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Report: la difesa incredibile di Ciancio


"Come ha detto la signora Gabanelli non ho accolto l’invito a partecipare alla trasmissione su Catania, mia sfortunata e molto amata citta’". E’ Mario Ciancio Sanfilippo che parla, dalla prima pagina del suo giornale: "Il motivo e’ semplice, ed e’ dato dalla conoscenza delle tecniche televisive che, con abili e formalmente impeccabili montaggi, riescono sovente a raggiungere l’obiettivo prefissato dal conduttore, in questo caso purtroppo raggiunto..."


17 marzo 2009, di Giuseppe Scatà




"In relazione a tutte le insinuazioni - sottolinea l’editore e direttore del quotidiano de La Sicilia - ritengo di nulla dovere precisare trattandosi di notizie artatamente deformate. E’ ovvio - conclude Mario Ciancio Sanfilippo - che sono invece a disposizione, con documenti alla mano, di chi e’ interessato a conoscere la verita’ su quanto riportato nella trasmissione". Insomma, in prima battuta l’editore-direttore de La Sicilia e delle reti locali, in totale monopolio a Catania, si difende denunciando ingenuamente quanto dunque viene fatto dai suoi media, dato che, ripetendo la sua battuta: "La conoscenza delle tecniche televisive, con abili e formalmente impeccabili montaggi, riesce sovente a raggiungere l’obiettivo prefissato dal conduttore". Viene così confermata la parzialità delle sue testate giornalistiche, sia cartacee che televisive. In seconda battuta, sarebbe ovvia la sua disponibilità a chi è interessato (?) a conoscere la verità. Ma se il direttore Ciancio Sanfilippo aveva dei documenti validi, perchè non ha accettato di incontrare i giornalisti di Report? E poi, vista la sua sfiducia nei giornalisti, chi dovrebbe dare la sua versione dei fatti? La sua stessa televisone forse? Secondo Ciancio è falso quanto si dice su di lui, e cioè è falso il dato oggettivo: lui stampa la Repubblica a Catania, ma per un accordo con la Repubblica stessa, non stampa la cronaca locale (ovvero Repubblica Palermo). Non è un dato scientifico questo, quantomeno secondo Galileo Galilei? E cosa dire delle varianti sui terreni agricoli di Mario Ciancio, testimoniato dai verbali del consiglio comunale catanese?Anche questo è un dato scientifico. E la lettera di Vincenzo Santapaola, mafioso incarcerato in regime 41 bis, pubblicata senza alcun filtro redazionale e non si sa come giunta in redazione, o il rifiuto di pubblicazione del necrologio di Montana, ucciso dalla mafia, o gli articoli denigratori di Tony Zermo dopo l’omicidio del giornalista Fava, o la costante censura del nome del figlio, Claudio Fava, sebbene il quotidiano sia obbligato dalla legge alla pubblicazione del suo nome, in quanto Claudio Fava è un europarlamentare? Anche tutto questo è un dato scientifico. Che documenti alla mano possiede, il direttore Mario Ciancio? Perchè non pubblicarli allora sul suo stesso giornale? Non gli costerebbe nemmeno la fatica di intercedere verso qualche editore, perchè è lui l’editore. Ecco come si è comportata la Sicilia dopo la trasmissione di Report: lunedì 16 compare un pezzo sul sito del giornale www.lasiciliaweb.it, dove viene sintetizzato il documentario di Sigfrido Ranucci e puntualemnte censurata la parte dedicata al direttore Mario Ciancio (come accadde nell’articolo di Repubblica, da noi pubblicato, a testimoniare proprio il patto tra le due testate). Il forum dell’articolo inizia a registrare vari commenti dei lettori e cominciano a fioccare i duri commenti alla censura su Ciancio. Molto duri. Due ore dopo scompare la pagina dei commenti dei lettori. Restano solo quelli dei politici, che, nemmeno a dirlo, sia a destra che a sinistra, tacciono su Ciancio. Anzi, rispondono sul sito de La Sicilia e pure sul cartaceo. Stessa storia il giorno dopo, Martedì 17 Marzo, sul quotidiano La Sicilia: alla pagine delle lettere i lettori parlano di cani randagi e spazzatura. Non c’è un solo commento sulla trasmissione di Report. I commenti sono infatti affidati, in prima pagina, a Mario Ciancio, il quale sostiene che è tutto falso, e a Domenico Tempio, vicedirettore, che sostiene che: 1) Mario Ciancio, imprenditore pulito, non fugge ma scommette su questa terra (e certo, lui compra terreni agricoli e i politici glieli trasformano in oro con le varianti!) 2) E’ un’abile strumentalizzazione politica. 3) La Sicilia ha raccontato ogni giorno luci e ombre della città, lasciando totale libertà ai redattori (e pure ai mafiosi in 41 bis). 4) Report ha irriso Catania, è una vigliaccata.

Quando Roberto Saviano pubblicò Gomorra, il sindaco Iervolino e il presidente della Regione Campania Bassolino, dissero che il libro infangava Napoli e la Campania, che il libro danneggiava, che era meglio non pubblicarlo. Stessa cosa l’ha detta l’avvocato di Lombardo, Antonio Fiumefreddo, alla trasmissione Exit, di fronte ai patronati dell’MPA che vendevano voti per pacchi di pasta e lavoretti. Stessa cosa disse Totò Cuffaro a chi raccontava la Sicilia mafiosa nel documetario "La mafia bianca". Stesse parole, stessa logica, stessa difesa. Francamente ridicola.


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