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Salsiccia geek per tutti


Mondi che si contaminano, goliardia e buona cucina: tutto dentro l’iniziativa di linuxisti, giornalisti, volontari e “gente comune” legati insieme dalla voglia di libertà


16 marzo 2011, di Redazione




Già dopo un paio d’ore dall’inizio dei lavori, il workshop era scappato di mano. Tutti i partecipanti erano stati invitati a portare una chiavetta usb vuo­ta per clonarci sopra Ubuntu/Linux. Alle riunioni dello staff preparatorie dell’evento si era detto: «non facciamo le istallazioni.Facciamo che tutti lan­ciano il sistema operativo dalla chiavet­ta, che sennò poi si crea confusione perché dovremo smazzarci i piccoli problemi con l’hardware». Ma quando Emanuele Cammarata sabato mattina ha fatto vedere sul pro­iettore l’istallazione, si sono buttati tutti a pesce e nessuno è stato ad ascoltare il con­siglio di farlo girare "live". A quel pun­to che si può fare? L’ultima cosa è tirar­si indietro e smorzare il ben riposto en­tusiasmo. Per fortuna problemi seri non ce ne sono stati e a ora di pranzo si era già formata una nuova ventina di utenti Gnu/Linux. A ripercorrere con la me­moria quello che succedeva qualche era geologica fa c’è da rimanere sbalorditi. Al primo "Installation day" a Catania nel 2000 si presentarono in trenta: due col computer e ventotto per guardare. Ai giorni nostri invece succede che a un workshop con un taglio molto parti­colare, quale quello dell’incrocio tra li­bertà del software e della stampa, conti­nuino ad arrivare accorate richieste ol­tre la data di chiusura delle iscrizioni. Forse è merito di Ubuntu col suo Gnu/Linux dal volto umano; forse di Riccardo Orioles e Luca Salici che han­no reso tutti potenziali giornalisti con le gabbie di impaginazione di Ucuntu scritte sotto OpenOfficeWriter; forse di Graziella Proto che ha demandato Linda Pettinato e lo scrivente nel 2005 a progettare la prima casa editrice equipaggiata solo di software libero, lanciando un sasso che ha messo in moto lo stagno; forse del GLug Catania che da anni insiste ad aprire l’informatica ai bambini di San Cristoforo con il sostegno del Gapa, alla faccia dei mafiosi che li vogliono ignoranti; forse di Freaknet (il MediaLab a Catania prima, il Poetry a Palazzolo Acreide oggi) che con la radicalità del suo impegno ha fatto comprendere a tanti che, come dice Richard Stallman, "free" è la radice della libertà di "freedom" e non il gratis di "free beer"; forse la gente è più attenta e sensibile di tempo fa o semplicemente è stufa dei soprusi dei padroni, Bill Gates o Silvio Berlusconi non fa differenza e prima o poi entrambi verranno accompagnati al capolinea a pedate dalla folla. Quale che sia la ragione o la miscela in percentuale diversa delle ipotesi fin qui elencate, ci sono venti persone in più a Catania che sanno che il binomio software-stampa è inscindibile dalla li­bertà. E per loro non è un principio astratto, ma l’embrione di una capacità operativa appresa in un fine settimana intenso ma anche divertente e allegro. Perché tra uno "speech" e un’esercita­zione i partecipanti hanno cucinato e pranzato insieme con i guru del compu­ter, i giornalisti, i volontari del Gapa e gli attori del "Teatro dell’oppresso" e hanno scoperto che anche i "geek" mangiano salsiccia.

Lucio Tomarchio


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