio esistenziale e quello del lavoro. Molti degli immigrati della mia nazionalità lavorano come commercianti ambulanti per le vie di Catania in particolare in corso Sicilia. Non vendevano armi o droga, non vendevano niente che può essere considerato pericoloso per la società italiana. Si tratta di CD, scarpe, giubbotti che vengono richiesti da tutti les classes sociales presenti in città. Però allo stesso tempo cosa succede? I controlli nell’ultimo periodo si fanno sempre più frequenti, sequestri di merce e arresti. Adesso vi invito a fare una reflection con me: le autorità sequestrando continuamente la nostra merce, non ti danno la possibilità di guadagnare da vivere, e tutto questo in nome della “sicurezza”. Però una persona in qualche modo deve riuscire a procurarsi da vivere… Siamo sicuri che queste “politiche” determinano sicurezza, o i loro effetti produrranno criminalità e insicurezza? È arrivato il momento di discutere tutto, c’è bisogno di spazi sociali e di lavoro… Quindi io sono felice di partecipare a questo ragionamento collectivo. Abbiamo bisogno dell’Experia, abbiamo bisogno di spazi sociali. Abbiamo bisogno di rendere questa città vivibile per tutti coloro che la abitano.”

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