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Pino Maniaci e l’informazione antimafia sotto tiro


Pino, anima dell’emittente tv Telejato, è stato rinviato a giudizio per "esercizio abusivo della professione di giornalista". Condanna quanto mai bizzarra per chi da anni rischia la pelle per la sua attività antimafiosa.


30 marzo 2009, di Redazione




Pino Maniaci conduttore del Tg di Telejato, tv di Partinico (Pa), è stato rinviato a giudizio per "esercizio abusivo della professione di giornalista". La citazione diretta è stata disposta dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta. Il processo è stato fissato davanti al giudice monocratico di Partinico il prossimo otto maggio. Secondo l’accusa, Maniaci, "con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso", avrebbe esercitato abusivamente l’attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato.

Pino da anni lavora a Telejato, emittente che più volte è stata minacciata, querelata e contestata da boss e notabili della zona di Partinico. L’anno scorso Maniaci era stato minacciato di morte dal figlio di un boss della famiglia Vitale.

"Hanno rinviato a giudizio Pino Maniaci per ’esercizio abusivo della professione’. Pino Maniaci - dice Riccardo Orioles, direttore responsabile di Telejato -, prima di essere un antimafioso che rischia la pelle per il suo paese, è anche uno dei migliori giornalisti d’Italia: Telejato è conosciuta in paesi in cui non sanno nemmeno cosa sia "La Sicilia" e il "Giornale di Sicilia". Come direttore responsabile di Telejato affermo che Pino Maniaci ha sempre esercitato la sua professione in maniera niente affatto abusiva ma chiara ed esemplare. Intendo - conclude Orioles - ricostruire l’iter di questa bizzarra incriminazione ed accertare in particolare se qualche collega siciliana abbia avuto parte in calunnie verso Pino Maniaci. Invito l’ordine nazionale dei giornalisti ad attivarsi con me in tal senso".

Maniaci intanto replica: "Tutto nasce da una denuncia anonima fatta in realtà da un collega invidioso della mia popolarità. Non è la prima volta che mi trovo sotto processo per esercizio abusivo della professione. A luglio sono stato assolto dalla stessa accusa. Chiarirò tutto anche questa volta". "Produrrò la sentenza che mi ha già scagionato. In occasione dell’ultima intimidazione - ha detto Pino - il presidente nazionale dell’Unci mi ha dato la tessera onoraria dell’associazione. Questo vorrà pur dire qualcosa".

Beppe Giulietti, portavoce di Articolo21, pensa che il rinvio a giudizio per Maniaci sia "uno spiacevolissimo equivoco, dal momento che quando lui fu aggredito e pestato dagli ’amici degli amici’ gli fu addirittura consegnata la tessera onoraria e fu indicato come un punto di riferimento per tanti cronisti italiani". "Siamo sicuri - ha continuato Giulietti - che questo spiacevole, incomprensibile e anche un po’ pericoloso equivoco sarà autorevolmente risolto. Anche perché forse l’esercizio abusivo della professione non è svolto da Maniaci ma da chi, tesserino o non tesserino omette, fa finta di non vedere, nasconde le notizie o magari trova perfino il modo di pubblicare le lettere dei mafiosi condannati e sottoposti al 41 bis". "Non entriamo neanche nel merito del provvedimento qualunque sia la motivazione addotta. L’unica certezza - ha concluso - è che sia stato applicato alla persona sbagliata nei tempi sbagliati e con le modalità sbagliate".

La Fnsi, Federazione nazionale stampa italiana, interviene sulla notizia di rinvio a giudizio di Maniaci: "Chiediamo all’Ordine territoriale di valutare, pur nella sua autonomia, la possibilità di iscrivere il collega Maniaci nell’elenco pubblicisti nei modi e con le valutazioni che riterrà più opportune". "Che la magistratura se la prenda con il collega, e sottolineiamo collega, per un fatto burocratico di competenza dell’Ordine professionale - si legge nella nota del sindacato - ci pare assolutamente sproporzionato rispetto alla attività svolta da Telejato e dal suo direttore in tema di antimafia. A riprova ci sono le continue minacce ed intimidazioni che la tv e il suo direttore hanno subito in questi anni. Ora, che la magistratura abbia scoperto il segreto di pulcinella, e cioé la non iscrizione all’ordine nell’elenco dei pubblicisti di Pino Maniaci, ci pare grottesco: come se si volesse far passare il nostro collega alla stregua di persona inaffidabile e millantatrice". "Al di là delle norme burocratiche, però - continua la comunicazione - esiste l’articolo 21 della Costituzione che dà il diritto a tutti i cittadini di esprimere la propria opinione e a maggior ragione ad un’emittente comunitaria come quella che dirige Maniaci. Ci auguriamo che il rinvio a giudizio a questo punto si concluda con un nulla di fatto".


Chi è Pino Maniaci
A Partinico esiste una piccola emittente, una piccola ma grandiosa emittente, Telejato. A condurre tutta la baracca è Pino Maniaci, l’omino della Bialetti, come è descritto in un settimanale. Pino Maniaci fa giornalismo, non fa il giornalista perché è stato assunto o perché ha un contratto da conduttore. Fa giornalismo serio per missione. Una missione che a volte lo porta a rimetterci denaro, anziché guadagnarlo. La differenza tra un giornalista "impiegato" e Pino Maniaci, è che i servizi giornalistici dell’omino della Bialetti portano a conseguenze dannose a Cosa Nostra, come l’abbattimento di stalle di proprietà dei boss Vitale, utili strategicamente a Cosa Nostra. Tanto ha strepitato contro queste costruzioni, che a seguito dell’abbattimento, un gruppo di ragazzi tra cui il figlio dei Vitale non molto tempo fa, attentò alla vita del giornalista, pestandolo e stringendo a forza la carotide. Maniaci non si è fatto abbattere neanche da questo, e pur avendo prognosi di alcuni giorni di convalescenza, ha firmato per uscire dall’ospedale perché il giorno dopo aveva un impegno con i suoi ascoltatori: la conduzione del TG. La conduzione del TG di Telejato non è la conduzione di un TG qualunque. Non ci sono montatori, tecnici del suono, tecnici delle luci, operatori, cameraman e redazione. Fanno tutto in famiglia. (antonella serafini)

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