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Report addio? Molti dibattiti ma poca responsabilità...


Dov’erano i politici, dov’era la Procura? E’ la grande rimozione del “dibattito su Report” di queste settimane. Tutti si assolvono a vicenda, tutti “sono d’accordo”: passata la buriana, borbonici e liberali continueranno a frequentare gli stessi circoli e gli stessi affari...


27 aprile 2009, di Redazione




Intorno alla tanto discussa puntata su Ca­tania, le parole più appropriate sono appar­se su “La Sicilia” del 25/03/2009 p. 2: am­messo lo sfascio, dov’erano mai, mentre esso avanzava, le Procure della Repubblica, e dove i politici, qualcuno dei quali innal­zato dal voto dei catanesi a personaggio na­zionale? e dove gli altri?Il riferimento è stato chiarissimo a responsabilità innegabili e tuttavia sempre sottaciute: sottaciute an­che da Report, come se un “via libera” per certi attacchi (inauditi, sino alla vigilia del­la trasmissione) avesse viaggiato insieme con nette interdizioni per altri tabù (lo pen­seremmo, se non fosse noto anche a noi che la conduttrice del servizio e i suoi collabo­ratori non sono persone da domandar la­sciapassare o da farsi imporre sbarramenti). Ma c’è ora da chiedersi se quello scritto, lucido e penetrante, non abbia prodotto, in luogo dell’effetto auspicato (un’inchiesta ampia, vera), l’effetto opposto : di stop ad ogni inchiesta, per la destatasi coscienza, in tutti i dormienti o sonnecchianti, dell’errore commesso col non tentare, almeno, di im­pedire quell’una.

Il sistema di potere, che tiene saldamente in pugno la città, ha nel­l’informazione, robustamente presente an­che in campo imprenditoriale, e nella giu­stizia requirente e nella politica componenti essenziali, ognuna delle quali correlata alle altre due: del che c’è stata, sinora, operosa e coerente conferma : come, ad esempio, in occasione della copertura del posto di vertice della Procura Repubblica. Lo strappo, non saputo prevenire, a così essenziali solidarietà, non può avere sviluppi. Non sono possibili né ritorni sullo stesso bersaglio, senza altri coinvolgimenti (ché a nessuno sarebbe consentito il piacere di guardare dalla spiaggia il magnum alterius laborem, in mezzo ai flutti in tempesta), né allargamenti del campo, senza che l’insieme, tutto, si trovi messo a repentaglio.

E’ dunque verosimile che proprio l’arti­colo, al quale ci inchiniamo, abbia promos­so, senza volerlo, rapide ricuciture. Forse alita già, col profumo delle zagare nuove, un sentore antico di pax cathinensis. Se è così, Report addio!

* * *

Tra gli argomenti non toccati dalla tra­smissione, è quello che più dovrebbe esser­lo, non appena si parli di Catania : ma si tratta di tema che sùbito rimanderebbe a re­sponsabilità amministrative (non attribuibi­li, nemmeno per celia, al solo Scapagnini), e a responsabilità dello apparato repressivo, inadeguato nell’accertarle e perseguirle, o nolente è il sinistro primato catanese di cri­minalità minorile, messo in luce già nel ’92, con una inchiesta del TpM, estesa a tutto il Paese, e confermato, nel 2005, da una tesi di laurea in Scienze Politiche (di­scussa a Torino e non a Catania!). Quel pri­mato è comprovatamene attuale anche oggi, come da ricerca in corso della stessa studiosa.

La dipendenza della criminalità dei mino­ri dalla criminalità amministrativa, privatiz­zatrice di pubbliche risorse, sottratte alla riabilitazione dei quartieri deprivati e al­l’assistenza educativa, nonché il rapporto tra l’agire amministrativo, perverso, e il non agire (o peggio) della repressione, ven­ne rappresentato al Csm, nel ’96, da chi già allora motivatamente invocava per Ca­tania nomina di un Procuratore estraneo al­l’ambiente. E ancor prima – nell’88 in una relazione al Procuratore Generale – aveva­mo detto, alto e forte, come la criminalità minorile fosse uno dei costi inflitti alla so­cietà catanese dall’assetto della governance locale.

Se ci fosse un’inchiesta vera, anche di queste responsabilità dovrebbe parlarsi, francamente, e del come non è stato possi­bile mai che se ne parlasse : tutto il discor­rerne arrestandosi al mero riecheggiamento delle nostre statistiche, con accurata censu­ra di ciò che scrivevamo circa le cause. E anzi si ebbe la faccia, in prossimità di ele­zioni europee, di affermare che la crimina­lità minorile, all’acme, era scomparsa: per taumaturgico merito – era ovvio – di un certo candidato. E certo si parlerebbe del dissesto, di nuo­vo, ma per leggerne il processo di forma­zione in anni anteriori a quelli di Scapagni­ni. Né potrebbero essere evitati, crediamo, l’argomento mafia, e il tema che sarà dibat­tuto a Roma, fra qualche mese, davanti a quel Tribunale: imputati di diffamazione a mezzo stampa, Marco Travaglio e un gior­nalista catanese, e querelante un notissimo magistrato di Catania.

Nella discussione irromperebbe, così, la fatale S. G. La Punta, un tempo dipendenza di Catania, ma da venti anni forgiatrice del­la sua mala sorte. Addio davvero, Report: addio! Giambattista Scidà


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