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Ricercatori precari: riparte l’Onda


Dall’autunno caldo a SoS Ricerca, non è affatto finito il movimento dell’Onda. Stavolta sono i ricercatori a rimettersi in moto, con un’assemblea generale... in mezzo al mare, fra Vila San Giovanni e Messina. Un modo per dire che bisogna fare la spola fra piùà sponde, essere collegati dappertutto. Ed anche che se non la salviamo noi cittadini, qua in Italia la ricerca affonda...


1 febbraio 2009, di Redazione




Cambio di stagione Non c’è dubbio: per il mondo dell’università e della scuola l’autunno appena trascorso è stato un autunno caldo, anzi caldissimo. Le manifestazioni e i cortei hanno coinvolto milioni di persone in tutte le città. 30.000 solo a Catania il 30 Ottobre 2008. Non si dimentica la percezione, appiccicosa anziché no, di quel corteo dall’interno: tutti insieme dentro la città, i nostri alunni e i nostri studenti, i nostri professori e i nostri insegnanti, le nostre madri e i nostri figli, e noi tra loro dietro uno striscione, nostro, “Non tagliateci le gambe. Salviamo la ricerca” e con un nome, scelto in fretta, niente di più originale di Coordinamento. E poiché c’eravamo, tra coordinatori e coordinati, abbiamo studiato, discusso, scritto, organizzato, proposto. Abbiamo messo in campo tutte le energie disponibili. E come noi tantissimi altri in tutti gli atenei. Lo sappiamo perché siamo in contatto, allacciati gli uni agli altri nella rete dove le iniziative si inseguono sui blog, sui forum, sui groups, dove anche le ‘mozioni’ si fa la prova a votarle on-line. Il governo è rimasto sordo alle denunce, alle rivendicazioni e ha proseguito sulla strada del “prima i tagli, poi arrangiatevi”, aggravando la situazione già difficile della maggior parte degli atenei italiani e varando una serie di provvedimenti che sono del tutto inadeguati a risolvere i problemi legati alla trasparenza dei processi di reclutamento o all’efficienza della gestione delle risorse. Tra grembiulini di ritorno e strenne natalizie sui numeri del turn-over, in ogni modo si è, poi, evitato di affrontare il grande nodo del precariato universitario. Non c’è dubbio: queste dopo la conversione in legge del decreto Gelmini sono le settimane più fredde dell’anno. L’autunno caldo Durante quest’autunno si è avviata una profonda riflessione collettiva sul sistema della formazione e della ricerca, una riflessione spesso travisata dai media che hanno offerto all’opinione pubblica una visione distorta di ciò che stava accadendo, deformando la realtà a misura di scoop e producendo una serie di fastidiosi cliché su forme e contenuti della mobilitazione: la difesa dello status quo, i precari dalla stessa parte dei baroni, la caccia al ‘nipote’, niente soldi agli atenei spreconi, la fabbrica delle illusioni, più trasparenza nei concorsi, etc. Insieme agli studenti i precari sono stati al centro del dibattito. Né fantocci, né eroi i ricercatori precari, adesso lo sappiamo, sono prima di tutto lavoratori. E, se volete, dei lavoratori un po’ speciali -“producono sapere”- che hanno un ruolo centrale in questo percorso di progressiva reazione collettiva alle deformazioni del sistema università: se da un lato sono l’anello debole della catena, al contempo possono essere un punto di forza, la leva attraverso la quale il nostro paese può aprirsi una via, quella della scommessa su innovazione e ricambio generazionale, diversa dal declino.

La lotta per la definizione e il riconoscimento del proprio status, le rivendicazioni avanzate per una università migliore, pubblica e pluralista, l’unione con i movimenti studenteschi e le associazioni di insegnanti sono, dunque, i punti cardinali sui quali i coordinamenti di docenti e ricercatori precari, sorti in tutte le città d’Italia, hanno costruito le proprie piattaforme riportando alcune importanti vittorie: a Catania l’istituzione di una Commissione d’Ateneo sul precariato, in Italia l’avvio di una discussione di ampio respiro che metteva al centro di ogni riforma il ruolo cruciale della ricerca e dell’innovazione. La ricerca affonda, salviamola! Ma il decreto è legge e, dentro le università italiane, la ricerca “affonda” e lo fa ancora più rapidamente nelle regioni del Mezzogiorno, attanagliate da una crisi cronica che rende le prospettive di crescita economica e culturale sempre più incerte. In continuità con le attività precedenti e per contestare ancora una volta quei provvedimenti che sviliscono il sistema universitario invece di valorizzarlo i coordinamenti dei precari della ricerca della Calabria e della Sicilia hanno organizzato per Sabato 31 Gennaio 2009 “SOS ricerca in mare”, un’assemblea itinerante sul traghetto Messina – Villa S. G.. Si discuterà di riconoscimento della condizione di lavoratori della ricerca, di diritti e di opportunità, di rinnovamento e di difesa dell’università pubblica, di autonomia e qualità della ricerca. “SOS ricerca in mare” è un progetto importante perchè è nato dentro la rete, on line, perché deriva direttamente dal contatto in tempo reale con altri ricercatori precari, perché ha un carattere volutamente simbolico – il richiamo al naufragio e al salvataggio – e un profilo comunque propositivo in quanto contenitore di dibattito. E’ un progetto importante poi perché, seppure con sue specifiche rivendicazioni, guardando direttamente al rifiuto della “politica dei tagli” e avanzando pretese di protagonismo sui piani per il futuro è figlio del ‘movimento’: l’Onda. Chiara Rizzia e Daniele Zito

APPUNTAMENTI Sabato 31 Gennaio 2009: “SOS ricerca in mare” Ore 10.00: bus dalla Stazione Centrale di Catania Ore 12.00: concentramento imbarcadero Stazione Marittima, Messina Ore 13.00: Assemblea pubblica sul traghetto Messina-Villa S.G. Ore 15.30: Assemblea dei Precari della Ricerca, sala Guernica, Messina


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