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Scuto: l’accusa chiede 12 anni e mezzo


Sebastiano Scuto, secondo il pg Siscaro, ex re dei supermercati siciliani, non solo sarebbe colluso col clan Laudani e dunque colpevole di associazione mafiosa, ma non avrebbe mai interrotto i rapporti col clan e avrebbe pure provato a manipolare le prove e a condizionare i pentiti. La difesa invece sostiene che nulla di ciò è provato e che Scuto sia invece una vittima, totalmente innocente.


22 febbraio 2010, di Giuseppe Scatà




Ci sono volute due udienze per esporre l’intera arringa accusatoria, e alla fine il pg Siscaro ha chiesto al tribunale una pena superiore a quella di nove anni e mezzo, richiesta poco prima di Natale. La tesi dell’accusa infatti si arricchisce della "volontà manipolatoria" come la definisce il pg, il quale sostiene come sia evidente, sulla base delle importantissime dichiarazioni dell’ultimo pentito ascoltato, Sturiale, che l’ex re dei supermercati siciilani, Sebastiano Scuto, abbia provato nel corso della sua vicenda giudiziaria ad influenzare pesantemente i pentiti (proprio a Sturiale avrebbe detto ’Comportati bene’ prima di una deposizione nel 2006, e nel 2001 sempre a Sturiale avrebbe chiesto di fare in modo che Aldo Ercolano deponesse in suo favore), e a corrompere un pm (nel caso in questione lo stesso Siscaro, sempre tramite Sturiale). Secondo il pg, Scuto avrebbe fatto denunce ai carabinieri su alcuni pedinamenti e un tentativo di sequestro, solo in maniera strumentale, senza dichiarare invece la verità, così come è emerso nel dibattimento. Infine il pg,appellandosi al 416 bis, ha modificato la pena richiesta, aumentandola di tre anni. La difesa (era presente l’avvocato Grasso), pur chiarendo che farà la sua arringa dettagliata nelle prossime udienze, ha detto chiaramente di non riuscire a pazientare per i primi chiarimenti dovuti e ha invece obiettato che tutto il processo avrebbe al contrario dimostrato finora che Scuto era vittima di estorsione e che non riciclasse per nulla il denaro dei Laudani; ritiene che il collaborante Sturiale sia al contrario inattendibile, e sottolinea bene al presidente del Tribunale che condannare Scuto, avallando il tentativo di corruzione del pg Siscaro, significherebbe gettare un’ombra terribile sulla procura Catanese. Sturiale infatti nella sua deposizione, ha sostenuto che in un incontro con Scuto avvenuto nel 2001, questi gli chiedesse di intervenire sull’amico di famiglia Aldo Ercolano perchè Ercolano arrivasse al pm Siscaro attraverso le amicizie politiche della famiglia e dei Santapaola in magistratura. Ipotesi che, secondo la difesa, se verificata sarebbe quanto mai ricca di conseguenze negative per la magistratura catanese (anche se Sturiale, al contrario, definì l’idea della corruzione come pericolosa e molto poco concretizzabile). Infine la difesa ha definito il tentativo di sequestro del figlio di Sebastiano Scuto, Turi, come impossibile, perchè avrebbe richiesto tempo e ricerca di un terreno preciso, mentre Sturiale parla di sequestro organizzato in pochissimo tempo. Sebastiano Scuto , durante l’arringa dell’accusa, mentre Siscaro lo definiva colluso e organico ai Ludani, non s’è trattenuto e ha urlato, per opporsi all’accusa, che i Laudani volevano uccidere suo figlio, ed è stato accompagnato fuori dall’aula, rimanendoci per l’intera udienza.


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